“Bene, papà, consideratelo semplicemente come il mio legittimo, dovuto e sacrosanto ritorno sull’investimento che avete fatto distruggendo volontariamente la mia pace mentale e la mia fiducia nel prossimo per tutti questi lunghi anni.”
“Le azioni hanno sempre delle gravissime conseguenze, papà, lo sai benissimo, è la regola base della vita. E nei registri contabili definitivi e nei grandi libri mastri della vita reale, i vostri conti personali sono gravemente, irrimediabilmente e permanentemente in rosso sangue.”
Non aspettò nemmeno un secondo di più per sentire la sua patetica, disperata e balbettante risposta implorante; riattaccò la chiamata con fredda decisione e bloccò definitivamente, irrevocabilmente e per sempre quel numero di telefono sul suo cellulare, tagliando con un colpo netto l’ultimo filo marcio che ancora la legava a loro.
L’intricato e mediatizzato processo legale contro la famiglia Cárdenas durò diversi mesi estenuanti e pieni di tensione, ma l’esito finale della dura sentenza era già scritto in modo indelebile e inequivocabile fin dal primo giorno in cui Mariana aveva aperto e consegnato i suoi infallibili fascicoli in questura.
L’istituto di credito bancario, messo pesantemente con le spalle al muro di fronte alle prove irrefutabili della palese falsificazione documentale avallata anche dai loro stessi dipendenti corrotti o negligenti, fu costretto per evitare scandali maggiori ad annullare formalmente e pubblicamente tutti i prestiti a nome di Mariana.
In un veloce accordo extragiudiziale con il tribunale, la banca trasferì immediatamente l’intero, astronomico e schiacciante debito originale, completo ora di pesantissimi e letali interessi di mora cumulati, a carico esclusivo, diretto e personale dei veri colpevoli: Rogelio e Leticia.
La loro tanto vantata, prestigiosa e orgogliosa azienda di ristrutturazioni, un tempo l’invidiatissimo simbolo del loro finto status sociale tra l’élite della città, fu ufficialmente dichiarata in bancarotta fraudolenta e liquidata pezzo per pezzo all’asta pubblica per ripagare solo parzialmente gli enormi debiti accumulati illegalmente nel corso dell’ultimo decennio.
I suoi genitori evitarono miracolosamente il carcere a lungo termine e di massima sicurezza solo ed esclusivamente grazie a un umiliante patteggiamento dell’ultimo minuto proposto dall’accusa, sfruttando il fatto che fossero tecnicamente incensurati fino a quel momento.
Tuttavia, persero senza alcun appello la loro lussuosa e amata villa con grande piscina, le loro auto sportive costose, i gioielli antichi della madre, e furono condannati a un lungo, umiliante e severamente restrittivo periodo di libertà vigilata con obbligo di firma quotidiana.
Come se tutto questo crollo vertiginoso non bastasse, furono inoltre obbligati formalmente dal giudice inflessibile a restituire per intero e con gli interessi tutto il denaro illecitamente e sistematicamente sottratto dal sacro fondo fiduciario della defunta e tradita nonna Elena.
Per poterlo fare e non finire dritti in cella, furono costretti, a sessant’anni suonati, a trovare lavori umili e malpagati per il resto della loro vita, vivendo con i loro magri stipendi mensili legalmente pignorati alla fonte direttamente dallo Stato centrale.
La triste, clamorosa e incredibile storia di emancipazione e vendetta di Mariana divenne ben presto un caso di studio emblematico, famoso e obbligatorio all’interno delle aule della sua vecchia università privata.
I professori di etica professionale, di diritto penale e di revisione contabile avanzata lo utilizzarono intensamente per anni come monito severo e fulgido esempio reale contro la frode familiare e la criminalità corporativa interna.
Mariana, dal canto suo, lontana dalle macerie della sua vecchia famiglia, fiorì meravigliosamente e rapidamente nella sua nuova, entusiasmante e stimolante carriera governativa, dimostrandosi ogni singolo giorno di più un’ispettrice fiscale eccezionale, acuta, brillante e, soprattutto, totalmente e fiduciosamente incorruttibile agli occhi dei suoi superiori.
Con il prezioso, costante e materno aiuto della sua fedele mentora, la professoressa Valdés, riuscì dopo lunghe, noiose ma vittoriose battaglie burocratiche a ripulire completamente, legalmente e definitivamente il suo Buró de Crédito, ripristinando al cento per cento il suo buon nome finanziario e civile davanti alla società.
Alla fine dell’anno solare, dopo aver ottenuto una strameritata, elogiata e insolitamente rapida promozione statale come capo ispettrice del suo distretto, Mariana comprò con immenso orgoglio il suo primissimo e vero appartamento di proprietà.
Era un piccolo, accogliente, caldo e luminosissimo spazio aperto situato strategicamente proprio nel cuore vibrante, storico e culturale del centro di Guadalajara, lontanissimo chilometri dai freddi, silenziosi e finti quartieri ricchi e ipocriti in cui era cresciuta e che ora disprezzava.
Lo arredò lentamente e con estrema cura e amore, scegliendo ogni mobile e utilizzando solo ed esclusivamente i suoi risparmi onesti, frutto sudato del suo duro e instancabile lavoro quotidiano per il bene dello Stato.
Non chiese niente a nessuno, non dovette ringraziare mai più nessun benefattore ombra, non dovette sottostare ad alcun ricatto emotivo, godendosi immensamente e profondamente ogni singolo, piccolo e apparentemente insignificante dettaglio che si era guadagnata con il suo puro intelletto, il suo sudore e il suo incrollabile ingegno.
Una tiepida, stellata e tranquilla sera di primavera, mentre sorseggiava placidamente un bicchiere di buon vino rosso messicano invecchiato sul suo nuovo balcone di ferro battuto adornato di piante rigogliose, guardò attraverso la grande finestra aperta verso il soggiorno illuminato.
I suoi occhi scuri si posarono sul diploma universitario di contabilità, incorniciato con eleganza in legno scuro e pregiato, appeso con fierezza assoluta proprio al centro della parete bianca principale della stanza.
Quel semplice ma potente pezzo di carta ufficiale non rappresentava più, per lei, soltanto i duri anni di studio intenso, gli infiniti esami difficili, lo stress e le lunghe notti insonni passate chini sui pesanti libri di contabilità e diritto tributario.
Era diventato il simbolo assoluto, tangibile, trionfante e indiscutibile della sua totale liberazione personale, della sua rinascita dalle ceneri e della sua definitiva, incrollabile e invincibile indipendenza da chi aveva cercato meschinamente di usarla come bancomat umano.
Ricordò improvvisamente, come un’eco lontana e ormai priva di alcun dolore, le parole crudeli e colme di rabbioso disprezzo che Rogelio le aveva urlato davanti a tutti i presenti il giorno della sua tanto sognata e rovinata graduazione.
Ricordò nitidamente come lui le avesse rinfacciato brutalmente che l’avevano mandata a studiare in una prestigiosa e costosissima accademia solo ed esclusivamente per finire a indagare e perseguitare la “gente ricca e onesta come loro”.
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