Decisero di mantenere la loro splendida relazione ben lontana dagli occhi indiscreti e invidiosi dell’alta società per molto tempo, proteggendo il loro amore prezioso dalle lingue velenose e dai giudizi affrettati dei salotti di Polanco.
Tuttavia, le loro rispettive famiglie, alla fine, lo scoprirono attraverso una serie di coincidenze inevitabili, e sebbene all’inizio ci fosse stato un certo palpabile sgomento per la situazione inusuale, nessuno poté negare a lungo l’assoluta e radiosa evidenza della loro felicità.
Il tempo passò, inesorabile, implacabile, ma al tempo stesso straordinariamente guaritore.
Ben quattro anni volarono via in un soffio leggero, cancellando del tutto dalla mente e dal cuore di Valeria l’ombra patetica e il fantasma sbiadito di Sebastián.
Durante un romantico fine settimana autunnale trascorso nella tranquillità di Valle de Bravo, con il tramonto che dipingeva le acque calme del lago di spettacolari riflessi dorati e purpurei, Alejandro fece un respiro profondo e si inginocchiò solennemente davanti a lei.
Non c’erano più dubbi nei loro cuori, non c’erano paure irrazionali a frenarli, non c’erano più antiche ombre del passato a oscurare la perfezione cristallina di quel singolo momento nel tempo.
Con mani ferme e occhi pieni di adorazione, le presentò un anello splendido e scintillante, che non era inteso come un meschino simbolo di possesso o di conquista territoriale.
Quell’anello meraviglioso era una dichiarazione pura di rispetto eterno, di stima incalcolabile e di amore incondizionato che avrebbe superato qualsiasi avversità futura.
Valeria disse di sì con tutto l’entusiasmo della sua anima, con le lacrime di gioia vera che le rigavano il viso sorridente, sapendo con assoluta certezza che finalmente aveva trovato la sua vera, insostituibile casa tra le braccia di Alejandro.
Ma il destino, come spesso accade nelle storie umane, possiede un senso dell’umorismo crudele, ironico e contorto, e il passato ha la fastidiosa abitudine di ripresentarsi alla porta esattamente quando meno te lo aspetti.
Esattamente allo scoccare dei quattro anni dalla sua fuga egoista e codarda, Sebastián Alcázar decise di tornare definitivamente a vivere in Messico.
La sua tanto sognata e decantata avventura californiana si era lentamente ma inesorabilmente trasformata in un disastro su tutti i fronti.
Camila, in modo del tutto prevedibile data la sua natura volubile, si era stancata di lui non appena aveva incrociato lo sguardo con qualcuno di più ricco e interessante nel vasto campus universitario americano.
Abbandonato a se stesso, Sebastián aveva trascorso gli ultimi dolorosi anni saltando ciecamente da un errore madornale all’altro, sprecando tempo e denaro, fino a quando i fondi illimitati forniti dal padre non furono severamente minacciati di blocco totale.
Così, spinto dalla necessità economica e dalla solitudine, decise che era finalmente giunto il momento propizio per tornare a casa a recitare la parte del figliol prodigo e per riprendere il controllo della sua vita un tempo perfettamente pianificata.
E, naturalmente, nella sua mente contorta, era giunto il momento di riprendersi anche Valeria, convinto che il suo trono sentimentale fosse rimasto vuoto ad aspettarlo.
Nella sua patetica e sconfinata arroganza, era intimamente convinto che assolutamente nulla fosse cambiato nel cuore della donna che aveva tradito.
Immaginava compiacendosi che lei fosse rimasta ostinatamente single, triste, rassegnata al suo crudele destino, e magari che stesse ancora piangendo disperatamente di notte stringendo il cuscino per la sua insopportabile assenza.
Si autoconvinse ciecamente che gli sarebbero bastati un costoso mazzo di rose rosse importate e un sorriso carico di finte scuse affascinanti per farla cadere di nuovo, debole e innamorata, direttamente tra le sue braccia accoglienti.
Non si prese minimamente il disturbo di informarsi in anticipo sugli eventi recenti o sui cambiamenti familiari, convinto nel suo narcisismo estremo che l’intero mondo messicano avesse smesso di girare dal momento esatto in cui il suo aereo era decollato quattro anni prima.
Scoprì casualmente, tramite le vecchie conoscenze, che quella sera stessa ci sarebbe stata una grandiosa e sfarzosa serata di gala organizzata per beneficenza in uno dei più rinomati e lussuosi musei della capitale.
Sapeva con assoluta certezza che Valeria, per i suoi impegni lavorativi e sociali, non sarebbe mai mancata a un evento di una tale portata e prestigio.
Così, indossò con cura maniacale il suo miglior abito scuro sartoriale, si guardò a lungo nello specchio con la sua solita presunzione fastidiosa e si diresse verso la festa con il passo sicuro di un re che torna per reclamare il suo regno.
Quando varcò le alte e imponenti porte del salone da ballo, illuminato a giorno da enormi lampadari di cristallo scintillante, i sussurri sorpresi dei presenti iniziarono a propagarsi istantaneamente come un incendio furioso in un bosco secco.
La gente lo guardava apertamente, alcuni sgranando gli occhi con sincero stupore, altri scambiandosi sguardi taglienti e carichi di malcelato disprezzo, ma lui, chiuso nella sua bolla di ego, non vi badò minimamente.
I suoi occhi scuri e famelici cercavano febbrilmente un solo e unico volto specifico tra la vasta folla di abiti di alta moda e gioielli scintillanti.
E finalmente, dopo aver scrutato la sala per qualche minuto, la vide in tutta la sua gloria.
Valeria era lì, in piedi vicino a un tavolo di marmo, e la sola vista di lei gli tolse letteralmente il respiro dai polmoni.
Era infinitamente più bella, matura e magnetica di quanto ricordasse nei suoi sogni migliori, avvolta con maestria in un abito di pura seta verde smeraldo che le fasciava il corpo con un’eleganza quasi aristocratica.
Irradiava una sicurezza interiore incrollabile e una luce misteriosa che lui non aveva mai visto prima nel suo sguardo un tempo docile, una maturità travolgente che la rendeva quasi irraggiungibile come una divinità.
Sebastián si schiarì la voce, sistemò nervosamente il nodo della sua costosa cravatta, stampò chirurgicamente sulla faccia il suo sorriso più seducente e spavaldo, e si fece lentamente strada tra gli ospiti eleganti per raggiungerla.
Si avvicinò furtivamente alle sue spalle con passi felpati, assaporando nella sua mente bacata la deliziosa anticipazione della sua presunta e facile vittoria sentimentale.

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