“Pensi davvero di poterti nascondere per sempre dietro quella porta, fratellino?” gridò Michael dall’esterno, perdendo quella facciata di timidezza che aveva sempre ostentato in pubblico.
“Il vecchio ha fatto la sua scelta anni fa, e noi abbiamo semplicemente corretto un errore imperdonabile.”
Julian sentì un dolore sordo al petto, non per paura, ma per il tradimento consumato da chi portava il suo stesso sangue.
Il trust da centoventi milioni di dollari non era soltanto un patrimonio finanziario, ma il simbolo del potere e del rispetto che la loro famiglia aveva costruito nel corso di decenni di affari illeciti e legittimi.
Ora, ogni singolo dollaro di quell’impero rischiava di finire nelle mani di persone pronte a calpestare persino la vita di una madre innocente come Allison.
A proposito di Allison, il pensiero della giovane cameriera ricoverata d’urgenza in ospedale dopo essere stata avvelenata con il cianuro nascosto nel bicchiere d’acqua riaccese la furia omicida del boss.
Non era stata una fatalità, né un errore dei camerieri occasionali ingaggiati per la festa di fidanzamento.
Era stato un piano meticoloso, ideato per eliminare un testimone scomodo che aveva osato mettere piede dove non avrebbe dovuto.
“Daniel, rintraccia la chiamata del ragazzo che si è spacciato per Elliot,” ordinò Julian con voce ferma, camminando rapidamente verso la scrivania di mogano.
“Voglio sapere esattamente da quale ospedale o clinica psichiatrica St. Anne è partita quella telefonata.”
Daniel annuì freneticamente, mettendosi subito all’opera sui terminali secondari della sicurezza per agganciare il segnale satellitare prima che la connessione venisse definitivamente criptata.
Nel frattempo, i colpi contro la porta blindata si facevano sempre più insistenti, accompagnati dal rumore metallico di una sega circolare portatile.
Stavano cercando di forzare la serratura meccanica di emergenza, incuranti del fatto che l’intero sistema di allarme della villa fosse collegato direttamente alla centrale operativa della famiglia Ricci.
“Hanno quasi sfondato il primo strato di rinforzo,” avvertì Daniel, sudando freddo mentre le linee di codice scorrevano rapidamente sullo schermo nero del computer.
“Ho trovato la posizione, Julian! La chiamata proveniva dal padiglione isolato di St. Anne, lo stesso istituto dove il defunto patriarca aveva fatto rinchiudere il figlio segreto trent’anni fa.”
Julian sgranò gli occhi per una frazione di secondo, mentre i pezzi del mosaico cominciavano finalmente a combaciare in modo spaventoso.
Non si trattava di un estraneo qualunque, ma di un erede legittimo tenuto nascosto al mondo intero per preservare la reputazione e l’integrità del clan Ricci.
Se quel ragazzo fosse riuscito a far valere i suoi diritti prima della mezzanotte, l’intero impero criminale ed economico sarebbe passato legalmente sotto il suo controllo.
Victoria e Michael avevano complottato con lui o lo stavano semplicemente usando come fantoccio per spodestare Julian e spartirsi il bottino?
“Ascoltami bene, Daniel,” disse Julian estraendo dalla fondina posteriore la sua pistola semiautomatica e inserendo il colpo in canna con un secco clic metallico.
“Se tra due minuti la porta cede, tu esci dal passaggio segreto nel muro e vai a proteggere la piccola Lucy. Non permettere che tocchino la bambina.”
“Ma capo, io non ti lascio qui da solo ad affrontare quei traditori,” protestò Daniel con fermezza, rifiutandosi di abbandonare il suo superiore in un momento così critico.
“Questo è un ordine diretto,” tuonò Julian con una tale autorità che il subordinato chinò il capo in segno di obbedienza silenziosa.
Il display del telefono segnava le 11:59 p.m. Mancavano esattamente sessanta secondi alla mezzanotte, il limite temporale imposto dal documento per la validità della firma sul trust.
All’improvviso, la porta blindata cedette di schianto con un boato assordante, sollevando una densa nube di polvere bianca e schegge di legno pregiato.
Dall’apertura fumante emersero le figure di Victoria e Michael, entrambi armati e con sguardi deliranti di chi si crede già vincitore.
Victoria indossava ancora il lussuoso abito di seta burgundy, macchiato però dalla polvere e dalla fuliggine dei congegni pirotecnici usati per aprire la porta.
“Sei proprio uno sciocco, Julian,” esclamò la donna con un sorriso isterico, puntando una piccola pistola d’argento direttamente contro il petto del suo ex fidanzato.
“Pensi davvero che un impero come questo possa essere gestito da un sentimentale che si preoccupa delle cameriere?”
Michael avanzò lentamente alle sue spalle, tenendo in mano il documento originale del trust con la firma ancora da autenticare.
“Papà era un vecchio rimbambito che voleva lasciare tutto a un figlio illegittimo rinchiuso in un manicomio,” aggiunse Michael con disprezzo.
“Noi abbiamo solo anticipato il corso della storia.”
Julian rimase perfettamente calmo, seduto sulla poltrona di pelle nera, con la pistola ben nascosta sotto il piano della scrivania.
“Avete dimenticato un piccolo dettaglio, fratellino,” rispose Julian con un sorriso freddo e tagliente che disorientò immediatamente i due cospiratori.
“I fondi del trust non sono mai stati su quel conto principale che avete violato.”
Victoria aggrottò la fronte, smarrita per un istante. “Che cosa diavolo stai dicendo?”
“Sto dicendo che quel documento che stringi in mano è solo una copia inutile,” concluse Julian sollevandosi lentamente in piedi.
In quel preciso istante, le luci della villa si spensero di colpo, lasciando spazio esclusivamente alla luce spettrale della luna che filtrazione dalle grandi finestre panoramiche.
Dall’esterno si udirono le sirene spiegate di decine di auto della polizia e dei veicoli blindati della sicurezza privata fedeli a Julian, che avevano appena circondato l’intera proprietà.
Michael impallidì di colpo, voltandosi di scatto verso il corridoio buio dove i passi pesanti degli uomini armati stavano avanzando inarrestabili.
“Ci hai traditi, Victoria?” urlò Michael contro la donna, afferrandola per il polso con rabbia cieca.
“Sei stata tu a fare quella telefonata di troppo all’ospedale!”
“In realtà,” rispose una voce fredda e metallica proveniente dall’ingresso segreto dello studio, “sono stato io a organizzare ogni cosa fin dall’inizio.”
Tutti gli sguardi si voltarono di scatto verso la figura che usciva dall’oscurità del passaggio segreto.
Era un giovane alto, con lo sguardo scavato dalla sofferenza e al polso un orologio con il quadrante verde scuro che brillava fioco nella penombra.
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