La cabina di prima classe del jet privato era lussuosa, rifinita in mogano e pelle chiara, ma in quel momento sembrava una gabbia dorata sospesa nel vuoto a dodici mila metri d’altezza.

Fu allora che il pannello scorrevole in fondo alla cabina principale emise un leggero ronzio elettronico.

Il meccanismo di chiusura automatica scattò, e la porta si aprì scivolando silenziosamente lungo la parete di legno intarsiato.

Grant non si voltò nemmeno, convinto che fosse uno degli assistenti di volo pronti a servire altro champagne.

Sienna continuava a limarsi le unghie finte con una piccola lima dorata estratta dalla sua borsa di marca.

Ma i passi che uscirono dalla suite privata non erano quelli leggeri di un membro dell’equipaggio.

Erano passi pesanti, cadenzati e carichi di una furia fredda e tagliente come una lama di rasoio.

Callum Prescott varcò la soglia dello scompartimento privato.

Era alto, impeccabile nel suo abito sartoriale grigio scuro, con lo sguardo di ghiaccio che fissava dritto davanti a sé.

Aveva cinquant’anni, ma la sua presenza dominava la stanza con la forza devastante di un uragano.

Nessuno fiatava.

Grant finalmente si voltò, e il bicchierino di scotch quasi gli scivolò dalle dita tremanti quando riconobbe il volto del fratello maggiore.

“C-Callum… non sapevo fossi a bordo,” balbettò Grant, perdendo all’istante tutta la sua insolente sicurezza.

Callum non si fermò.

Avanzò lentamente sul tappeto di lana vergine, i suoi occhi fissi su Grant e su quella donna che siede sfacciatamente accanto a lui.

“Ovviamente non lo sapevi, Grant,” disse Callum, e la sua voce era un sussurro basso che raggelò la spina dorsale di chiunque fosse presente. “Perché tu vivi nell’illusione che il mondo intero ti appartenga solo perché porti il nostro cognome.”

Sienna aggrottò la fronte, cercando di recuperare un contegno altezzoso.

“E tu chi sei, scusa? Non puoi parlare così al tuo stesso fratello,” esclamò Sienna con un tono stridulo che tradiva un nervosismo crescente.

Callum si fermò a un metro da loro, con le mani infilate nelle tasche dei pantaloni, osservando Sienna come se fosse un insetto fastidioso.

“Io sono l’unico motivo se questo jet si trova in aria anziché marcire in un deposito della Federal Aviation Administration,” rispose Callum con una calma glaciale. “E tu hai appena toccato mia cognata e mia futura nipote su un velivolo di mia esclusiva proprietà.”

Il volto di Sienna sbiancò di colpo.

“C-Cognata?” balbettò lei, guardando prima Grant e poi Lena con gli occhi spalancati dal terrore.

Grant deglutì a fatica, cercando di arrampicarsi sugli specchi.

“Callum, ascoltami, è solo un equivoco… Lena stava esagerando, faceva le bizze…”

Un ceffone secco e potentissimo interruppe le giustificazioni di Grant.

Non fu Callum a colpirlo, ma la furia repressa di mesi di silenzio che finalmente trovava una via d’uscita.

Anzi, Callum si limitò a fare un cenno con la mano verso il fondo della cabina.

Due guardie del corpo imponenti, in abito scuro e con gli auricolari di sicurezza ben visibili, emersero dall’area riservata ai piloti.

“Prendete nota di ogni singolo fotogramma registrato dalle telecamere di sicurezza interne,” ordinò Callum senza mai distogliere lo sguardo dai due amanti. “Ogni singola aggressione, ogni insulto, ogni parola pronunciata da questi due soggetti.”

Sienna scattò in piedi, furiosa e terrorizzata al tempo stesso.

“Non potete farmi questo! Io conosco persone importanti! Vi denuncerò tutti!” urlò lei istericamente, cercando di farsi strada verso la porta della cabina.

Una delle guardie del corpo le bloccò il passo con la semplice imposizione di una mano robusta sulla spalla.

“Signorina, lei si trova a bordo di un aeromobile privato registrato nei registri internazionali di navigazione d’alta quota,” disse la guardia con voce metallica e inappellabile. “In questo spazio, le leggi federali e le direttive del proprietario equivalgono alla legge suprema.”

Lena rimase seduta sul sedile in pelle, osservando quella scena surreale con una calma ritrovata, mentre Callum si avvicinava a lei con un’espressione di infinita tenerezza.

Il miliardario spietato e temuto in tutti i mercati finanziari di New York e Chicago si inginocchiò delicatamente davanti alla cognata incinta.

“Stai bene, Lena?” le chiese Callum con un tono di voce che non aveva nulla a che spartire con la freddezza mostrata verso il fratello.

“Sto bene, Callum, grazie,” rispose Lena, asciugandosi una piccola lacrima ribelle che le era sfuggita lungo la guancia. “Ma era ora che qualcuno aprisse gli occhi a questo immaturo di tuo fratello.”

Callum le sorrise debolmente, poi si alzò in piedi e si rivolse al pilota tramite l’interfono di bordo.

“Capitano Miller, qui è Callum Prescott.”

La voce del pilota rispose immediatamente dall’altoparlante della cabina.

“La ascolto, signor Prescott.”

“Annullate la rotta per Aspen,” ordinò Callum con voce ferma e imperiosa. “Invertite la rotta e atterrate immediatamente al primo scalo militare o doganale utile sul suolo federale.”

“Signore, siamo a quaranta mila piedi sopra il Colorado, ci vorranno almeno venticinque minuti per la discesa e l’autorizzazione d’emergenza,” rispose il pilota con un pizzico di preoccupazione.

“Non mi interessa quanto tempo ci vorrà,” replicò Callum gelidamente. “Fate in modo che le autorità aeroportuali e la polizia federale ci aspettino direttamente sulla pista all’atterraggio.”

“Ricevuto, signore, cambio di rotta immediato,” confermò il pilota.

Grant spalancò la bocca, barcollando all’indietro fino a urtare contro il tavolino di mogano.

“Callum, sei pazzo?! Ci stai denunciando? Sono tuo fratello! Nostro padre non ti perdonerà mai per questo scandalo!” gridò Grant fuori di sé dalla disperazione.

Callum si voltò lentamente verso di lui, con uno sguardo che avrebbe potuto congelare l’oceano.

“Nostro padre è morto civilmente il giorno in cui ha deciso di coprire tutte le tue nefandezze finanziarie e personali, Grant,” disse Callum con una calma spettrale. “E quanto a te… hai firmato la tua condanna nel momento esatto in cui hai permesso a quella donna di mettere le mani addosso alla madre di mia nipote.”

Sienna scoppiò in un pianto isterico, lasciandosi cadere pesantemente sul sedile di velluto e tirandosi i capelli con disperazione.