Gli avvocati dell’azienda si stavano già preparando per portarlo in tribunale per frode aziendale e appropriazione indebita aggravata.
La mattina seguente, la notizia era in prima pagina su tutti i giornali locali e le riviste di economia di Siviglia.
La caduta rovinosa della dirigenza di Aceites Roldán era l’argomento di conversazione in ogni bar e ufficio della città.
Alba lesse l’articolo mentre beveva il caffè nella sua piccola cucina a Triana, sentendo una pace interiore assoluta.
Non provava gioia malsana per la rovina di Gonzalo, ma solo un profondo e purificatore senso di giustizia karmica.
Il suo telefono squillò verso le undici del mattino.
Era un numero di Madrid, un prefisso che non conosceva.
“Parlo con Alba Serrano?” chiese una voce maschile, profonda, ferma e autoritaria.
“Sono io, mi dica,” rispose Alba.
“Sono Esteban Montalbán in persona.”
Ci fu un momento di silenzio, Alba attese senza mostrare la minima impazienza o soggezione.
“Signorina Serrano, voglio scusarmi personalmente per quello che è successo ieri nella mia sala riunioni.”
“Le prove inconfutabili che ha inviato ci hanno salvato da un disastro finanziario irreparabile.”
“Ho passato la notte a leggere il suo vero piano di riorganizzazione,” continuò l’investitore con tono ammirato.
“È brillante, meticoloso e innovativo; è esattamente ciò di cui l’azienda ha bisogno per sopravvivere e prosperare.”
“La ascolto con attenzione, signor Montalbán,” rispose Alba con calma glaciale.
“Ho preso il controllo totale di Aceites Roldán questa mattina alle otto,” disse lui.
“Mia figlia tornerà a Madrid nel pomeriggio, ha capito che non è tagliata per questo lavoro e che ha sbagliato.”
“Voglio offrirle la direzione generale dell’azienda, con carta bianca assoluta per implementare il suo piano come ritiene opportuno.”
“E, naturalmente, con uno stipendio di alto livello adeguato alle sue reali e comprovate capacità.”
Alba guardò fuori dalla finestra della cucina.
Il cielo sopra Siviglia era limpido, di un azzurro accecante che prometteva giornate radiose.
Ripensò alle alzatacce all’alba, alle notti passate a lavorare su progetti che altri si intestavano senza pudore.
Ripensò alle minacce subdole di Gonzalo e al tradimento meschino di Raúl.
Ripensò al sorriso orgoglioso di suo padre che non l’aveva mai abbandonata.
“Signor Montalbán,” iniziò Alba, misurando attentamente le parole per essere chiara e decisa.
“La ringrazio sinceramente per l’offerta e per il tardivo ma gradito riconoscimento del mio lavoro.”
“Tuttavia, non credo di voler tornare a lavorare come dipendente in un ambiente che ha tollerato tanta corruzione per così tanto tempo.”
Dall’altra parte del telefono si udì un sospiro di genuina sorpresa.
“Signorina Serrano, si rende conto che le sto offrendo il controllo dell’azienda su un piatto d’argento?”
“Lo so perfettamente,” rispose lei sorridendo per la prima volta da giorni.
“Ma vede, con le informazioni che ho raccolto e le capacità che ho dimostrato a me stessa, mi sono resa conto di quanto valgo davvero sul mercato.”
“Voglio aprire la mia società indipendente di consulenza logistica, operativa e strategica.”
“Se Aceites Roldán avrà bisogno dei miei servizi per rimettersi in piedi, potrete assumere la mia azienda come cliente esterno di punta.”
“Ma alle mie condizioni, con i miei metodi e con le mie tariffe.”
Montalbán rimase in silenzio per qualche secondo, poi scoppiò in una risata fragorosa e genuina, un suono raro per un uomo d’affari severo come lui.
“Ha un fegato incredibile, ragazza mia,” disse l’investitore, chiaramente impressionato.
“Mi mandi la sua prima proposta di contratto commerciale entro domani a mezzogiorno sulla mia scrivania.”
“Sarò orgoglioso di essere il suo primo cliente ufficiale, Alba.”
La conversazione terminò con una stretta di mano virtuale e Alba posò il telefono sul tavolo con una lentezza cerimoniosa.
Julián la stava guardando dalla porta della cucina, appoggiato allo stipite.
Aveva sentito tutto e i suoi occhi brillavano di gioia.
“La mia bambina non è più invisibile a nessuno,” disse il padre con la voce rotta dall’emozione.
“No, papà,” rispose Alba alzandosi per abbracciarlo stretto.
“Non lo sarò mai più per il resto della mia vita.”
Nelle settimane e nei mesi successivi, la vita di Alba cambiò in modo radicale e meraviglioso.
Registrò formalmente la sua azienda, la “Serrano & Partners”, affittando un piccolo ma luminosissimo ufficio nel centro pulsante della città.
Aceites Roldán fu il suo primo grande e redditizio cliente, ma ben presto la voce si sparse.
Altre aziende della regione, attratte dalla sua leggendaria competenza, iniziarono a cercare la sua esperienza per salvare i propri bilanci.
La sua reputazione di donna incorruttibile, acuta e brillante si diffuse rapidamente in tutto il settore agroalimentare andaluso.
Non c’era più alcun bisogno di lavorare nell’ombra per far brillare mediocri dirigenti.
Ora i successi portavano la sua firma, forte e chiara, sui tavoli di tutti i consigli di amministrazione del paese.
Di Raúl non ebbero più notizie per molti e lunghi mesi.
Alba venne a sapere tramite alcuni vecchi conoscenti che aveva dovuto trovarsi un vero lavoro e che ora faceva il cameriere in un ristorante affollato sulla costa.
Non provava rancore verso di lui, ma solo una sottile pena per un fratello che aveva preferito la scorciatoia dell’inganno al valore del duro lavoro onesto.
Sapeva che, forse, un giorno in futuro lo avrebbe perdonato, ma per il momento la ferita era ancora troppo fresca per essere ignorata.
Una sera di fine estate, mentre Alba stava chiudendo l’ufficio, ricevette una visita del tutto inaspettata.
Sulla porta c’era Claudia Montalbán.
La ragazza sembrava molto diversa: vestiva in modo sobrio, meno arrogante, visibilmente più insicura senza il peso del suo finto titolo di direttrice.
“Alba,” esordì Claudia nervosamente, torturandosi le mani.
“Cosa posso fare per te, Claudia?” chiese Alba con distaccata professionalità, chiudendo il suo laptop.
“Mio padre mi ha tagliato tutti i fondi e le carte di credito,” confessò la ragazza, abbassando lo sguardo verso il pavimento.
“Mi ha detto che devo imparare cosa significa lavorare sul serio, partendo da zero, se voglio avere un futuro.”
Alba l’ascoltò in rigoroso silenzio, senza interromperla e senza giudicarla prematuramente.
“Mi chiedevo… se avessi per caso bisogno di un’assistente junior,” mormorò Claudia, arrossendo vistosamente per l’imbarazzo.
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