“Tua madre ha firmato di suo pugno un atto di compravendita regolare, registrato e del tutto inattaccabile in tribunale.” “Questa casa ora è mia, Mauricio.” “Legalmente, totalmente, indiscutibilmente e irrevocabilmente mia.” “E tu sei solo un miserabile intruso che sta violando audacemente il mio domicilio privato.” Il silenzio cadde di nuovo pesantemente nella stanza, rotto solo da un forte sussulto di orrore da parte di Fernanda. La giovane e viziata amante fece un lungo passo indietro, guardando Mauricio come se fosse un estraneo. “Cosa significa tutto questo schifo, Mauricio?” chiese Fernanda, con una voce improvvisamente stridula e minacciosa. “Mi avevi giurato che questa vecchia casa valeva svariati milioni di pesos.” “Mi avevi promesso solennemente che l’avresti venduta subito per pagare i giganteschi debiti delle mie carte di credito!” “Come diavolo facciamo a pagare la rata del mutuo del nostro appartamento di lusso a Polanco adesso?!” Mauricio si voltò di scatto verso Fernanda, sudando freddo e balbettando per la paura. “Amore, ti prego, calmati un attimo, è sicuramente un documento falso stampato da lei.” “La denuncerò per frode aggravata e falsificazione di documenti domattina stesso!” “Nessun giudice sano di mente crederà mai a questa cameriera glorificata e senza dignità!” Valeria, senza scomporsi minimamente, estrasse un altro foglio stampato dalla sua preziosa cartellina. “Puoi certamente provarci, Mauricio, accomodati pure.” “Ma dovrai farlo direttamente da una cella del carcere se non stai molto attento a come ti muovi.” “Questo secondo documento che ho in mano è un estratto conto dettagliato che il tuo ex capo mi ha gentilmente mandato.” “Sì, Mauricio, ho parlato personalmente al telefono con il direttore esecutivo della tua presunta azienda in Canada.” “Mi ha informato che ti hanno licenziato in tronco due anni fa per gravissima appropriazione indebita.” “Non stavi lavorando a Toronto come un brillante uomo d’affari.”

“Stavi truffando povere persone ignare e vivendo a scrocco come un parassita in giro per il Nord America.” “Hai speso tutti i soldi rubati all’azienda per comprare quelle stupide valigie firmate e vestire a festa la tua nuova compagna da esibire.” Gli occhi di Fernanda si allargarono a dismisura fino a sembrare sul punto di uscire dalle orbite. La sua espressione arrogante e superiore si trasformò istantaneamente in una grottesca maschera di rabbia pura e incontrollabile. Guardò Mauricio con un disgusto così profondo che sembrava quasi fisico. “Sei un lurido bugiardo e un patetico fallito!” urlò Fernanda a pieni polmoni, schiaffeggiandolo con una forza inaudita. Il rumore violento del colpo rimbombò fragorosamente nel soggiorno silenzioso e illuminato dalle candele. “Mi hai detto che eri un importante dirigente d’azienda con un futuro brillante!” “Mi hai fatto credere ciecamente che saremmo stati ricchi e che mi avresti portata a vivere a Parigi!” “Invece sei solo un volgare ladro senza un soldo, un ricercato, e senza nemmeno una misera casa in cui dormire!” Mauricio si tenne la guancia arrossata e pulsante, cercando disperatamente di afferrare il braccio sottile di Fernanda. “Fer, ti prego in ginocchio, ascoltami solo per un secondo!” “Troverò una soluzione rapida a tutto questo, ho ancora dei contatti influenti, sistemerò tutto in pochi giorni!” Ma Fernanda non voleva assolutamente sentire altre patetiche ragioni o false promesse. Sistemò rudemente il bambino, che ora strillava disperatamente, nel suo passeggino di altissima moda. “Non osare toccarmi mai più con quelle tue mani sporche, Mauricio.” “Ho solo ventisei anni, sono bellissima, ho tutta la vita davanti e non ho alcuna intenzione di rovinare il mio futuro con un perdente squattrinato.” “Il bambino te lo lascerei anche volentieri per farti un dispetto, ma so perfettamente che non hai nemmeno i soldi per comprargli il latte in polvere.” “Me ne vado per sempre.” “E non provare mai più a cercarmi, o chiamo io stessa la polizia per farti arrestare.” Fernanda afferrò stizzita solo la sua borsa personale di pelle pregiata, quella che costava esattamente quanto sei interi mesi di emodialisi. Lasciò tutte le altre pesanti e costose valigie abbandonate sul pavimento di legno scricchiolante e si diresse a passo svelto verso la porta. Uscì nella notte fredda senza degnare nessuno di uno sguardo indietro, sbattendo pesantemente il massiccio portone di ferro. Mauricio rimase improvvisamente e tragicamente solo. Solo in una grande casa che non era più la sua da molto tempo. Solo davanti al sacro altare di una madre devota che aveva egoisticamente lasciato morire in un’agonia solitaria. Solo davanti alla donna leale che aveva crudelmente tradito, umiliato e costantemente sottovalutato. Cadde di nuovo pesantemente in ginocchio sul pavimento, questa volta non per lo shock iniziale, ma per la disperazione più nera e totale. Le sue mani sudaticce tremavano in modo incontrollabile mentre si copriva il viso stravolto dal terrore. Iniziò a singhiozzare e piangere in modo pietoso e sommesso, come un bambino smarrito nel buio. “Valeria… ti prego, te lo supplico con tutto il mio cuore.” “Aiutami, non so cosa fare.” “Non ho assolutamente niente, Fernanda mi ha prosciugato l’anima.” “Non ho un posto sicuro dove andare a dormire stanotte.” “Ho dei debiti enormi con persone pericolose, mi cercheranno per farmi del male.” “Perdonami per tutto il male che ti ho fatto, ti scongiuro in ginocchio.” “Possiamo ricominciare da capo, solo noi due, come ai vecchi tempi.” “So di aver sbagliato terribilmente, ma giuro che ti amo ancora immensamente.” “Sono sempre il tuo Mauricio, l’uomo che hai sposato all’altare.” Valeria lo guardò dall’alto in basso con una postura regale, provando dentro di sé solo un immenso, insondabile e gelido vuoto. Non c’era più nemmeno una briciola dell’amore che un tempo l’aveva resa debole. Non c’era più traccia di rabbia, risentimento o dell’odio che l’aveva consumata durante quelle notti in ospedale. C’era solamente una stanca pietà mescolata a un profondo, catartico senso di giustizia divina. “Il mio Mauricio è morto e sepolto molto tempo fa,” disse lei con voce straordinariamente calma, piatta e implacabile. “È morto in quel preciso istante in cui hai deciso di spegnere codardamente il telefono mentre tua madre implorava piangendo il tuo nome su un freddo letto d’ospedale.” “È morto ogni singola notte in cui io le tenevo la mano tremante e le mentivo spudoratamente guardandola negli occhi.” “È morto quando le dicevo che eri in volo per venire a salutarla un’ultima volta prima della fine.” “Le ho mentito fino al suo ultimissimo respiro solo per cercare di darle un briciolo di pace nell’anima.”