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Mi rialzai lentamente, stringendo i frammenti rotti dei miei occhiali nel palmo della mano fino a farmi quasi sanguinare. Il sangue mi pulsava nelle orecchie, un ronzio sordo che per un istante sovrastò la musica di sottofondo e i sussurri velenosi della sala. Cercai con lo sguardo mio figlio, David. Era lì, a meno di due metri di distanza. Indossava lo smoking su misura che gli avevo regalato, ma il suo atteggiamento era quello di un ragazzino spaventato. Non guardò Megan. Non le afferrò il braccio. Peggio ancora, non guardò me. Abbassò lo sguardo verso le sue scarpe lucide, complice silenzioso della mia umiliazione.
In quel preciso istante, l’amore incondizionato che mi aveva resa vulnerabile per anni si cristallizzò, trasformandosi in qualcosa di freddo, tagliente e inarrestabile. Non c’era più dolore, solo una…