«Non ho cancellato nessuno, Julian,» risposi, mantenendo il tono di voce calmo, quasi indifferente. «Si sono cancellati da soli nel momento in cui hanno scambiato un prestito bancario per una posizione sociale. Io ho soltanto chiesto alla banca di riscuotere il credito. È semplice finanza.»
Julian abbozzò un sorriso tirato, facendo un piccolo sorso dal suo bicchiere.
«La finanza non lascia le persone sulla strada in meno di dodici ore, Elena. Quella che ha fatto lei è stata un’esecuzione pubblica. Una lezione rivolta a tutti gli altri.»
«E lei, Julian,» chiesi, inclinando leggermente la testa e fissandolo dritto negli occhi, «ha bisogno di quella lezione?»
Il silenzio che calò tra noi due fu un confine invisibile ma chiarissimo. Per un secondo, le luci della galleria parvero riflettersi nei suoi occhi con una sfumatura diversa. Julian sapeva benissimo a cosa mi riferivo. Il suo fondo d’investimento era stato uno dei principali partner ombra delle speculazioni di Thomas Barstow. Avevano scommesso sul crollo del Vance Global Trust, convinti che mio padre fosse troppo debole per reagire e che io fossi solo una giovane ereditiera interessata ai vestiti di alta moda e alle feste di beneficenza.
«I Barstow erano degli incompetenti,» mormorò Julian, abbassando la voce di un’ottava per non farsi sentire dai colleghi che passeggiavano a pochi metri da noi. «Pensavano che bastasse un cognome altisonante e una casa sulla scogliera per giocare al tavolo dei grandi. Ma io non sono Thomas Barstow, Elena. Il mio fondo gestisce otto miliardi di dollari. Non potete rilevare i nostri debiti perché non ne abbiamo.»
Un piccolo sorriso, sottile come una lama di rasoio, mi increspò le labbra.
«Tutti hanno dei debiti, Julian,» dissi piano, sporgendomi leggermente verso di lui. «Alcuni sono finanziari. Altri sono d’onore. E altri ancora sono scritti nei registri segreti dell’Autorità di Vigilanza sui Mercati che mio padre ha finanziato negli ultimi vent’anni. Stasera i Barstow hanno perso la loro casa. Domattina, se il vostro fondo farà un solo altro passo verso le proprietà dei Vance, la Sterling & Cross vedrà le sue licenze revocate in tre continenti.»
Julian rigidì le spalle. Il colore gli svanì leggermente dalle labbra, ma mantenne la postura rigida dell’uomo d’affari abituato ai grandi rischi.
«È una minaccia, Signorina Vance?»
«No, Julian,» risposi, facendo un passo indietro e sistemando il bordo del mio calice. «È una promessa formale. E sapete bene che i Vance non infrangono mai una promessa.»
Capitolo 5: L’Eco del Passato
La notte si era fatta profonda quando la mia limousine nera lasciò il centro finanziario per inerpicarsi lungo le strade strette e panoramiche delle colline sopra la città.
Guardavo fuori dal finestrino oscurato le luci della metropoli che si stendevano sotto di noi come una rete di diamanti incandescenti. Il mio telefono tremò di nuovo. Questa volta era una chiamata diretta da Londra.
«Dimmi, Marcus,» risposi, portando l’auricolare all’orecchio.
Marcus Vance era mio zio, l’uomo che gestiva la branca europea della famiglia e il custode dei segreti più antichi del Vance Trust.
«Elena,» la voce di mio zio risuunò forte e chiara, nonostante la distanza e le quattro ore di fuso orario che ci separavano. «Ho appena ricevuto il report sulla liquidazione dei beni di Victoria Barstow. Hai fatto quello che andava fatto, ma hai attirato l’attenzione del Consiglio.»
«Il Consiglio doveva capire che la nostra famiglia non tollera insulti pubblici,» risposi, guardando la luna piena che si specchiava sul mare all’orizzonte. «Victoria mi ha schiaffeggiato davanti a duecento persone, Marcus. Se avessi lasciato passare quell’episodio, ogni speculatore della costa avrebbe pensato che fossimo diventati vulnerabili.»
«Lo so,» disse Marcus con un lungo sospiro. «Ma la famiglia Barstow era solo una pedina. Thomas Barstow non ha avuto l’arroganza di sfidarti da solo. C’era qualcuno dietro di lui che gli ha fornito i fondi per comprare quell’opzione d’acquisto sulla nostra tenuta.»
Mi irrigidii sul sedile di pelle della limousine.
«Julian Sterling?»
«Sterling è solo un intermediario,» spiegò Marcus. «Un esecutore di ordini. I soldi reali venivano da Ginevra. Qualcuno all’interno del nostro vecchio cerchio di alleati sta cercando di testare la tua reazione prima di sferrare l’attacco principale.»
«Chi è, Marcus?»
«Arthur Pendelton.»
Il nome di Pendelton cadde nella vettura come una macigno.
Arthur Pendelton era stato il miglior amico di mio padre per quarant’anni. Era l’uomo che aveva firmato come testimone al matrimonio dei miei genitori, l’uomo che mi portava i regali di compleanno quando ero bambina e che sedeva al posto d’onore durante i nostri pranzi di Natale. Se Pendelton era dietro la manovra dei Barstow, non si trattava di una semplice speculazione finanziaria: era un tradimento al vertice della dinastia.
«Sei sicuro di quello che dici?» chiesi, la mia voce per la prima volta tradita da una sottile incrinatura di dolore.
«I trasferimenti bancari verso il fondo di Sterling recano il sigillo del fiduciario di Pendelton,» rispose Marcus. «Arthur pensa che tu sia troppo giovane e immatura per gestire l’intero patrimonio dopo la malattia di tuo padre. Voleva usare Victoria Barstow per farti fare una figuraccia in pubblico, indebolire la tua immagine davanti agli azionisti e poi presentarsi alla prossima riunione del consiglio come l’unico ‘salvatore’ capace di rimettere ordine.»
Trassi un lungo respiro, chiudendo gli occhi per un secondo. Il dolore lasciò immediatamente il posto a una lucidità feroce e priva di pietà.
«Pensa che io sia una ragazzina impulsiva,» mormorai.
«Esattamente,» disse Marcus. «E la tua reazione con i Barstow gli ha dato esattamente l’impressione che cercava: quella di una Vance arricchita che reagisce con la rabbia e con il potere anziché con la strategia.»
«Allora faremo in modo che la sua strategia gli crolli addosso,» risposi. «Marcus, voglio tutti i report contabili sulle fondazioni benefiche di Pendelton entro domani mattina alle sei. Se vuole giocare con i segreti di famiglia, scoprirà che ho imparato da mio padre meglio di quanto lui ricordi.»
Capitolo 6: Il Pranzo dei Traditori
Il giorno seguente, il sole di mezzogiorno illuminava la terrazza panoramica del Grand Hotel Carlton, il luogo più esclusivo della città dove i veri padroni del capitale si incontravano per firmare accordi lontano dagli occhi della stampa.
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