“Ah, quasi dimenticavo un piccolo dettaglio,” disse con un tono di voce apparentemente leggero ma intimamente intriso di un veleno mortale.
“Digli a tua madre che, in fin dei conti, la sua odiata nuera le aveva davvero dato un nipote varone tanti anni fa, proprio come lei voleva.”
“Peccato solo che la vostra violenza ignorante e la vostra immensa e ingiustificata cattiveria me lo abbiano strappato via dal grembo per sempre.”
Mariana uscì nel corridoio e chiuse la pesante porta dietro di sé con un suono metallico netto e definitivo, lasciando Arturo Reyes completamente da solo nell’abisso oscuro della sua colpa e della sua eterna disperazione.
Quando Arturo, con le gambe molli e gli occhi gonfi, tornò finalmente nella stanza di ospedale dopo aver pianto tutte le sue lacrime nell’ufficio, trovò la stanza vuota.
Diego e Lorena erano già vigliaccamente scomparsi, fuggiti via come ladri nella notte per non doversi assumere alcuna responsabilità economica o morale.
Non avevano lasciato alcun messaggio di conforto, solo la dura, cruda e innegabile realtà di un abbandono egoistico e codardo da parte del figlio prediletto e tanto viziato.
Sua madre Teresa giaceva immobile nel letto d’ospedale, i suoi occhi sbarrati lo fissavano con un terrore silenzioso, essendo ormai pienamente consapevole della propria incolmabile e umiliante vulnerabilità.
La vecchia donna non poteva più parlare o insultare nessuno, ma dal suo occhio sinistro ancora sano versava una lacrima solitaria, forse percependo lucidamente che la sua tirannia familiare era giunta a una fine grottesca.
Arturo si avvicinò lentamente e pesantemente al letto d’acciaio, sentendo il peso di un ergastolo non retribuito appena iniziato cadergli pesantemente sulle spalle improvvisamente invecchiate.
Guardò a lungo il viso deformato e asimmetrico della donna che gli aveva deliberatamente insegnato l’arroganza e la crudeltà a discapito dell’amore vero, del rispetto e della sincerità.
Scoprì con orrore che non provava più alcun vero affetto o devozione per lei, ma solo un freddo, opprimente e ineluttabile senso di obbligo che lo avrebbe consumato vivo giorno dopo giorno.
“Alla fine siamo rimasti solo noi due, mamma,” sussurrò Arturo, con una voce stanca e vuota che riecheggiava lugubremente e tristemente tra le pareti sterili e fredde della stanza clinica.
“Siamo rimasti solo tu e io, intrappolati per sempre in questo inferno, condannati all’infelicità dai nostri stessi, imperdonabili e catastrofici errori.”
Nel frattempo, a molti chilometri di distanza da quella stanza intrisa di tristezza, Mariana usciva fiera e a testa alta dalle porte a vetri automatiche dell’ospedale.
Uscì nel grande parcheggio e iniziò a respirare a pieni polmoni l’aria fresca, frizzante e pulita del tardo pomeriggio autunnale messicano.
Il cielo immenso sopra di lei era di un azzurro intenso e terso, totalmente privo di nuvole grigie, esattamente come lo era finalmente diventato il suo futuro tanto atteso.
Salì con un sorriso sereno sulla sua nuova automobile spaziosa, accese il motore silenzioso e si diresse con il cuore leggero verso la sua bellissima e nuova casa, dove sua figlia Sofía la stava aspettando con una cena calda e l’amore che entrambe meritavano.

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