“Grazie, Richard. E grazie per aver organizzato tutto questo,” rispose Audrey, sorseggiando il vino frizzante.
“Mamma! Mamma, guarda!”
Una voce argentina tagliò l’aria formale della festa. Dalle porte a vetri del patio emerse Maisie. A cinque anni, era una bambina radiosa, con riccioli scuri che le rimbalzavano sulle spalle e due occhi vivaci e curiosi. Indossava un abitino di tulle bianco e stava correndo verso di lei, tenendo in mano un fiore di loto appena pescato dalla fontana ornamentale, del tutto incurante di essersi bagnata il polsino.
Audrey si chinò, non curandosi affatto che il suo abito costoso toccasse il prato, e accolse la figlia tra le braccia, sollevandola e facendola roteare. La risata di Maisie riempì la notte, pura, incontaminata, felice.
“È bellissimo, amore mio,” disse Audrey, baciandole la guancia morbida. “Ma penso che la tata ti stia cercando, è quasi ora di andare a nanna.”
“Solo dieci minuti in più?” implorò Maisie, sbattendo le ciglia con un’espressione irresistibile.
Audrey rise. “Solo dieci minuti. Vai a farti dare un pezzo di torta da Richard.”
Mentre guardava sua figlia allontanarsi tenuta per mano da Sterling, Audrey sentì una profonda ondata di gratitudine. Maisie stava crescendo in una fortezza d’amore. Non avrebbe mai saputo cosa significasse elemosinare l’attenzione di un uomo, non avrebbe mai tollerato chi cercava di farla sentire piccola. Stava imparando che le donne possono essere morbide come la seta e forti come il titanio, a seconda di chi osava sfidarle.
Dall’altra parte della città, in un parcheggio sotterraneo umido e poco illuminato, un uomo in uniforme grigia stava lucidando i cerchioni di una Mercedes S-Class appartenente a un giovane imprenditore.
Derek Halston si passò il dorso della mano sulla fronte sudata, lasciando una striscia di grasso sulla pelle segnata prematuramente dalle rughe. La sua schiena gli doleva. Il lavoro in quel parcheggio VIP era l’unico impiego stabile che fosse riuscito a mantenere dopo essere uscito con la condizionale. Era invisibile. I ricchi non guardavano mai in faccia i parcheggiatori.
Si raddrizzò per riprendere fiato e, vicino alla cassa, notò un giornale abbandonato da un cliente su una mensola di metallo. Era la copertina di una prestigiosa rivista di finanza.
In primo piano c’era Audrey. Il suo sguardo era fiero, regale, indomito. Il titolo a grandi lettere recitava: AUDREY VANCE: COME LA REGINA DI GHIACCIO HA RICOSTRUITO UN IMPERO E RISCRITTO LE REGOLE DEL POTERE.
Derek fissò la foto per un lungo, eterno momento. Le sue mani tremavano. Provò ad allungare le dita sporche di grasso per sfiorare la copertina, ma poi si fermò. Non era degno nemmeno di toccare la carta su cui il volto di lei era stampato.
“Ehi! Il mio parabrezza non si pulisce da solo, sbrigati!” abbaiò una voce da un SUV in attesa.
“Arrivo subito, signore,” mormorò Derek, abbassando la testa e afferrando lo straccio.
Si voltò e tornò nell’ombra, mentre il volto luminoso di Audrey continuava a sorridere dalla copertina, irraggiungibile, padrona del mondo che lui aveva creduto di poterle rubare.
Lontano da quel parcheggio umido, nel giardino illuminato della villa, Audrey prese la mano della sua bambina. Le stelle sopra di loro brillavano limpide, e il futuro non era mai sembrato così luminoso, così vasto e, finalmente, incondizionatamente suo.
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