Nathan sbiancò. Aprì la bocca per parlare, ma non ne uscì alcun suono. Guardò disperatamente verso Julian Declair, il quale aveva improvvisamente assunto l’espressione di un uomo che calpesta una mina inesplosa. L’implicazione era chiara a tutti i presenti: Nathan non era solo un bugiardo, ma qualcuno lo aveva finanziato in una massiccia frode industriale.

“Inoltre,” aggiunsi, la mia voce che scendeva di un’ottava, carica di una minaccia letale, “abbiamo tracciato i fondi che hanno pagato la tua improvvisa resurrezione legale, Nathan. Attraverso il Lussemburgo, fino a una holding molto vicina alla Maison Declair. Frode, diffamazione a mezzo stampa, e aggiotaggio, considerando la manipolazione delle nostre azioni. I miei avvocati, signor Declair, stanno depositando le denunce penali in quattro diverse giurisdizioni internazionali in questo esatto momento.”

Julian Declair mantenne il controllo del suo corpo, ma i suoi occhi tradirono il panico puro. Il danno d’immagine per la sua azienda, se associata a un complotto illegale di tale portata, sarebbe stato incalcolabile. Gli azionisti lo avrebbero divorato vivo.

“Sono illazioni ridicole, signora Vance,” disse Julian, la voce stranamente rauca, mentre indietreggiava di mezzo passo. “La Maison Declair non ha nulla a che fare con le deliri di quest’uomo.”

“Illazioni?” ribattei. “Lo spiegherà ai magistrati francesi e americani. Avremo modo di scoprire ogni singolo centesimo spostato. Ma per ora, concentriamoci sul nostro caro Nathan.”

Mi fermai di nuovo davanti all’uomo che un tempo avevo amato e che ora non era altro che polvere sotto i miei piedi. Era sudato, tremante, distrutto davanti alla crème de la crème globale.

“Mi fai pena, Nathan,” sussurrai, in modo che solo lui e le prime file potessero sentirmi. “Non sei nemmeno riuscito a orchestrare la tua stessa vendetta. Ti sei fatto usare come esca, e ora che l’amo è stato tagliato, affoghi da solo.”

Mi tolsi la magnifica collana, il “Cuore della Fenice”, e la consegnai a Marcus. “Assicuratevi che venga messa all’asta stasera. Il ricavato andrà interamente ai rifugi per le donne vittime di abusi.”

Mi voltai un’ultima volta verso il salone paralizzato. Non c’era più bisogno di gridare, non c’era più bisogno di difendersi. L’impero di Parigi era ferito, il fantasma del mio passato era esorcizzato, e la mia ascesa era ormai inarrestabile. Lasciai il Grand Hotel des Bergues senza voltarmi indietro, avvolta nel cappotto scuro, mentre la neve cadeva silenziosa sulle strade di Ginevra, purificando ogni cosa

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