Julian sorrise, un sorriso che non raggiunse mai i suoi occhi. “Amo la schiettezza americana. Molto bene. Vorrei proporle un’acquisizione amichevole. La Maison Declair è disposta a rilevare il novanta percento delle quote della Emma Vance, lasciandole il dieci percento e il ruolo di direttrice creativa. Le offriamo una rete di distribuzione globale che da sola impiegherebbe decenni a costruire. Insieme, domineremmo il mercato asiatico in meno di sei mesi.”

Marcus fece per intervenire, ma lo fermai con un cenno impercettibile della mano. Guardai Julian, assaporando il gusto amaro della sua presunzione. Era esattamente come Nathan, solo avvolto in seta migliore. Credeva che una donna, per quanto talentuosa, avesse inevitabilmente bisogno dell’infrastruttura di un uomo per raggiungere la vera grandezza.

“La sua offerta è generosa, signor Declair,” dissi, la voce calma e misurata. “Ma c’è un malinteso fondamentale. Lei crede che io stia cercando un re che mi permetta di sedere al suo fianco. Ma io ho appena finito di decapitare il mio precedente sovrano. Non ho alcun interesse a diventare la vassalla di Parigi. Emma Vance rimane indipendente.”

L’espressione di Julian non mutò, ma vidi un muscolo guizzare lungo la sua mascella. “L’indipendenza è un lusso costoso, signora Vance. Il mercato dei diamanti è volatile. Le catene di approvvigionamento in Africa si stanno complicando. Senza la protezione di un grande gruppo, un marchio solitario può essere schiacciato molto facilmente.”

“Lo consideri un rischio che sono disposta a correre,” ribattei, alzandomi. “E per quanto riguarda le miniere, le suggerisco di controllare le notizie di domani. Abbiamo appena chiuso un accordo di esclusiva decennale con la cooperativa mineraria etica del Botswana, aggirando completamente i broker europei. Buona serata, signor Declair.”

Lasciai la stanza con Marcus che camminava fiero al mio fianco. Ma sapevo che quella non era una vittoria definitiva; era solo la dichiarazione di guerra.

I mesi successivi furono una partita a scacchi su scala globale. La Maison Declair iniziò a inondare il mercato con campagne pubblicitarie aggressive, abbassando i prezzi delle loro linee commerciali per tentare di asfissiare le nostre vendite medie. Iniziarono a corteggiare i nostri fornitori di platino, offrendo contratti raddoppiati pur di sottrarceli. Ma io non avevo passato dieci anni nell’ombra di Nathan senza imparare ogni singolo ingranaggio di quella macchina spietata. Controbattei puntando tutto sull’esclusività e sull’alta gioielleria. Disegnai una collezione che sfidava ogni convenzione: pietre grezze incastonate in oro fuso in modo asimmetrico, diamanti neri accostati a zaffiri padparadscha. La chiamai “Ossidiana”. Non era gioielleria per compiacere; era armatura.

L’apice dello scontro si avvicinava con il Gala d’Inverno di Ginevra, l’evento di beneficenza più prestigioso dell’industria orafaéra mondiale. Era lì che si decidevano le alleanze, si distruggevano le reputazioni e si decretava chi dominava la stagione. Entrambi, io e Julian Declair, eravamo i principali sponsor dell’evento.

E fu proprio in quel periodo frenetico, mentre le sarte di Parigi mettevano a punto il mio abito su misura e i maestri orafi perfezionavano il pezzo centrale che avrei indossato al Gala, che i fantasmi del passato decisero di risorgere.

Tutto iniziò con un trafiletto su un giornale di gossip scandalistico di second’ordine, poi ripreso da un blog finanziario, e infine esploso come una bomba sui principali media di settore. L’accusa era devastante: Emma Vance ha rubato i brevetti? L’ex marito Nathan Vance rompe il silenzio: “Il taglio Luce Astrale è una mia creazione, mi ha estorto i diritti sotto ricatto psicologico.”

Lessi l’articolo nel mio ufficio, sentendo il sangue gelarsi nelle vene. Nathan. Non solo non era sparito nel nulla come avevo sperato, ma aveva trovato la voce. O meglio, qualcuno aveva comprato la sua voce.

“È Declair,” disse Marcus, irrompendo nel mio ufficio senza bussare, sventolando un tablet. “Abbiamo tracciato i pagamenti fatti agli avvocati di serie Z che stanno rappresentando Nathan. Passano attraverso tre società di comodo, ma l’origine è un fondo fiduciario gestito da una holding lussemburghese collegata alla Maison Declair. Julian ha trovato il tuo ex marito a Las Vegas, lo ha ripulito, gli ha promesso vendetta e lo sta usando come ariete per distruggere la validità dei tuoi brevetti e farti crollare in borsa.”

Mi appoggiai allo schienale della sedia di pelle, chiudendo gli occhi. Potevo quasi vederlo. Nathan, disperato, rancoroso, annegato nei debiti di gioco, che veniva avvicinato dagli emissari di Declair. Per lui non si trattava di riavere l’azienda; si trattava di distruggere me, di punirmi per aver esposto la sua mediocrità al mondo.

“Cosa comporta a livello legale, Marcus?” chiesi, mantenendo la voce ferma nonostante la tempesta che infuriava dentro.

“Una causa del genere richiederà anni,” spiegò Marcus, camminando nervosamente su e giù. “Ma il danno d’immagine sarà immediato. Il mercato odia l’incertezza. Se gli investitori credono che la paternità del tuo taglio più venduto sia in discussione, le azioni crolleranno. E indovina chi sarà lì pronto a lanciare un’OPA ostile a un prezzo stracciato?”

“Declair,” sussurrai. “Ha orchestrato tutto in vista di Ginevra.”

“Esatto. Nathan terrà una conferenza stampa domani a Los Angeles, presentando presunti schizzi originali del taglio che giura siano precedenti alla tua registrazione. Schizzi che, scommetto la mia licenza, sono stati appena contraffatti dai migliori falsari d’Europa su commissione di Declair.”

Mi alzai, camminando verso la grande vetrata. La città sotto di me correva ignara. Avevo lavorato troppo duramente. Avevo sanguinato, metaforicamente e letteralmente, per costruire la mia fortezza. Non avrei permesso a un uomo che avevo già distrutto e a uno squalo parigino di ridurla in polvere.

“Marcus,” dissi lentamente. “Nathan ha un punto debole. Il suo ego. Vuole essere visto, vuole essere adulato. Se fa questa conferenza stampa da solo, sarà controllato dai consulenti di Declair. Non possiamo permetterlo. Dobbiamo portarlo allo scoperto. Dobbiamo fare in modo che affronti me, in pubblico, dove non può nascondersi dietro un copione preparato.”

“Emma, sei pazza? Un confronto pubblico è un rischio enorme.”

“Invitalo a Ginevra,” ordinai, voltandomi verso di lui. “Usa i nostri canali non ufficiali per fargli sapere che se vuole distruggermi, deve avere il coraggio di farlo guardandomi negli occhi davanti a tutta l’industria. Il suo ego non gli permetterà di rifiutare una simile vetrina drammatica. E assicurati che Julian Declair sappia che Nathan sarà lì.”