“Ho bisogno di prove,” disse la voce di Thomas Moretti dal computer, dagli uffici di New York. “Helen, per distruggere Ashley devo avere materiale su questo dottor Sterling. Se è corrotto come dice Lucy, sicuramente ha lasciato delle tracce.”
“Usa tutti i fondi necessari, Thomas,” ordinai. “Assumi i migliori investigatori privati di Chicago. Voglio sapere chi sono questi investitori. Voglio i movimenti bancari di Sterling. Voglio le cartelle cliniche e le denunce per negligenza, se ne ha. Scoperchia la sua fogna. E fallo in fretta, perché non ci vorrà molto prima che Ashley rintracci i movimenti del passaporto di Lucy.”
Infatti, non ci volle molto.
Passarono sei giorni. Sei giorni in cui Lucy rifiorì. Lontana dall’incubo di Chicago, immersa nell’arte della fondazione e coccolata dalla cucina di Marcello, ricominciò a sorridere. Aveva un talento naturale per il disegno, una mano ferma che le avevo visto usare per ricopiare un bozzetto del Canova con una precisione sorprendente. In lei, vedevo il futuro.
Il settimo giorno, il diavolo bussò alla porta.
Stavamo pranzando in cortile quando il campanello del palazzo suonò. Dal citofono, la voce del portinaio annunciò, con tono preoccupato: “Signora Elena, ci sono due americani qui sotto. Una donna molto agitata e un signore in abito scuro. Dicono di dover salire immediatamente o chiameranno i carabinieri.”
Marcello fece per alzarsi, ma gli feci cenno di sedersi.
“Mandali su, Giacomo,” risposi al citofono. Mi voltai verso Lucy, che era impallidita, la forchetta a mezz’aria. “Amore mio, vai nello studio sul retro e chiudi a chiave la porta. Non uscire finché non te lo dico io.”
Lucy annuì, terrorizzata, e corse via.
Rimasi al tavolo del cortile. Marcello si versò mezzo bicchiere di vino rosso, accese un sigaro toscano e si appoggiò alla sedia, l’espressione placida ma gli occhi freddi come il marmo.
La porta del cortile si spalancò.
Ashley entrò come una furia, i tacchi a spillo che picchiavano furiosamente sul pavimento di cotto antico. Sette anni non l’avevano addolcita. Era diventata più magra, il viso tirato da troppi interventi chirurgici, chiaramente opera di quel mostro di suo marito. Indossava un completo di lino bianco firmato e occhiali da sole scuri che si tolse con un gesto teatrale.
Dietro di lei, un uomo in abito grigio gessato, con una valigetta di pelle. Il tipico avvocato da strapazzo pagato per intimidire.
“Dov’è?” sibilò Ashley, fermandosi a pochi passi dal nostro tavolo, guardandomi con un odio puro e inossidabile. “Dov’è mia figlia, strega? So che è qui. L’abbiamo rintracciata tramite l’Interpol fino a Milano e poi i biglietti del treno.”
Rimasi comodamente seduta, incrociando le mani sul tavolo. “Buongiorno anche a te, Ashley. Vedo che il botox non ha risolto il tuo problema con l’educazione.”
“Non giocare con me, Helen,” ringhiò lei. “Sto per chiamare la polizia locale e farti arrestare per sottrazione di minore. Mia figlia è fuggita da un viaggio scolastico. Sono la sua tutrice legale, e tu l’hai nascosta.”
L’avvocato fece un passo avanti, aprendo la valigetta. “Signora Hale, sono il signor Vance, rappresento i coniugi Sterling. Le consiglio caldamente di consegnarci la minore Lucy Hale immediatamente. In caso contrario, richiederemo un mandato di perquisizione internazionale e presenteremo denunce penali che comporteranno la sua estradizione.”
Marcello soffiò una nuvola di fumo di sigaro, guardando l’avvocato come se fosse un insetto fastidioso. “Le consiglio caldamente,” scimmiottò Marcello nel suo inglese perfetto ma dall’accento marcato, “di abbassare la voce in casa mia, o le faccio vedere come un vecchio artigiano fiorentino tratta il legno marcio.”
Vance esitò, chiaramente non abituato a minacce fisiche da parte di anziani signori italiani.
“Avvocato,” intervenni io, con voce cristallina, “può mettere via i suoi fascicoli. Non ci sarà nessuna chiamata alla polizia, e nessuno andrà da nessuna parte. Si sieda, Ashley. Abbiamo molto di cui parlare.”
“Non mi siedo a nessun tavolo con te,” sputò Ashley. “Voglio Lucy. Adesso.”
“Lucy non verrà con te,” dichiarai. “Non oggi, non domani, non mai più. Resterà in Italia, sotto la mia protezione, finché non compirà diciotto anni. Dopodiché, farà le sue scelte come adulta libera.”
Ashley scoppiò in una risata aspra, isterica. “Credi di poter fare quello che ti pare solo perché ti sei ritirata in questa ridicola città finta-medievale? Credi di aver vinto sette anni fa? Ti sei sbagliata, Helen. Questa volta ho io il coltello dalla parte del manico. La legge è dalla mia parte. Una parola, e i carabinieri buttano giù quella porta.”
Feci un sospiro, recitando la parte della donna sconfitta. “È vero. Legalmente, hai tu la custodia. Hai il diritto di chiamare le autorità.” Abbassai lo sguardo, prima di risollevarlo lentamente. “Ma, conoscendoti, Ashley, so che l’amore materno non è mai stato il tuo movente principale. C’è sempre un prezzo. Qual è il tuo prezzo questa volta?”
Gli occhi di Ashley ebbero un guizzo, simile a quello di uno squalo che sente l’odore del sangue nell’acqua. L’avvocato Vance cercò di fermarla, mettendole una mano sul braccio, ma lei lo ignorò.
“Vedo che gli anni non ti hanno rammollito il cervello, suocera,” disse Ashley, un sorriso malevolo che le increspava le labbra sottili. Fece un passo avanti, abbassando la voce in un tono cospiratorio. “Il mio nuovo marito ha… avuto dei piccoli problemi di liquidità. Questa gita in Europa, venire a riprendere questa ragazzina ingrata, sta costando una fortuna che non abbiamo voglia di spendere. Se ti tieni Lucy, il dottor Sterling farà una figuraccia con i suoi soci. Ma…”
Si fermò, assaporando il momento.
“Ma, se sei così disperata da voler giocare alla salvatrice,” continuò, l’avidità che le trasudava da ogni poro, “potrei convincere il mio avvocato a ritirare la denuncia di fuga. Potrei firmare un’autorizzazione temporanea che permette a Lucy di ‘studiare all’estero’ con sua nonna fino ai diciotto anni. Nessun poliziotto, nessuno scandalo. Tu ti tieni il fardello, io evito il fastidio.”
“E in cambio?” chiesi, la mia voce fredda e chirurgica.
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