Scesero le rampe di metallo il più velocemente possibile, il rumore dei tacchi di Claire che risuonava come colpi di pistola nell’oscurità.
Arrivate nel vicolo sul retro dell’hotel, Claire si fermò un istante per riprendere fiato, guardandosi disperatamente intorno.
La zona era deserta, illuminata solo dalla luce tremolante di un vecchio lampione stradale e circondata dai cassonetti dell’immondizia.
“Mamma, perché scappiamo?” chiese Maisie, con le lacrime che le rigavano ancora le guance pallide.
“Stiamo solo facendo un gioco nuovo, amore mio, una specie di caccia al tesoro,” mentì Claire, sforzandosi di sorridere.
Sapeva che la sua macchina, parcheggiata nel garage sotterraneo principale, era una trappola troppo ovvia.
Non poteva rischiare di farsi intrappolare laggiù da chiunque avesse inviato quel terribile messaggio.
Infilò una mano nella borsa ed estrasse il telefono nero sconosciuto, le dita che le tremavano per l’adrenalina.
Premette il pulsante laterale e lo schermo si illuminò, rivelando che il dispositivo non aveva alcun codice di sblocco.
Chiunque lo stesse usando, era così sicuro di sé da non temere che qualcuno potesse leggerne il contenuto.
Aprì l’applicazione dei messaggi, ignorando il dolore pulsante alla tempia dove aveva battuto la testa sul marmo.
C’era una lunga conversazione con il numero “Sconosciuto”, composta da frasi brevi, codificate e agghiaccianti.
“Il bersaglio è in posizione.”
“Helena creerà il diversivo.”
“Assicuratevi che beva dal calice al tavolo tre.”
Claire sentì un conato di vomito salirle in gola leggendo quelle istruzioni precise e spietate.
Il tavolo tre era il suo, quello dove lei e Maisie erano sedute prima dell’aggressione di Helena.
Se non si fosse alzata per affrontare la suocera di suo fratello, avrebbe bevuto quel vino avvelenato.
Ma il messaggio più inquietante era l’ultimo, quello che aveva visto sul pavimento.
“Perché è ancora viva?”
Claire digitò freneticamente sullo schermo, cercando informazioni, un nome, un indizio su chi fosse il proprietario di quel telefono.
Trovò solo una cartella di foto nascoste, che aprì con il respiro sospeso.
Le immagini non ritraevano lei, ma suo fratello Grant.
C’erano foto di Grant che entrava nel suo ufficio, Grant che prendeva il caffè, Grant che comprava l’anello per Caroline.
Erano stati spiati per mesi, i loro movimenti tracciati con una precisione militare.
All’improvviso, il telefono vibrò nelle sue mani, facendola trasalire violentemente.
Lo schermo si illuminò con una chiamata in arrivo, e il nome sul display la paralizzò.
“Caroline”.
La neo-sposa, la dolce e innocente ragazza che suo fratello aveva appena giurato di amare per tutta la vita.
Claire fissò il nome lampeggiante, unendo finalmente i pezzi di quel macabro puzzle.
L’odio di Helena, il diversivo, i messaggi, la freddezza di Caroline mentre lei era distesa priva di sensi sul pavimento.
Non era un banale astio tra famiglie, era un’esecuzione orchestrata nei minimi dettagli.
Rifiutò la chiamata e spense immediatamente il dispositivo, temendo che potessero rintracciare la sua posizione tramite il GPS.
Prese in braccio Maisie, ignorando i muscoli doloranti, e iniziò a correre verso la strada principale per cercare un taxi.
Ogni ombra sembrava nascondere una minaccia, ogni faro di automobile le faceva stringere i denti per il terrore.
Riuscì a fermare un taxi giallo sgangherato, lanciandosi sui sedili posteriori e gridando all’autista di partire.
“Dove andiamo, signora?” chiese l’uomo, guardandola dallo specchietto retrovisore con aria interrogativa.
Claire non poteva tornare a casa sua, né andare alla polizia senza prove schiaccianti, sapendo quanto la famiglia Pierce fosse potente in città.
“Alla stazione dei treni,” rispose, la voce ferma nonostante il caos che le divorava l’anima.
“E faccia il più in fretta possibile.”
Mentre il taxi sfrecciava nella notte, Claire guardò sua figlia che si era addormentata stremata contro il suo petto.
Accarezzò i capelli biondi di Maisie, giurando silenziosamente che avrebbe distrutto chiunque avesse osato minacciare la loro vita.
Caroline e Helena Pierce credevano di aver eliminato un fastidioso ostacolo, ma avevano appena commesso l’errore più grave della loro esistenza.
Avevano trasformato una madre in una cacciatrice, e Claire non si sarebbe fermata finché non avesse salvato suo fratello e fatto crollare il loro impero di bugie.
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