Nicholas si voltò e abbracciò suo padre. Era ormai quasi alto quanto lui. “L’abbiamo sconfitta insieme, papà. L’abbiamo sconfitta insieme.”

Mentre il sole calava su New York, proiettando riflessi d’ambra e rubino sulle vetrate del palazzo, Salvatore Vance capì che il suo compito era quasi giunto al termine. Aveva navigato mari di sangue e tradimento, aveva punito i colpevoli con una furia implacabile e aveva protetto ciò che contava davvero. Il fantasma di Vanessa, le urla di Carlo Moretti, i peccati del suo passato; tutto era stato lavato via dall’uomo straordinario che Nicholas stava diventando.

Il re dell’ombra poteva finalmente riposare. Il suo impero era saldo, e l’anima della donna che amava viveva, eterna e luminosa, nel cuore di suo figlio. E, all’interno della grande tenuta, le scale di marmo non proiettavano più ombre, ma solo la serena certezza del futuro.