Le sue mani, diventate in una frazione di secondo incredibilmente sudate, nervose e incontrollabilmente tremanti, lasciarono cadere sul tavolo di legno massiccio la sua costosissima penna stilografica d’argento con un tonfo sordo. Ximena, la nuora ambiziosa, manipolatrice e spietatamente crudele, si voltò lentamente verso suo marito con gli occhi completamente sbarrati, ricolmi di un’espressione di assoluta sorpresa mista a un terrore puro e paralizzante. La sua pelle del viso, solitamente sempre perfetta, curata nei minimi dettagli e artificialmente abbronzata, aveva assunto un pallore spettrale, cereo e malaticcio nel giro di pochissimi e letali secondi di terrore. Mauricio, invece, sembrava essersi improvvisamente e magicamente trasformato in una grottesca statua di sale inerte, letteralmente incapace persino di sbattere le palpebre o di formulare un pensiero coerente nella sua mente annebbiata. Il giudice Arturo Villaseñor mantenne il suo sguardo severo, fisso, indagatore e incredibilmente penetrante sull’avvocato difensore dell’accusa, aspettando pazientemente e in assoluto silenzio una sua qualsiasi misera e patetica reazione verbale. Elena Barragán non fece assolutamente una piega, non sorrise in modo beffardo e non mostrò alcun minimo segno di trionfo personale, di vanità, di vendetta meschina o di banale arroganza umana. Si limitò semplicemente ed elegantemente ad aprire con un’estrema e calcolata calma metodica la sua modestissima e apparentemente inoffensiva cartellina di plastica trasparente appoggiata dolcemente sulle sue ginocchia stanche. All’interno di quel contenitore di poco valore non c’erano affatto fogli disordinati, scontrini illeggibili o appunti confusi e insensati, come il figlio avido aveva falsamente cercato di far credere al magistrato. C’erano invece decine di fascicoli contabili perfettamente e meticolosamente rilegati a mano, etichettati con rigorosi codici a barre, date precise al millisecondo, evidenziatori di vari colori sgargianti e indici analitici spaventosamente dettagliati. “Signor giudice, se me lo permette,” esordì Elena con una voce incredibilmente ferma, chiara, risonante e assolutamente priva di qualsiasi patetico tremore senile o di insicurezza emotiva legata alla sua età avanzata. “Non ho portato un avvocato difensore penalista con me oggi in questa sacra aula per una ragione molto semplice, pragmatica, inoppugnabile e prettamente tecnica che la mia lunga esperienza mi ha insegnato.” “In più di trent’anni ininterrotti di onorata e complessa carriera come revisore dei conti forense governativo, ho dolorosamente imparato che nessun avvocato al mondo conosce le prove finanziarie meglio di chi le ha materialmente scoperte.” L’avvocato Nájera tentò goffamente, disperatamente e sudando freddo di intervenire a gamba tesa, balbettando parole legali sconnesse e frasi spezzate per cercare di riprendere in mano la disastrosa e umiliante situazione processuale. “Vostro Onore, vi prego di ascoltarmi, queste sono solo speculazioni inutili, fantasie passate che non cambiano minimamente l’attuale e precario stato di salute mentale e la fragilità cognitiva della mia povera assistita…” Il giudice Villaseñor alzò immediatamente la mano destra in aria con un gesto perentorio, autoritario e inappellabile, zittendolo all’istante senza lasciargli alcuna minima possibilità di replica o di ulteriore arrampicata sugli specchi. “Avvocato Nájera, le ho appena suggerito molto caldamente e per il suo bene personale e professionale di misurare con estrema, chirurgica e paranoica attenzione e cautela le sue prossime parole in quest’aula.” “La signora Elena Barragán, che lei ha ignobilmente tentato di far passare per una vecchia demente e confusa, è considerata una vera e propria intoccabile leggenda vivente nei lunghi corridoi della Procura per i reati finanziari.” “Se questa brillante professionista è venuta qui oggi da sola, affrontando il proprio figlio a testa alta e portando con sé quella specifica e ordinata cartellina investigativa, le assicuro che la sua salute mentale è infinitamente più acuta della nostra.” Elena annuì leggermente e con immensa grazia in segno di profondo rispetto e sincero ringraziamento verso l’onorevole magistrato, per poi alzarsi in piedi molto lentamente. Si appoggiò con immensa dignità, fierezza e orgoglio incrollabile al vecchio ma robusto bastone di legno intagliato che un tempo era appartenuto con amore al suo defunto e amatissimo marito. “Se Vostro Onore me lo concede graziosamente, vorrei iniziare questa mia autodifesa affrontando subito e direttamente la spinosa, complessa e disgustosa questione dei seicentottantamila pesos messicani misteriosamente e magicamente scomparsi dal mio conto corrente d’emergenza.” Mauricio fece un piccolo, patetico e quasi impercettibile passo indietro verso il muro scrostato dell’aula, come se quelle parole pronunciate dalla madre l’avessero appena colpito fisicamente e violentemente in pieno petto causandogli un dolore lancinante. “Mio figlio ha vigliaccamente e falsamente dichiarato nella sua assurda e infondata querela legale che io avrei stupidamente sperperato, perso o dimenticato dove ho messo quell’ingente somma di denaro a causa della mia presunta e inventata demenza senile progressiva.” “Tuttavia, caro giudice, ho qui con me, stampati in triplice copia conforme all’originale, tutti i complessi registri informatici interni e i log di accesso bancari digitali forniti direttamente dal server centrale criptato della mia banca di fiducia.” Elena estrasse con estrema disinvoltura e naturalezza un lungo foglio bianco stampato ad alta risoluzione e contenente decine di righe fitte di incomprensibile codice informatico, stringhe di numeri IP e orari estremamente precisi spaccati letteralmente al millesimo di secondo. “L’illegittimo e non autorizzato trasferimento digitale di questi miei fondi personali è avvenuto esattamente e inconfutabilmente il quattordici marzo dell’anno corrente, alle ore due e quindici minuti esatti del mattino.” “In quel preciso e documentato istante notturno, Vostro Onore, io mi trovavo fisicamente, clinicamente e inequivocabilmente ricoverata in coma farmacologico indotto presso il pronto soccorso dell’ospedale civile per una gravissima e quasi letale crisi ipertensiva causata dallo stress del lutto.” “L’indirizzo IP pubblico e statico da cui è magicamente partito l’ordine fraudolento di questo massiccio bonifico bancario, però, non corrisponde affatto alla rete wireless domestica del mio domicilio privato in cui vivo da quarant’anni.” Elena, muovendosi con una lentezza calcolata, teatrale e spietata, si voltò lentamente verso il figlio sudato e la nuora tremante, fissandoli dritti negli occhi con uno sguardo che trasmetteva un gelo assoluto, tagliente, chirurgico e implacabilmente letale. “Questo codice numerico corrisponde incredibilmente all’indirizzo IP commerciale e registrato legalmente presso la lussuosa agenzia di marketing digitale dove lavora attualmente e quotidianamente la mia carissima, amorevole e devota nuora, Ximena.” Un mormorio incredulo,

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