scorrere veloci davanti ai suoi occhi scuri e tranquilli. Pensò intensamente al suo defunto e amato marito, a tutti i lunghi e meravigliosi anni felici trascorsi insieme a risparmiare e a costruire, mattone dopo duro mattone, quella splendida casa piena di calore, luce, amore e ricordi inestimabili. Lui, ridendo dolcemente mentre bevevano il caffè al mattino, le aveva sempre ripetuto che la sua mente analitica, matematica, fredda e instancabile era il dono più grande, utile e potente che Dio le avesse mai concesso nella vita. Non aveva mai avuto torto in vita sua su nulla, ma specialmente aveva ragione nei momenti più bui e spaventosi dell’esistenza, quando la disperazione, la solitudine e la paura minacciavano seriamente di prendere il sopravvento letale sulla logica e sulla ragione. Quando il taxi accostò dolcemente e silenziosamente di fronte all’elegante cancello nero in ferro battuto della sua proprietà privata, Elena notò subito con estrema soddisfazione due volanti della polizia locale a sirene spente già parcheggiate ordinatamente sul marciapiede antistante. Il fratello sciatto, spaventato e arrogante di Ximena stava portando fuori frettolosamente, disperatamente e sudando copiosamente alcune pesanti e logore scatole di cartone sfasciate, lanciando sguardi carichi di terrore puro e panico verso i due robusti agenti in divisa armati di pistola. Uno dei giovani poliziotti di pattuglia, riconoscendo immediatamente l’anziana e rispettabile signora che scendeva dall’auto, si avvicinò a lei con estremo rispetto istituzionale e la salutò togliendosi molto educatamente e formalmente il berretto blu scuro d’ordinanza. “Signora Barragán, buongiorno a lei, abbiamo appena ricevuto le direttive urgenti via radio dal tribunale centrale e stiamo procedendo molto rapidamente allo sgombero totale, forzato e definitivo della sua legittima, inalienabile e inviolabile proprietà privata.” “Il miglior fabbro della zona sta già lavorando alacremente e cambiando tempestivamente tutte le serrature interne ed esterne della casa principale, dell’appartamento sul retro e del grande cancello elettrico esterno, proprio come ci ha richiesto lei esplicitamente stamattina.” Elena lo ringraziò sentitamente e di vero cuore con un sorriso dolcissimo, sincero, materno e cordiale, porgendogli in segreto una piccola ma discreta mancia in contanti per l’inestimabile disturbo, la cortesia e la rapidità incredibile dell’intervento delle forze dell’ordine. Attese pazientemente e in religioso silenzio nel suo bellissimo giardino fiorito, seduta comodamente su una vecchia e pittoresca panchina verde di ferro battuto sotto un grande albero di jacaranda, finché l’ultimo e misero scatolone non fu caricato su un furgone scalcinato e rumoroso. Il fratello delinquente e abusivo di Ximena se ne andò via a testa bassa, umiliato e tremante, senza nemmeno osare proferire alcuna parola di protesta o di insulto, visibilmente e giustamente spaventato a morte dalle incombenti e gravissime conseguenze penali imminenti. Il fabbro stanco ma sorridente le consegnò finalmente e cerimoniosamente il nuovo, pesante e tintinnante mazzo di chiavi lucenti, rassicurandola con perizia tecnica sulla totale inespugnabilità militare dei nuovi e modernissimi cilindri europei di altissima sicurezza appena installati sulle porte. Elena entrò finalmente nella sua tanto amata casa, chiudendosi la pesante, solida e spessa porta di legno massiccio scuro alle spalle e ascoltando con immenso e perverso piacere il rassicurante, duro e inequivocabile scatto metallico della serratura multipunto che si chiudeva. L’interno dell’abitazione era purtroppo e inevitabilmente un po’ in disordine, segno evidente, volgare e insopportabile della presenza irrispettosa, sciatta, caotica, invadente e invasiva di quegli estranei ingrati e indesiderati durante le ultime e terribili due dolorose settimane di esilio forzato. Ma alla vecchia guerriera sopravvissuta non importava assolutamente nulla dello sporco superficiale sui mobili antichi, perché l’aria del grande salotto profumava magicamente di nuovo di pura libertà, di assoluta indipendenza, di implacabile giustizia e di una meravigliosa e rinnovata pace interiore. Si tolse lentamente il pesante cappotto grigio invernale, appoggiò il suo amato bastone di supporto nell’apposito e lucido portaombrelli di ottone situato all’ingresso e si diresse con passo sicuro, deciso e trionfante verso la sua amata, immacolata e luminosa cucina piastrellata di bianco. Mise subito sul fornello acceso la vecchia e cara teiera di rame smaltato tramandata da sua madre, preparandosi con cura certosina un tè nero caldissimo, forte e molto zuccherato, preparato esattamente proprio come piaceva sempre al suo dolce e amato marito. Mentre l’acqua purificata iniziava dolcemente, regolarmente e ipnoticamente a bollire emettendo un fischio leggero, Elena prese dal tavolo di cristallo del soggiorno la vecchia e bellissima fotografia in bianco e nero incorniciata in pesante argento massiccio del suo unico grande compagno di vita. Gli accarezzò dolcemente, teneramente e lentamente il bel viso sorridente e giovane impresso per sempre sulla carta fotografica lucida con la punta morbida delle sue dita rugose, sentendo una calda, liberatoria e pura lacrima di gioia infinita rigarle lentamente la guancia solcata dal tempo. “Avevi perfettamente e assolutamente ragione tu su tutta la linea, amore mio dolce,” sussurrò dolcemente, teneramente e con voce rotta dall’emozione nel silenzio confortante, caldo, ovattato e avvolgente della sua bellissima casa finalmente recuperata, protetta e messa in totale sicurezza contro i nemici. “I freddi numeri della matematica finanziaria non mentono mai a nessuno, i documenti cartacei raccontano sempre e inequivocabilmente la verità oggettiva dei fatti, e i piccoli truffatori arroganti finiscono inevitabilmente e tragicamente per scavarsi la fossa da soli per colpa dell’avidità.” Elena si sedette con un sospiro di puro sollievo nella sua grande, vecchia e comodissima poltrona di pelle bordeaux preferita situata vicino alla grande finestra del bovindo, sorseggiando il suo tè fumante e guardando trionfante i fiori rigogliosi, colorati e profumati del suo curatissimo giardino privato. Sapeva perfettamente e lucidamente, grazie alla sua immensa e lunghissima esperienza legale, che i mesi immediatamente successivi sarebbero stati faticosi, noiosi, pieni zeppi di udienze penali stressanti, interrogatori infiniti e inutili scartoffie burocratiche estenuanti per confermare le condanne. Mauricio e Ximena, spaventati a morte dalla prigione, avrebbero sicuramente cercato in ogni modo legale, illegale, subdolo e patetico di patteggiare la pena, di fare continui ricorsi in appello, di impietosirla con finte lettere di scuse strappalacrime per evitare a tutti i costi il carcere duro statale. Ma Elena aveva trascorso letteralmente e ininterrottamente trent’anni della sua intera e lunga
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