esistenza professionale e terrena a dare una caccia spietata, logica, metodica, ossessiva e inarrestabile ai peggiori, più astuti e più potenti truffatori dal colletto bianco dell’intero Stato messicano. Aveva coraggiosamente smantellato enormi e intoccabili imperi finanziari corrotti gestiti dalla criminalità, mandato in rovina assoluta potenti e arroganti politici disonesti e restituito dignità, soldi e pace a centinaia di poveri, ingenui e spaventati anziani che erano stati truffati barbaramente dalle banche. Non avrebbe certamente, assolutamente e per nessuna ragione al mondo fatto alcuna stupida eccezione, prova di debolezza, sconto di pena o passo indietro solo perché i patetici e meschini criminali ladri di turno portavano per puro caso biologico il suo stesso sangue nobile nelle vene. La sacra giustizia terrena era e doveva essere completamente cieca, dura, inflessibile, inesorabile e assoluta, e lei, la temuta e leggendaria Elena Barragán, era stata, era ancora oggi e sarebbe sempre stata la sua servitrice più devota, fedele, acuta, brillante e implacabile fino all’ultimo respiro. Sorseggiò soddisfatta l’ultima e dolce goccia della sua confortante bevanda calda e speziata, chiuse gli occhi stanchi per qualche secondo rilassante e sorrise ampiamente con un’espressione indelebile di pura, totale, magnifica e incontestabile soddisfazione personale e professionale profonda. La battaglia emotiva e legale più importante, difficile, crudele e dolorosa della sua intera vita personale e privata era stata vinta in modo letteralmente schiacciante, brillante, definitivo, chirurgico, inequivocabile e magistralmente inoppugnabile sotto gli occhi sbalorditi di tutti i presenti. E adesso, finalmente, gloriosamente e senza più alcuna ombra nera o minaccia incombente all’orizzonte, l’instancabile e geniale auditora forense poteva godersi la sua tanto sudata, strameritata, tranquilla, lussuosa e sacrosanta pensione dorata e felice in santa e perpetua pace solitaria. Nessuno, in tutto il vasto, crudele e pericoloso mondo civilizzato o criminale, avrebbe mai più lontanamente osato mancarle di rispetto o sottovalutare la mente brillante, letale, calcolatrice e affilata come una katana giapponese della formidabile signora Elena Barragán della vibrante città di Guadalajara. Ripensò per un brevissimo, intenso e fulmineo istante divertito all’esatto e patetico momento in cui, spiando dal cellulare, aveva ascoltato l’arrogante voce di Ximena brindare falsamente alla sua presunta e rubata “nuova vita” sui social media, ridendo crudelmente della sua inventata e presunta ingenuità senile da vecchia rimbambita. Ora toccava finalmente a lei, la madre tradita ma invincibile e geniale, brindare silenziosamente, con una semplicissima e umile tazza di tè bollente al sapore di gelsomino, alla fine rovinosa, disastrosa, umiliante, definitiva e catastrofica dell’avidità cieca, stupida, superficiale, ignorante e arrogante dei giovani. I voluminosi, perfetti e incontestabili fascicoli probatori e i documenti legali necessari per mandare suo figlio direttamente e senza sconti dietro le fredde sbarre del carcere penale di massima sicurezza erano già perfettamente organizzati, stampati, fascicolati, firmati e pronti all’uso sul tavolo di mogano del suo elegante studio casalingo. In fondo, tirando le somme logiche e finali di quella triste e grottesca tragedia familiare dal sapore shakespeariano, l’unico vero, grande, fatale e assolutamente imperdonabile errore strategico di Mauricio era stato semplicemente quello di dimenticarsi con quale mostro sacro, geniale e straordinaria donna formidabile avesse avuto incautamente a che fare. Non si era mai minimamente, razionalmente e intellettualmente reso conto nella sua infinita e banale stupidità umana che l’amore incondizionato di una madre può anche essere infinito, caldo e protettivo, ma la logica fredda, matematica, calcolatrice e vendicativa di un esperto perito forense non fa mai, per nessuna ragione al mondo, prigionieri o sconti a chi sbaglia volutamente. Elena Barragán guardò amorevolmente fuori dalla grande e luminosa vetrata pulita, vide le foglie verdi e gialle danzare leggere e libere al tiepido vento pomeridiano che spazzava via le nuvole scure, respirò a pieni polmoni l’aria pulita di casa sua e sentì con assoluta, incrollabile e ferrea certezza che la sua vera, meravigliosa e indipendente vita da donna libera stava magicamente per ricominciare.

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