preparato per una sepoltura imminente. Aveva finalmente e dolorosamente realizzato che il loro grande complotto perfetto, che sembrava così infallibile all’interno della loro mente bacata, era andato in fumo irreparabilmente ed eternamente. “Cosa facciamo adesso, mamma, ti prego aiutami perché se non li pago loro mi uccideranno davvero!” piagnucolò Diego ad alta voce, comportandosi esattamente come un bambino viziato e frignone rimasto intrappolato per errore nel corpo invecchiato di un uomo adulto. “Forse il destino ha deciso che è arrivato il duro momento che tutti voi impariate ad assumervi le tragiche conseguenze delle vostre pessime azioni criminali,” suggerì sadicamente Mariana, iniziando a rimettere in ordine i suoi preziosi documenti legali all’interno della cartella di pelle con gesti lenti, misurati e precisi. “Volevate tutti così disperatamente e morbosamente sapere dove sono finiti i famosi otto milioni di eredità lasciati da mia madre?” “Vi rassicuro dicendovi che sono al sicuro, saldamente blindati all’interno di un inespugnabile fondo fiduciario speciale che risulta legalmente inaccessibile a chiunque non possieda le mie impronte digitali e la mia personale firma autenticata.” “Quei soldi, ogni singolo e prezioso centesimo, serviranno esclusivamente per finanziare i miei personali progetti futuri, per dare linfa alla mia nuova vita indipendente e per onorare dignitosamente il duro sacrificio terriero di mia madre Elena.” Sebastián si avvicinò lentamente e strisciando verso di lei, tentando un’ultima, pietosa e disperata mossa per cercare di manipolare ancora una volta i suoi sentimenti attraverso i bei ricordi del loro passato insieme. “Mari, tesoro mio dolcissimo, ricordati chi siamo stati; tu sei sempre stata una persona immensamente generosa, altruista e di buon cuore, la donna migliore che io abbia mai conosciuto.” “Non permettere che la fase acuta del lutto e la rabbia travolgente di questo orribile momento ti avvelenino l’anima e ti trasformino per sempre in una persona arida, rancorosa e crudele.” “Nonostante tutti gli stupidi errori che posso aver commesso per disperazione, in fondo noi siamo pur sempre la tua unica famiglia adesso che sei purtroppo rimasta sola al mondo in questa enorme e spietata città.” Mariana accennò un sorriso amaro e indecifrabile, ma era soltanto un freddo riflesso muscolare vuoto che non raggiungeva minimamente il fondo dei suoi occhi stanchi, svuotati da ogni residuo di compassione. “Ascoltami molto bene: la mia unica, vera e amata famiglia ha smesso di respirare ed è morta tragicamente sei lunghi mesi fa in uno squallido e asettico letto di ospedale, Sebastián.” “Voi tre non siete mai stati davvero la mia famiglia in senso profondo; eravate semplicemente ed esclusivamente degli scrocconi egoisti e calcolatori che dividevano il mio stesso tetto per pura convenienza economica.” “E a partire da oggi in poi, non siete nemmeno più considerabili dai miei occhi come dei semplici coinquilini temporanei, ma come dei completi e sgraditi sconosciuti.” Con un’eleganza fredda e distaccata degna di una regina, Mariana si chinò dolcemente e prese dal pavimento la maniglia della sua pesante valigia da viaggio, che non aveva ancora avuto il tempo o la voglia di disfare, e si diresse decisa e a passo spedito verso la robusta porta principale. “Dove diavolo credi di andare ora con quella borsa, lasciandoci da soli in questo gigantesco mare di guai?” le urlò dietro Teresa, recuperando un infimo briciolo della sua passata superbia e di indignazione teatrale. “Me ne andrò a riposare in un bellissimo, tranquillo e lussuoso albergo situato nel cuore del centro storico della città,” rispose Mariana ad alta voce, senza nemmeno degnarsi di frenare il passo o di voltare la testa indietro per guardarli in faccia un’ultima volta. “Mi prenderò volentieri un meritato paio di giorni di assoluto riposo e relax alla spa, spegnendo il telefono cellulare; credo umilmente di essermelo ampiamente meritato dopo tutto questo disgustoso teatrino familiare.” “Quando tornerò ad aprire questa porta, venerdì mattina esattamente alle otto in punto, voglio assolutamente che le vostre patetiche esistenze e la totalità delle vostre povere cose siano magicamente fuori da questa mia proprietà.” “Se troverò dimenticata ancora una sola vostra vecchia camicia, una cravatta stropicciata o un solo calzino spaiato nascosto nei miei cassetti, vi assicuro sulla tomba di mia madre che chiamerò immediatamente la polizia armata per farvi sgomberare con la forza bruta e sbattervi in strada senza pietà.” Senza fermarsi per aspettare ulteriori patetiche e inutili repliche verbali da parte di quei parassiti, aprì con uno scatto vigoroso la pesante porta di ingresso in mogano, lasciando improvvisamente entrare nel corridoio buio una potente e rigenerante folata di fresca aria mattutina. Il sole rovente stava appena iniziando a sorgere maestosamente in lontananza, innalzandosi imperioso sopra l’immenso orizzonte urbano di Città del Messico. I caldi e primissimi raggi di luce naturale illuminavano il cielo inquinato della metropoli, trasformando la cupola di smog in un bellissimo, mozzafiato mare dipinto con vivaci sfumature di rosa, viola pastello e oro brillante. Per la primissima volta in assoluto da quando a sua madre era stata originariamente diagnosticata quella terribile e fulminea malattia mortale, Mariana sentì finalmente di poter di nuovo respirare a pieni polmoni, riempiendo il suo spirito di pura speranza. La claustrofobica e invisibile prigione fatta di meschine bugie quotidiane, continue e subdole manipolazioni finanziarie e squallidi, costanti ricatti affettivi in cui l’avevano lentamente e sadicamente rinchiusa stava finalmente crollando in polvere alle sue spalle. Mentre camminava con passo stranamente leggero, quasi fluttuante e oltremodo sicuro verso il comodo taxi giallo che aveva saggiamente e previdentemente prenotato in anticipo tramite l’app sul cellulare, i tipici rumori caotici della strada principale coprirono il caos emotivo e sonoro che aveva lasciato alle sue spalle in quella casa. Poteva comunque sentire, per quanto ovattate e lontane ma ancora nitidamente chiare alle sue orecchie attente, le urla disperate e isteriche di Teresa che si mischiavano ai pianti infantili, pietosi e terrorizzati di Diego provenire dal bel soggiorno di quella che ormai era ufficialmente la sua preziosa dimora indipendente. La finta e sorridente famiglia del mulino bianco, apparentemente perfetta e devota agli occhi della società mondana, si stava già rabbiosamente sbranando a vicenda, lanciandosi feroci e velenose accuse
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