“Kalista,” disse con la sua voce suadente, da perfetto uomo d’affari. “Arthur Pendelton ha accettato di incontrarci domani nel suo studio. Sembra che abbia capito che non ha senso opporsi alla petizione. Voglio che tu sia presente.”
Kalista finse esitazione. “Io? Perché? Non sono un’avvocata, Thatcher. E la mamma…” si interruppe, correggendosi per mantenere la copertura, “Zia Lenora ha bisogno di qualcuno qui.”
“Abbiamo assunto delle infermiere private per lei,” rispose Thatcher senza esitazione. “Ho bisogno di te lì perché tu sei la famiglia. Voglio che Pendelton veda che siamo uniti in questa decisione. E poi… so che la mamma si fida di te. Se tu sei d’accordo con il passaggio di consegne, Pendelton non farà resistenza.”
Vuole la mia benedizione per non avere ostacoli legali in futuro, realizzò Kalista. Thatcher era meticoloso. Non lasciava nulla al caso.
“Va bene, Thatcher,” disse Kalista, con la voce rassegnata. “Ci sarò. Voglio solo che zia Lenora sia al sicuro.”
“È quello che vogliamo tutti, Kalista,” rispose lui. “A domani.”
Kalista riattaccò. Sorrise nel buio del suo appartamento. L’esca era stata ingoiata. Ora non restava che tirare la lenza.
Capitolo 4: La Trappola di Mogano
Lo studio legale Pendelton & Associates occupava l’intero ventiduesimo piano di un grattacielo di vetro e acciaio nel cuore della città. La sala riunioni era un trionfo di legno di mogano scuro, sedie in pelle nera e ampie vetrate che offrivano una vista panoramica. Ma nessuno, quella mattina, era lì per godersi il panorama.
Kalista arrivò in anticipo e si sedette accanto ad Arthur Pendelton. Poco dopo, la porta a doppio battente si aprì.
Thatcher entrò per primo. Indossava un abito sartoriale blu notte, i capelli biondo cenere perfettamente pettinati. Il ritratto del successo e della responsabilità. Dietro di lui c’era Sterling, il suo braccio destro, un uomo dalla corporatura massiccia con piccoli occhi nervosi e un sorriso perennemente teso. A chiudere la fila c’era zia Coraline, che per l’occasione aveva sostituito il completo nero con un abito grigio fumo e fili di perle.
“Arthur,” esordì Thatcher, allungando una mano attraverso il lungo tavolo. “Grazie per aver accettato di vederci in così breve tempo. È un momento molto difficile per la nostra famiglia.”
“Sì, immagino lo sia, Thatcher,” rispose Pendelton, stringendo la mano senza alzarsi. Il suo tono era neutro, professionale. “Prego, accomodatevi.”
Thatcher si sedette di fronte a Pendelton, disponendo di fronte a sé una cartelletta di cuoio. Sterling prese posto alla sua destra, Coraline alla sinistra. Kalista li osservò dall’altra parte del tavolo, mantenendo le mani giunte in grembo per nascondere il lieve tremolio causato dall’adrenalina.
“Voglio essere franco, Arthur,” iniziò Thatcher, usando il suo tono più ragionevole e dispiaciuto. “Non siamo qui per una battaglia legale. Siamo qui per il bene di mia madre. Abbiamo depositato la petizione per la nomina di Sterling come amministratore di sostegno perché la situazione è precipitata. L’incidente all’hotel è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La sua mente è… andata.”
“Capisco,” disse Pendelton, aprendo il suo fascicolo. “Ho letto le vostre dichiarazioni. Sono documenti molto… dettagliati.”
“Era necessario,” intervenne Coraline, stringendo la sua borsa con finta angoscia. “Ho visto mia sorella deteriorarsi mese dopo mese. Le allucinazioni, la paranoia… È un dolore insopportabile vederla così, ma dobbiamo proteggere il suo patrimonio e la sua persona.”
Pendelton annuì lentamente, sfogliando i documenti. “E lei, signor Sterling. Lei era presente durante l’incidente all’hotel. Nel suo affidavit, lei dichiara sotto giuramento che Lenora l’ha aggredita verbalmente, ha cercato di colpirla con la borsa ed è poi scivolata sul pavimento di marmo mentre lei cercava di allontanarsi.”
Sterling si raddrizzò sulla sedia, schiarendosi la gola. “Esattamente, avvocato. È stato terribile. Era fuori di sé. Urlava cose senza senso riguardo al fatto che la stavamo derubando. Ho cercato di calmarla, ma si agitava troppo. Ha perso l’equilibrio.”
“Quindi conferma che lei non l’ha toccata? Non l’ha spinta in alcun modo?” chiese Pendelton, alzando gli occhi dai fogli e fissandoli su Sterling.
Sterling deglutì, ma mantenne il contatto visivo. “Assolutamente no. Non alzerei mai le mani su una donna anziana. Ho solo cercato di proteggermi.”
Thatcher si appoggiò al tavolo. “Arthur, abbiamo i referti medici che dimostrano l’ematoma e la frattura dovuti alla caduta. Abbiamo le dichiarazioni di mia zia sul suo stato mentale pregresso. Abbiamo la testimonianza oculare di Sterling. Non c’è nulla da discutere. Ti chiedo di controfirmare la petizione in qualità di rappresentante legale di mia madre, in modo da evitare un’udienza in tribunale che la umilierebbe pubblicamente.”
Pendelton rimase in silenzio per un momento. Chiuse il fascicolo. Poi guardò Kalista.
“Kalista,” disse l’avvocato. “Vuoi aggiungere qualcosa prima che io firmi?”
Thatcher rivolse a Kalista un sorriso incoraggiante. “Kalista sa che questa è la cosa giusta.”
Kalista si alzò lentamente. Sistemò la sedia sotto il tavolo. Guardò Thatcher, poi Coraline, e infine Sterling.
“Thatcher,” iniziò Kalista, la voce ferma, “quando ho chiamato per dirti che tua madre era in ospedale, qual è stata la tua prima domanda?”
Il sorriso di Thatcher vacillò per una frazione di secondo. “Io… non ricordo, Kalista. Ero sotto shock.”
“Io la ricordo,” disse Kalista, appoggiando le mani sul tavolo. “Non mi hai chiesto se stesse bene. Non mi hai chiesto se fosse viva. Mi hai chiesto: ‘Ha parlato con qualcuno?'”.
Thatcher si irrigidì. “Ero preoccupato che nel suo stato confusionale potesse dire cose senza senso ai medici o alla polizia.”
“No,” ribatté Kalista, la voce che ora si alzava di mezzo tono, tagliando l’aria come una frusta. “Eri preoccupato che ti avesse smascherato prima che poteste portare a termine il vostro piano.”
“Kalista, cosa stai dicendo?” sbottò Coraline, portandosi una mano al petto. “Questo è assurdo!”
“Quello che è assurdo, zia Coraline, è che tu abbia firmato un documento legale dichiarando di aver visto Lenora vagare di notte il mese scorso, quando sappiamo benissimo che Lenora era in crociera nel Mediterraneo per tutto il mese di agosto.”
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