Un brivido freddo, del tutto diverso da quello della notte precedente, percorse la schiena di Olivia. Margaret aveva giocato col fuoco, credendosi intoccabile, ma aveva venduto l’anima a demoni molto più grandi di lei.

“Se i russi hanno perso i loro capitali,” mormorò Olivia, gli occhi fissi sul vuoto, “non se la prenderanno con Margaret, che ora è rinchiusa a San Vittore sotto massima sicurezza. Cercheranno chi ha causato il blocco dei fondi.”

“Cercheranno te,” confermò Alessandro. “Ho già raddoppiato la sicurezza dell’edificio e assunto una scorta armata privata per te. Da questo momento, non ti muovi senza copertura.”

Il Processo e il Tradimento

I mesi successivi furono un vortice di udienze preliminari, minacce velate e battaglie legali. L’aula del tribunale divenne il nuovo campo di battaglia. Margaret Sterling, vestita con tailleur austeri ma costosi, sedeva al banco degli imputati con la schiena dritta, rifiutandosi di mostrare la minima debolezza. Fissava il vuoto con un disprezzo palpabile per l’intero sistema giudiziario, convinta fino all’ultimo che i suoi avvocati milionari avrebbero trovato un vizio di forma per salvarla.

Ma la sua rovina definitiva non arrivò dai giudici, bensì dall’uomo che le sedeva accanto.

Julian, terrorizzato all’idea di trascorrere decenni in un carcere di massima sicurezza e incapace di sopportare la pressione, crollò. L’accordo di patteggiamento fu negoziato in gran segreto e rivelato solo il giorno della sua deposizione. Quando Julian salì sul banco dei testimoni, l’aula sprofondò in un silenzio tombale. Olivia, seduta in fondo all’aula accanto ad Alessandro, osservava il suo ex marito. Era un uomo distrutto, l’ombra del rampollo arrogante che aveva conosciuto.

“Mio marito… scusate, l’imputato,” iniziò il procuratore, “potrebbe spiegarci il suo ruolo nei trasferimenti verso la società Blackwood Capital?”

Julian evitò lo sguardo di sua madre. Fissava le sue mani tremanti intrecciate in grembo. “Io firmavo le carte. Ma gli ordini… gli ordini venivano tutti da lei. Mia madre gestiva ogni singolo centesimo. Io ero solo un prestanome. Lei sapeva da dove venivano quei soldi, sapeva dei russi. Mi disse che se non avessi fatto come voleva, mi avrebbe diseredato e distrutto.”

Un mormorio indignato si levò nell’aula. Margaret si alzò di scatto, il volto paonazzo. “Vigliacco!” urlò, la voce che si spezzava in un acuto isterico. “Patetico, inutile verme! Ti ho dato tutto! Ho costruito un impero per te, e tu mi pugnali alle spalle per salvarti la pelle!”

Il giudice sbatté ripetutamente il martelletto, ordinando il silenzio e minacciando di far espellere l’imputata. Le guardie afferrarono Margaret per le braccia, costringendola a sedersi. In quell’istante, mentre la matriarca veniva domata a forza, Olivia provò una strana sensazione di vuoto. Aveva vinto. La dinastia era crollata, distrutta dall’interno, dai suoi stessi membri. Julian si era rivelato per ciò che era sempre stato: un codardo disposto a sacrificare chiunque pur di proteggere se stesso, persino sua madre, esattamente come aveva sacrificato sua moglie anni prima.

L’Ombra della Minaccia

Ma la vittoria in tribunale fu solo l’inizio di una guerra molto più letale.

L’inverno milanese si abbatteva sulla città con una pioggia ghiacciata e incessante. Era un venerdì sera, a tarda notte. Olivia si trovava nel suo attico, i sistemi di sicurezza inseriti. Alessandro aveva insistito affinché si trasferisse temporaneamente in un rifugio sicuro fuori città, ma lei aveva rifiutato. Fuggire significava dar loro potere, e lei aveva smesso di fuggire la notte in cui aveva lasciato la villa degli Sterling.

Si versò un bicchiere di vino rosso, osservando le gocce d’acqua scivolare sulle ampie vetrate che si affacciavano sul Duomo illuminato. Il telefono squillò. Numero sconosciuto. L’istinto le suggeriva di ignorarlo, ma un sesto senso, affinato da anni di sopravvivenza in mezzo agli squali, le fece scorrere il dito sullo schermo.

“Pronto?”

All’altro capo del filo, c’era solo un leggero fruscio statico, seguito dal suono ritmico di un respiro pesante. Poi, una voce maschile, profonda, con un marcato accento dell’Est.

“Signora Sterling. O dovrei dire, signora Olivia. Ha causato molti problemi ai miei soci. Problemi molto costosi.”

Il sangue le si gelò nelle vene. “Non so di cosa lei stia parlando. E non mi chiamo più Sterling da anni.”

“I nomi non importano. I soldi, invece, sì. Cinquecento milioni di euro sono congelati nei conti svizzeri a causa della sua piccola crociata per la giustizia. I miei datori di lavoro non sono persone che accettano perdite. Abbiamo un messaggio per lei. Guardi fuori dalla finestra. Subito.”

Olivia esitò, il cuore che martellava contro il petto. Con passi misurati, si avvicinò alla vetrata. Abbassò lo sguardo sulla strada, dieci piani più in basso. C’era un’auto nera, una berlina dai vetri oscurati, parcheggiata esattamente di fronte all’ingresso del suo palazzo. Un uomo in cappotto scuro era in piedi accanto all’auto, il volto coperto da un ombrello. Teneva in mano un telefono. Quando Olivia si affacciò, l’uomo alzò lentamente il braccio e le puntò un dito contro, simulando una pistola.

Poi, riattaccò.

Nello stesso istante, tutte le luci dell’attico si spensero. L’oscurità la avvolse, lasciando solo i bagliori spettrali della città a illuminare a malapena le pareti. Il sistema di allarme emise un breve suono strozzato prima di disattivarsi completamente. I server di sicurezza erano stati compromessi.

Non c’era tempo per il panico. L’addestramento, le simulazioni e la gelida razionalità presero il sopravvento. Olivia corse verso la camera da letto, muovendosi a memoria nel buio. Aprì il doppio fondo dell’armadio ed estrasse una scatola metallica. Al suo interno c’era un telefono satellitare criptato non collegato alla rete di casa e una pistola calibro 9, un’eredità delle precauzioni imposte da Alessandro.

Compose rapidamente un numero di emergenza, digitando una sequenza di codici. “Alessandro. Sono nel mio attico. Hanno bypassato l’allarme e tagliato l’elettricità. C’è qualcuno di sotto. Probabilmente stanno già salendo.”

La voce di Alessandro fu un taglio di rasoio nell’oscurità, professionale e tesa. “Squadra d’assalto privata già allertata, siamo a tre minuti da te. Ti ricordi il protocollo. Chiuditi nella panic room dietro la libreria e non uscire per nessun motivo finché non senti la mia voce con il codice di sblocco.”