«Grazie, Bernardo,» disse Adrian aiutando Ruth a scendere prima di prendere Zoe tra le braccia. «Ci sono state presenze anomale nei dintorni?»

«Nessuna, signore. I cancelli d’ingresso sul lago sono chiusi e le motovedette di ronda della vigilanza privata pattugliano il perimetro acquatico ogni quaranta minuti. Da qui nessuno entra e nessuno esce senza che noi lo sappiamo con mezz’ora di anticipo.»

Zoe tolse le cuffie antirumore con le sue manine e si guardò intorno, incuriosita dai grandi alberi antichi che stormivano al vento. «Papà, dove siamo?»

«Questa è la casa della mamma, Zoe,» rispose Adrian con voce dolce, sentendo un nodo stringergli la gola mentre pronunciava quelle parole. «Qui nessuno può farti del male. Puoi correre in giardino quanto vuoi.»

Gli occhi della bambina si illuminarono di una luce nuova, la paura della mattina che cominciava finalmente a sciogliersi davanti alla vastità di quello spazio verde e silenzioso. «Posso vedere la stanza della mamma?»

Adrian lanciò uno sguardo a Ruth, che annuì con un sorriso malinconico ma sereno. «Più tardi, tesoro. Prima dobbiamo sistemare le tue cose e fare una bella colazione. Ruth ti prepara quella cioccolata calda che ti piace tanto, d’accordo?»

«Con la panna?» chiese la piccola, battendo le mani.

«Con tutta la panna che vuoi,» confermò Ruth prendendole la mano e avviandosi lungo il sentiero lastricato di pietra che conduceva all’ingresso secondario della villa.

Adrian rimase indietro di qualche passo, fermandosi accanto a Bernardo mentre osservava le due figure allontanarsi verso il portico coperto di glicine spoglio.

«Bernardo,» disse Adrian senza voltarsi.

«Sì, signore?»

«Il vecchio Chen si farà vivo entro questa sera. Vorrà negoziare per evitare che la figlia finisca sui registri degli indagati per violenza su minore. Non accetterò telefonate. Digli che se vuole parlare con me, dovrà venire di persona, da solo, senza avvocati e senza scorta.»

L’anziano maggiordomo annuì con freddezza. «E se rifiuta?»

Adrian infilò le mani nelle tasche del soprabito, guardando le acque scure del lago incresparsi sotto la brezza invernale. «Non rifiuterà. Perché sa perfettamente che se varca quella soglia con le sue condizioni, non sarà solo la carriera di sua figlia a finire sul fondo di questo lago. Sarà tutto il suo nome.»

La sera calò sulla tenuta con una rapidità silenziosa. La nebbia risalì lentamente dalla superficie del lago, avvolgendo i giardini inferiori e le terrazze di pietra in un sudario lattiginoso che cancellava ogni confine tra terra e acqua. All’interno della villa, i grandi camini in pietra serena ardevano con ceppi di quercia stagionata, diffondendo un calore antico e il profumo rassicurante della legna bruciata.

Zoe si era addormentata presto, sfinita dalle emozioni della giornata, nel grande letto a baldacchino della stanza che un tempo apparteneva a sua madre. Ruth era rimasta seduta su una poltrona accanto a lei, lavorando a maglia alla luce fioca di una lampada da lettura, vegliando sul sonno tranquillo della bambina.

Al piano terra, nella biblioteca monumentale rivestita di scaffalature in noce scuro che arrivavano fino al soffitto affrescato, Adrian attendeva.

Indossava una camicia scura senza cravatta, con le maniche arrotolate fino ai gomiti. Davanti a lui, su un tavolo basso tra due poltrone in cuoio consumato, erano posati due faldoni rilegati in pelle nera e un tablet con lo schermo oscurato.

Alle nove e un quarto precise, la porta della biblioteca si aprì. Bernardo fece entrare un uomo anziano, visibilmente curvo, accompagnato da un bastone ortopedico.

Arthur Chen non assomigliava al magnate spietato che per un decennio aveva dominato il mercato immobiliare asiatico ed europeo con pugno di ferro. Il suo viso asiatico, segnato da rughe profonde e da un colorito grigiastro, mostrava i segni inequivocabili di una salute che stava cedendo rapidamente sotto il peso dell’età e dello stress. I suoi occhi scuri, un tempo taglienti come schegge d’ossidiana, apparivano opachi, venati di rosso.

«Adrian,» disse Chen con voce roca, fermandosi a qualche metro di distanza, appoggiandosi pesantemente al bastone.

«Siediti, Arthur,» disse Adrian senza alzarsi, indicando la poltrona di fronte a sé. «Hai fatto un lungo viaggio per arrivare fin qui.»

Chen si mosse lentamente, ogni passo accompagnato dal rumore sordo del gommino del bastone sul pavimento in cotto antico. Si lasciò cadere sulla poltrona con un sospiro pesante, appoggiando le mani nodose sull’impugnatura d’argento.

«Sai perché sono qui,» esordì Chen, senza convenevoli. «Claire ha perso la testa. Ha agito d’impulso, senza consultarmi. È giovane, arrogante… e non ha mai saputo gestire il rifiuto.»

«Tua figlia ha ventotto anni, Arthur,» replicò Adrian, la voce priva di qualsiasi inflessione emotiva. «Non è una ragazzina che fa i capricci. Questa mattina ha alzato una mazza da golf pesante contro una bambina di cinque anni che non aveva alcuna colpa se non quella di esistere. Se io non fossi entrato in quella stanza in quel preciso secondo, a quest’ora mia figlia sarebbe in un reparto di terapia intensiva, o peggio.»

Un brivido impercettibile scosse le spalle dell’anziano magnate. «Non l’ha colpita, Adrian.»

«Solo perché l’ho fermata io.» Adrian si sporse in avanti, fissando l’uomo con un’intensità che lo costrinse a distogliere lo sguardo. «E poi è scesa nell’atrio per tentare di distruggere la mia reputazione e togliermi la custodia di Zoe attraverso una denuncia pubblica fabricated a tavolino. Ha cercato di usare la memoria di Elena per gettarmi nel fango.»

Chen chiuse gli occhi per un lungo istante, respirando a fatica. «I miei avvocati hanno visto il filmato della sala. Nessun canale manderà in onda quell’intervista. Abbiamo bloccato tutto prima delle edizioni del telegiornale delle tredici. La stampa non sa nulla e non saprà mai nulla.»

«Questo interessava a te, Arthur. A me non importa nulla di quello che pensa la stampa.» Adrian toccò il bordo del tablet sul tavolo. «Quello che interessa a me è la sicurezza permanente di mia figlia. E finché la tua famiglia possiede anche solo l’illusione di poter esercitare una pressione su di me, quella sicurezza non esiste.»

Chen aprì lentamente gli occhi. «Cosa vuoi?»