«Si chiama Roberto Varisco, nipote diretto dell’avvocato Varisco che rappresentava Eleanor Moretti e consuocero del responsabile logistico del gruppo Chen per il Mediterraneo occidentale,» rispose Marcus con la precisione di un archivista militare. «È stato promosso a capo dell’ufficio ispettivo quattordici mesi fa grazie a una raccomandazione diretta della commissione trasporti guidata dagli alleati politici di Arthur Chen. Ha un mutuo a tasso agevolato con una banca cantonale di Lugano che scade tra sessanta giorni e un conto corrente a Monte Carlo intestato a una società di consulenza fittizia con sede a Panama.»

«La solita catena di favori provinciali,» commentò Adrian con gelido disprezzo. «Pensano ancora di poter giocare a fare i signorotti feudali usando i timbri dello Stato come clave personali.»

«Vuole che procediamo per via giudiziaria ordinaria?» chiese Maraldi da Genova. «Possiamo presentare un ricorso d’urgenza al TAR entro quarantotto ore, ma i tempi della giustizia amministrativa rischiano di farci saltare la scadenza con i committenti esteri.»

«I ricorsi al TAR sono armi per chi non ha fretta, Maraldi,» tagliò corto Adrian. «E noi non abbiamo quarantotto ore da perdere con i burattini di provincia.»

Si voltò verso la telecamera puntata su Marcus.

«Attiva il fascicolo svizzero sul conto panamense del dottor Varisco. Voglio che la procura di Genova e il nucleo di polizia tributaria ricevano l’estratto conto integrale dei bonifici partiti dalla holding dei Chen verso quella società di consulenza nelle ultime quarantotto ore. Inviane una copia per conoscenza direttamente alla segreteria personale del ministro delle Infrastrutture a Roma, accompagnata da una nota formale in cui il gruppo Sterling fa presente che il blocco arbitrario di una commessa da ottanta milioni di euro per l’esportazione navale comporterà l’immediata delocalizzazione dei nostri investimenti produttivi verso i cantieri di Rotterdam.»

Marcus abbozzò un sorriso impercettibile. «La procura aprirà un fascicolo d’urgenza per corruzione in atti d’ufficio entro due ore dalla ricezione del plico. Il prefetto interverrà ad horas per nominare un commissario ad acta e revocare il fermo amministrativo prima di mezzogiorno.»

«E per quanto riguarda l’avvocato Varisco a Milano?» domandò ancora Marcus. «L’ordine degli avvocati ha già ricevuto tre segnalazioni per la sua gestione del crac Moretti.»

«Fallo cancellare dall’albo,» rispose Adrian senza alcuna esitazione. «Non voglio che quel parassita metta mai più piede in un’aula di tribunale o in uno studio notarile. Ha passato quarant’anni a facilitare le truffe di una dinastia fallita; è tempo che scopra come si vive senza la protezione dei suoi committenti.»

La comunicazione con Genova e Zurigo si chiuse con un doppio clic sommesso.

Adrian rimase solo per alcuni minuti, osservando attraverso la finestra la pioggia mista a neve che cominciava a sciogliersi contro i doppi vetri. La facilità con cui poteva manovrare leve finanziarie e istituzionali per schiacciare i suoi avversari non gli dava alcuna soddisfazione. Era un lavoro sporco, necessario, paragonabile a quello di un giardiniere che deve sradicare erbacce velenose per evitare che soffochino le piante da frutto.

Ma ogni volta che azionava quel meccanismo spietato, sentiva una parte di sé allontanarsi da quella semplicità che Elena aveva cercato di preservare fino all’ultimo respiro.

«Non diventare come loro, Adrian,» gli aveva detto Elena una sera d’estate, pochi mesi prima di morire, mentre sedevano sul pontile di quella stessa villa guardando le luci di Bellagio riflettersi nell’acqua quieta. «Loro credono che il potere sia la capacità di fare del male senza pagare il conto. Ma il vero potere è la capacità di proteggere chi ami senza diventare il mostro da cui stai fuggendo.»

Adrian chiuse gli occhi, respirando a fondo l’aria tiepida della biblioteca. Si passò una mano sul viso, sentendo la ruvidità della barba incolta che cominciava a spuntare sul mento. Aveva promesso a Elena che avrebbe tenuto Zoe al sicuro, ma cominciava a capire che proteggere un bambino non significava solo costruire mura spesse, assoldare guardie giurate o distruggere nemici nei tribunali. Significava essere presente. Significava non permettere che l’ombra della violenza entrasse nello spazio sacro della sua infanzia.

Nei giorni successivi, la vita a Villa Carducci assunse un ritmo lento, quasi metodico, scandito dal mutare delle stagioni sul lago.

La notizia del fermo e della successiva liberazione degli scafi a Genova non raggiunse le pagine dei giornali nazionali se non come un breve trafiletto economico: l’ispettore delle dogane era stato sospeso con effetto immediato per gravi irregolarità contabili, mentre la Chen Real Estate continuava la sua lenta emorragia sui mercati internazionali, costretta a cedere altri asset secondari per coprire i debiti accumulati. A Milano, l’avvocato Varisco aveva annunciato il suo “ritiro anticipato dalla professione per motivi di salute”, scomparendo per sempre dai salotti buoni della finanza lombarda.

Il pericolo immediato sembrava essere rientrato, ma Adrian non allentò la guardia.

Ogni mattina, dopo aver trascorso due ore a sbrigare le questioni urgenti con Marcus tramite videochiamata, l’uomo chiudeva i monitor e scendeva al piano terra. Insegnava a Zoe a riconoscere le tracce degli uccelli sul sentiero innevato del parco; sedeva accanto a lei sul tappeto del salone principale mentre la bambina disegnava con i pastelli a cera grandi case colorate senza cancelli e barche a vela che navigavano su mari impossibili.

Ruth osservava quella trasformazione con un misto di sollievo e silenziosa meraviglia. L’uomo d’affari cinico e distante che per anni era apparso solo come una figura d’ombra nelle vite della figlia cominciava a mostrare le crepe di un’umanità sepolta sotto strati di doveri e battaglie corporative.

Una sera, verso la fine di gennaio, mentre il lago era immobile come una lastra di piombo sotto un cielo trapuntato di stelle gelide, Zoe si rifiutò di andare a dormire se Adrian non le avesse mostrato la stanza segreta di cui Ruth le aveva parlato durante il giorno.

«Quale stanza segreta, stella mia?» chiese Adrian, prendendola in braccio mentre salivano la grande scala di pietra serena.

«Ruth ha detto che la mamma dipingeva in una stanza dove si vede tutto il lago e che ci sono quadri con tanti colori che profumano di fiori,» disse la bambina appoggiando la testolina sulla spalla del padre, stringendo il suo inseparabile coniglietto di peluche grigio.