E, cosa ancora più tragica per il suo grande ego, non andava quasi più a giocare a golf con la stessa frequenza dei vecchi tempi, perché si era improvvisamente e amaramente reso conto di quanto diavolo costassero realmente le quote annuali del club senza il mio puntuale bonifico silenzioso a coprirle di nascosto.
Io, invece, usai saggiamente la mia meritata metà dei soldi ricavati per comprare in contanti un bellissimo e luminoso condominio con due ampie camere da letto in un quartiere estremamente tranquillo e alberato, molto più vicino a dove viveva e lavorava Melissa.
Non avevo sulle mie spalle alcun oneroso mutuo da pagare alla banca.
Non avevo pesanti debiti passati da estinguere con ansia.
E, cosa in assoluto più importante di tutte le altre, non avevo più nessuno in giro per casa che mi dicesse come, dove e quando spendere i miei sudati soldi.
Il primissimo giorno passato nella mia meravigliosa nuova casa, subito dopo che gli stanchi traslocatori se ne furono finalmente andati via col camion, rimasi in piedi in silenzio al centro del mio nuovo soggiorno vuoto.
C’erano decine di pesanti scatoloni di cartone accatastati ovunque, ma la fresca aria della stanza profumava intensamente di vernice appena passata e, soprattutto, di un’incredibile sensazione di libertà totale.
Andai felice nella mia nuova e moderna cucina dai toni pastello e mi preparai con calma un ottimo caffè macinato fresco.
Guardai estasiata fuori dalla grande e pulita finestra del salotto, osservando incantata le colorate foglie autunnali che danzavano in modo ipnotico e leggero spinte dal vento di novembre.
Presi il mio fidato telefono cellulare e aprii lentamente l’app ufficiale della mia banca personale.
Guardai a lungo il saldo positivo del mio conto corrente, l’innegabile e tangibile frutto del mio duro lavoro di contabile e della mia ritrovata e inviolabile indipendenza economica.
Poi andai a piedi a fare la mia solita spesa settimanale in un delizioso, profumato e accogliente piccolo mercato biologico di quartiere situato proprio vicino a casa mia.
Comprai tanta colorata frutta fresca di stagione, un ottimo e costoso pezzo di salmone norvegese, del pregiato vino bianco francese parecchio costoso e un meraviglioso e profumato mazzo di tulipani gialli freschi.
Nessuno mi avrebbe mai più chiesto di vedere e giustificare nervosamente il conto del supermercato.
Nessuno mi avrebbe mai più giudicata o rimproverata aspramente per aver speso scientemente qualche stupido dollaro in più del solito per comprarmi dei bellissimi fiori recisi che mi rendevano semplicemente allegra.
Quando tornai a casa a piedi, sistemai i miei bellissimi tulipani gialli in un elegante vaso di cristallo trasparente posto esattamente al centro del grande tavolo di legno della cucina.
Cucinai abilmente la mia squisita cena di pesce ascoltando la mia musica jazz preferita ad altissimo volume dalle casse stereo, senza dovermi minimamente preoccupare se quel rumore desse o meno fastidio a un uomo pantofolaio che voleva religiosamente e silenziosamente guardare in santa pace la sua partita in tv.
Versai con calma un abbondante bicchiere di quel vino bianco ghiacciato ed eccellente appena comprato.
Mi sedetti comoda al tavolo, completamente da sola, in pace col mondo e sorrisi apertamente e genuinamente.
Rob mi aveva intimato brutalmente di essere più indipendente e slegata da lui.
Mi aveva detto sprezzantemente di smettere di vivere da sanguisuga alle sue larghe e generose spalle.
Ora, con il senno di poi, sapevo per certo di non aver mai, assolutamente mai ricevuto un consiglio matrimoniale migliore di quello in tutta la mia lunga vita.
E non mi ero mai sentita intimamente così viva, così dannatamente padrona del mio personale destino e così profondamente, immensamente e magnificamente felice di esistere.
L’indipendenza, dopotutto, ha un sapore indescrivibilmente dolce e meraviglioso quando finalmente si smette di pagare di tasca propria l’altissimo e insensato prezzo per curare l’ingratitudine e il narcisismo tossico degli altri.
Ripensai fugacemente a quel famoso martedì mattina di inizio ottobre, al modo strafottente in cui aveva gettato e sventolato quello stupido scontrino sul bancone con assoluto e ingiustificato disprezzo.
Mi chiesi seriamente, analizzando le cose in retrospettiva e a mente fredda, come diamine avessi fatto ad accettare passivamente quel suo insopportabile comportamento dominante per quasi tre decenni della mia preziosa giovinezza.
La cruda e nuda verità è che l’amore giovanile, o almeno l’abitudine costante e rassicurante che ne deriva col passare dei lunghi anni, ti rende inesorabilmente sorda e cieca davanti ai difetti del partner.
Ti convinci in buona fede che prenderti cura dell’altro in modo silenzioso e totale sia il tuo unico dovere morale, il tuo modo migliore e più efficace di dimostrare il tuo profondo affetto.
Assorbi inconsciamente i piccoli e costanti colpi bassi, le mancanze di rispetto silenziose e velate, le pesanti e logoranti aspettative non dette che gravano sulle tue spalle stanche.
Diventi lentamente e inesorabilmente l’ammortizzatore sociale invisibile e logoro di tutta l’intera famiglia allargata.
Se c’è improvvisamente un grave problema in casa o fuori, lo risolvi in quattro e quattr’otto molto prima ancora che lui o chiunque altro se ne accorga o se ne debba minimamente preoccupare.
Se manca accidentalmente qualcosa in dispensa, lo compri tu senza fare domande o polemiche sterili.
Se c’è un’imprevista e costosa fattura del meccanico o del dentista da pagare, la saldi prontamente attingendo ai tuoi fondi privati senza mai chiedere inutili o forzati ringraziamenti.
E col passare inesorabile del tempo tiranno, l’altra persona, da te viziata oltremisura, smette del tutto di vedere, apprezzare e comprendere il miracolo organizzativo quotidiano della tua preziosa e silenziosa presenza.
Inizia egoisticamente e stupidamente a pensare che l’immensa casa si pulisca da sola e si rassetti per magia, che il frigorifero immenso si riempia costantemente e misteriosamente per un oscuro miracolo divino, che i complessi conti familiari di fine mese si bilancino da soli grazie all’intervento degli angeli del cielo.
Il caro Rob era disastrosamente e rovinosamente caduto esattamente e in pieno in questa classica e mortale trappola mentale dell’ego maschile smisurato e fragile.

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