Credeva fermamente e presuntuosamente che il suo fisso e sicuro stipendio mensile, solo leggermente più alto del mio reddito variabile ma costante, fosse in assoluto l’unica vera e solida colonna portante economica della nostra serena esistenza borghese.
Non aveva mai e poi mai contato le centinaia e centinaia di faticose ore che io passavo curva e mezza cieca sui complicati libri contabili delle mie svariate aziende clienti, spessissimo a tarda notte e rinunciando al sonno, per garantire sempre che non ci mancasse assolutamente nulla di bello o di lussuoso.
Non aveva mai e poi mai minimamente calcolato l’altissimo e distruttivo costo emotivo, psicologico e fisico di dover organizzare alla perfezione e nei minimi dettagli ogni festa, ogni sacro Natale, ogni dannatissimo compleanno della sua grandissima e asfissiante famiglia.
La tristissima e memorabile festa dei suoi 55 anni festeggiati a suon di hot dog sconditi era stata a tutti gli effetti lo specchio limpido e perfetto della sua enorme e ridicola arroganza.
Ancora oggi, a volte, mi capita di scoppiare a ridere da sola come una stupida ragazzina ripensando all’espressione totalmente sconvolta e inorridita impressa sulla faccia rugosa di sua cugina Linda mentre fissava incredula la misera e triste insalata di patate fredda comprata di fretta al supermercato all’angolo.
Era stata davvero e oggettivamente crudele e meschina quella mia inaspettata mossa strategica dell’ultimo minuto?
Forse sì, lo ammetto candidamente, ma in quel momento cruciale della mia vita era diventata un’azione del tutto necessaria e indispensabile alla mia futura sopravvivenza mentale e fisica.
Un presuntuoso uomo fatto e finito che ti chiede freddamente e brutalmente di pagare per conto tuo le tue futili cose e poi, magicamente, pretende che tu gli finanzi per intero tutte le sue regali e costose comodità, non merita in alcun modo la tua pacata e arrendevole gentilezza di moglie devota.
Merita di ricevere esattamente e in grande abbondanza ciò che ha tanto stupidamente, arrogantemente e prepotentemente chiesto con le sue stesse parole taglienti: un enorme bagno freddo di durissima indipendenza economica, morale e sociale.
Ora, grazie a quella rivelazione, la mia noiosa e prevedibile routine quotidiana era radicalmente, completamente e meravigliosamente cambiata in meglio sotto ogni punto di vista possibile.
Mi svegliavo felice e riposata alle sette esatte del mattino, senza l’ansia opprimente di dover preparare di corsa la colazione per due persone o di dover lavare le tazze sporche lasciate da altri nel lavandino pulito.
Facevo comodamente la mia lezione privata di yoga sul tappetino steso nel mio nuovo e bellissimo salotto caldo e baciato dai primissimi e dorati raggi del sole nascente.
Lavoravo incessantemente ai miei preziosi registri contabili sul computer portatile con una pace, una concentrazione e una tranquillità interiore che non avevo sinceramente mai, assolutamente mai conosciuto o sperimentato prima d’ora in tutto l’arco della mia vita lavorativa adulta.
I miei numerosi clienti affezionati aumentarono di numero col tempo, perché ora finalmente potevo dedicarmi a loro e ai loro affari a tempo pieno, con molta più totale concentrazione e con uno stress mentale ridotto praticamente ai minimi termini storici.
La mia già solida e rispettabile entrata mensile crebbe ulteriormente in modo esponenziale, permettendomi così il grandissimo ed esclusivo lusso di poter finalmente, felicemente e liberamente viaggiare in giro per il mondo.
Il primissimo, indimenticabile e lungo viaggio che mi concessi in solitaria fu un volo diretto transoceanico per andare a esplorare l’incantevole Parigi, completamente e totalmente da sola, con una valigia enorme e senza biglietto di ritorno fisso.
Il mio ex marito Rob odiava letteralmente viaggiare, diceva sempre e noiosamente che la vecchia Europa era troppo, esageratamente cara e scomoda per via dei lunghi ed estenuanti voli aerei stipati e per colpa di quegli alberghi antichi, cari e privi di grandi spazi confortevoli a cui era tanto assuefatto negli Stati Uniti.
E così, per ventinove lunghissimi, ripetitivi e letargici anni di fidanzamento e poi di vero matrimonio, avevamo tristemente e sistematicamente passato ogni nostra singola e santa estate sempre rigorosamente chiusi nella solita e dannata noiosa casa in affitto sul grande lago nel Michigan circondati da zanzare giganti.
Passeggiando lentamente lungo le romantiche e piovose sponde del fiume Senna a Parigi, mangiando fragranti croissant francesi appena sfornati con le mani e visitando tutti gli innumerevoli e sterminati musei e gallerie d’arte senza la minima e opprimente fretta, mi sentii letteralmente, spiritualmente e fisicamente rinascere dalle mie tristi ceneri coniugali come una bella fenice dorata.
Incontrai e conversai con decine di persone affabili e meravigliose, feci nuove, profonde e sincere amicizie cosmopolite e scoprii, con immensa gioia mista a stupore, delle parti inesplorate e sopite di me stessa che avevo inavvertitamente e tristemente seppellito e scordato per anni interi sotto il pesantissimo, soffocante e soffocante peso e le enormi e massacranti aspettative patriarcali imposte dalla società del mio matrimonio tossico durato decenni.
Mio piccolo e amato nipote di sette anni, il vivace figlio primogenito di mia figlia Melissa, venne di persona a trovarmi spessissimo nel mio nuovo e bellissimo appartamento arioso in centro città.
Amava tantissimo venire da me nella mia casa luminosa, diceva con la sua voce dolce e acuta che l’aria era sempre pulita e trasparente, invasa costantemente e allegramente dalla calda luce naturale e che ogni stanza della casa profumava dolcemente e costantemente del buon odore avvolgente e dolciastro dei biscotti caldi al burro che spesso infornavo per lui.
Non vedeva e non incontrava quasi mai il suo arcigno e depresso nonno Rob.
Melissa mi disse in confidenza un piovoso giovedì che suo padre Rob era diventato in breve tempo un uomo cinico, rabbioso e profondamente amaro.
Pare fosse sempre teso, scontroso e costantemente pronto a lamentarsi con chiunque dei pesanti e inaspettati costi insostenibili della vita quotidiana da single, e soprattutto pronto a imprecare contro la presunta cattiveria, falsità e perfidia delle donne emancipate del giorno d’oggi.
Non aveva chiaramente, categoricamente ed evidentemente ancora imparato un solo e singolo concetto di fondo della sua dura lezione di vita ricevuta.
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