Probabilmente e molto tristemente, non l’avrebbe mai e poi mai davvero imparata fino al giorno della sua tanto attesa morte.
Ma onestamente, questo suo gravissimo, immutabile e pietoso deficit emotivo e psicologico non era in alcun modo e in alcuna forma un mio fottuto problema.
Io non ero assolutamente e mai più la sua paziente e non pagata custode legale, la sua premurosa e accondiscendente assistente personale h24 pronta a risolvere beghe legali o familiari e la sua inesauribile e generosissima banca filantropica senza limiti o spese di gestione del conto corrente e della carta prepagata dorata che tanto ostentava.
Io ero ormai solamente e orgogliosamente Diane in tutto il suo grande ed esplosivo e magico e prorompente splendore in solitaria.
Una donna intelligente, bella e indipendente di quasi sessant’anni suonati che aveva in pratica appena intrapreso e iniziato a vivere e sviscerare in libertà il capitolo migliore, più avvincente e più bello in assoluto della sua intera, lunga e complessa e travagliata storia terrena personale di fatica, sopportazione passiva, dedizione cieca ma finalmente ed evidentemente redenta dal fato e dal coraggio inaspettato delle proprie radicali azioni personali prese a cuor leggero nonostante l’ignoto e i pericoli celati nell’isolamento volontario ed emancipato da vecchi tiranni familiari e finti Dei fasulli e oppressivi in declino terminale.
La fantastica e memorabile e speciale sera piovosa in cui firmai definitivamente in calce con la penna stilografica di fronte a tre testimoni le ultime carte bollate del doloroso ma veloce divorzio legale presso lo studio spazioso, curato e asettico e incredibilmente bianco del tribunale di Stato statale locale…
Quella stessa esatta, magnifica e felice e stellata sera perfetta e priva di ombre organizzai festosamente una piccola ed esclusivissima cena gourmet di lusso a casa mia per festeggiare adeguatamente e sontuosamente e doverosamente l’enorme, vitale e sudato traguardo legale umano, formale ed effettivo finalmente e felicemente ed enormemente raggiunto assieme alla libertà interiore totale duratura per l’eternità perenne del cosmo freddo e scuro illuminato da sprazzi sfavillanti e continui di speranza fulgida eterna.
C’era la mia cara e leale e solidale figlia forte e fiera, la bellissima e combattiva Melissa con i suoi occhioni grandi.
C’erano tutte le mie vecchie, amatissime e invidiate ma stabili amicizie fidate e insostituibili.
C’era e partecipava perfino in abito da sera la mia agguerrita, temutissima e feroce, nonché formidabile e infallibile avvocatessa legale di famiglia, ovvero la preparatissima donna che aveva brillantemente perorato in aula distruggendo le finte prove accusatorie la mia inappuntabile, gigantesca e stravincente causa, divenuta mia intima complice sincera, nonché nuova cara fidata, speciale ed unica confidente personale in via ufficiale per il prosieguo lungo ed eccitante della mia bellissima, incredibile vita matura da donna adulta che sa realmente quel che vuole senza accontentarsi di un sorriso falso d’ordinanza e di due fiori striminziti portati tardi il sabato sera da finti cavalieri erranti impenitenti senza macchia ma pure, per inciso, senza soldi, senza rispetto né virtù morali di alcun reale valore salvifico oggettivo durevole ed elevato verso il cielo.

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