“L’asta per il porto di Genova è fissata per giovedì,” spiegò Alessandro, indicando i grafici. “Siamo i favoriti. L’offerta di Grimaldi è debole, mancano di liquidità a causa dei loro investimenti sbagliati a Dubai dello scorso anno.”
“Ettore Grimaldi è un animale ferito, Alessandro,” disse Eleonora, la sua voce calma e misurata. “E gli animali feriti non seguono le regole. Se non può batterci sul piano finanziario, cercherà di farlo sul piano personale. Cercherà fango.”
Beatrice annuì, aggiustandosi gli occhiali sul naso perfetto. “Ho fatto controllare tutte le nostre divisioni. La compliance è al cento percento. Non abbiamo nulla da nascondere.”
“Tutti hanno qualcosa che un nemico può distorcere per farlo sembrare un crimine,” rispose Eleonora, alzandosi e avvicinandosi alla vetrata. “Franco,” chiamò senza alzare la voce.
Dall’ombra, il capo della sicurezza emerse come uno spettro. “Sì, signora.”
“C’è stato movimento?”
“Sì, signora,” rispose Franco, consegnando un tablet a Eleonora. “Ieri pomeriggio. Ettore Grimaldi in persona ha fatto visita al ‘Caffè all’Angolo’ a Pioltello. Ci è rimasto venti minuti.”
Alessandro aggrottò la fronte. “Il bar dove lavora Valeria? Perché Grimaldi dovrebbe incontrare quella poveraccia? Sono passati anni. Lei non sa nulla dei nostri affari.”
“Non sa nulla dei nostri veri affari, Alessandro,” lo corresse Eleonora, un sorriso gelido che le piegava le labbra. “Ma ha vissuto in casa nostra per mesi. Ricordi quando, durante il vostro fidanzamento, la sorprendemmo a curiosare nel tuo studio? Cercava disperatamente di capire quanto fossimo ricchi per assicurarsi il suo futuro.”
“E tu la cacciasti dallo studio,” ricordò Alessandro. “Ma non capisco…”
“Quando mi resi conto della sua natura avida, ancor prima di quel disastroso matrimonio, capii che Valeria era una mina vagante,” spiegò la matriarca. “Così, in modo molto discreto, le feci trovare qualcosa. Un falso documento. Un’esca.”
Beatrice la guardò con un misto di stupore e ammirazione. “Hai preparato una trappola per lei anni prima che succedesse tutto?”
“Il potere non si mantiene con l’ingenuità, mia cara Beatrice,” rispose Eleonora dolcemente. “Creai un finto libro contabile digitale, un file nascosto in una vecchia chiavetta USB che lasciai deliberatamente sguarnita nel cassetto della scrivania di Alessandro. Quel file conteneva transazioni fittizie: tangenti a politici locali, fondi neri in Svizzera. Cose che avrebbero potuto distruggere la Visconti Corporation. Naturalmente, il file era criptato con una password semplice, e conteneva un tracciatore digitale e una filigrana impercettibile.”
“E Valeria ha copiato quel file?” chiese Alessandro, incredulo.
“Non lo so con certezza. Ma è sempre stata avida e furba. Se voleva un’assicurazione sulla vita contro di noi, quello era il suo Graal. Grimaldi è alla disperata ricerca di munizioni. Ha fiutato la disperazione di Valeria ed è andato a comprarla.” Eleonora posò il tablet sulla scrivania. “Lasciamo che Grimaldi faccia la sua mossa. E prepariamoci a distruggerlo definitivamente.”
Il Falso Graal
Nel suo squallido monolocale, Valeria frugava freneticamente all’interno di una vecchia scatola di scarpe che teneva nascosta sotto il letto. Polvere e vecchie bollette volarono sul pavimento di linoleum scrostato. Le sue mani tremavano.
Deve essere qui. Sapevo che un giorno sarebbe servito.
Durante il suo fidanzamento, mentre Alessandro era in viaggio di lavoro, Valeria aveva setacciato l’ufficio privato del futuro marito. Voleva certezze. Voleva avere il coltello dalla parte del manico, temendo che Eleonora prima o poi cercasse di farle firmare un accordo prenuziale di ferro (cosa che, inevitabilmente, accadde, e che portò Valeria al gesto disperato di falsificare la firma).
In quell’occasione, aveva trovato una piccola chiavetta USB nera in un doppio fondo del cassetto. L’aveva collegata al suo portatile e aveva copiato l’unico file presente: “Progetto_Giano_Confidenziale.pdf”. Non l’aveva mai usato perché, fino al giorno del matrimonio, pensava di aver vinto la lotteria sposando Alessandro. Dopo la rovina, nella sua mente sconvolta, aveva dimenticato quel file. Ma l’offerta di Grimaldi le aveva riacceso la memoria.
Finalmente, le sue dita afferrarono un vecchio hard disk esterno grigio. Lo collegò al suo laptop scassato. Lo schermo si illuminò, illuminando il suo viso pallido e scavato nel buio della stanza. Cliccò sulla cartella nascosta.
Eccolo.
Valeria aprì il file. Le tabelle erano inequivocabili: pagamenti non tracciati a società fantasma a Panama, “donazioni” a fondazioni politiche fittizie in cambio di concessioni edilizie. Se questo documento fosse finito nelle mani della Guardia di Finanza, i Visconti sarebbero crollati. Eleonora sarebbe andata in prigione.
Un sorriso folle, euforico, le squarciò il viso. “Ti ho in pugno, vecchia strega,” sussurrò.
Prese il cellulare usa e getta che Grimaldi le aveva lasciato e compose il numero. “Ho quello che volete,” disse appena l’uomo rispose. “Ho la prova che distruggerà i Visconti. Voglio i miei soldi. Tutti e subito.”
“Porti il file domani alle dieci al quartier generale della Grimaldi Holding,” rispose Ettore. “Se il materiale è valido, avrà il suo milione e il suo biglietto per le Bahamas.”
La notte passò in un lampo di eccitazione febbrile per Valeria. Non chiuse occhio. Si fece una doccia, indossò il suo unico vestito decente rimasto — un tailleur nero che ormai le stava grande, ma che stirò con cura meticolosa — e si truccò per nascondere le ombre sotto gli occhi. Non era più la cameriera del bar. Era la donna che stava per abbattere un impero.
La Stanza dei Bottoni
Il quartier generale della Grimaldi Holding era un tripudio di acciaio e vetro freddo. Ettore Grimaldi era seduto a capotavola nell’immensa sala riunioni, circondato dai suoi avvocati più feroci e dal suo consiglio di amministrazione.
Quando Valeria fu fatta entrare, tutti gli sguardi si puntarono su di lei. Alcuni dirigenti sorrisero con condiscendenza, vedendo quella donna magra, dall’aria stanca, vestita con abiti fuori moda. Ma Valeria teneva la testa alta. Camminò verso Ettore e posò una chiavetta USB nuova di zecca sul tavolo.
“È tutto qui,” disse lei, la voce ferma. “Il libro nero della Visconti Corporation. Fondi esteri, corruzione, riciclaggio. Tutto gestito personalmente da Eleonora.”
Il responsabile informatico della Grimaldi prese la chiavetta, la inserì nel portatile e proiettò il documento sul grande schermo. La sala ammutolì. I numeri erano devastanti. Le date corrispondevano a grandi acquisizioni immobiliari del passato.
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