Nel silenzio dell’abitacolo, il calore della tazza termica tra le mie mani era la prima sensazione autentica di sollievo che provassi da quando potevo ricordare. Il caffè nero, amaro e bollente, mandò un brivido attraverso la mascella indolenzita, ma la ferita non pulsava più con la rabbia cieca di poche ore prima; ora era solo il tributo pagato per un biglietto di sola andata verso la realtà.

«Dobbiamo portarti al pronto soccorso prima di andare in questura,» disse Elena, con lo sguardo fisso sulla carreggiata buia. Le sue dita stringevano il volante con vigore, e la tensione accumulata nelle ultime quattro ore le contraeva ancora le spalle. «Quella guancia ha bisogno di punti di sutura, Elara. E se c’è un’infrazione alla mandibola, serve un referto medico ufficiale redatto entro le ventiquattr’ore. Sarà la prova regina per l’accusa di lesioni aggravate da futili motivi e abuso familiare.»

«Niente ospedali pubblici,» risposi, e la mia voce suonò rauca, filtrata dal sangue coagulato nell’interno della bocca. «Non ancora. Arthur ha legami con il primario di chirurgia del Civico. Se mettiamo piede lì prima che il procuratore abbia convalidato il fermo e secretato il fascicolo, troveranno il modo di far sparire la cartella clinica o dichiareranno che sono arrivata in stato di delirio psicotico, proprio come prevedeva il piano di mia madre.»

Elena lanciò un’occhiata allo specchietto retrovisore, poi scosse la testa con un misto di sgomento e ammirazione. «Hai pensato davvero a tutto, non è vero?»

«Quando vivi per anni nella tana di belve feroci, non studi solo le loro abitudini alimentari. Impari a prevedere ogni singolo muscolo che muovono prima di balzare.»

Prese il telefono vivavoce e compose un numero a memoria. Tre squilli a vuoto, poi una voce assonnata ma professionale rispose dall’altro capo.

«Dottor Moretti?» disse Elena. «Sono Elena. Ho bisogno della clinica privata di corso Magenta. Ora. Abbiamo una testimone protetta che necessita di cure immediate e di una perizia legale blindata con marcatura oraria.»

Dall’altra parte ci fu una breve esitazione. «È per la faccenda di Blackwood? Le radio della polizia sono impazzite da mezz’ora. Tutti i cronisti di giudiziaria stanno assediando il comando provinciale.»

«È lei,» rispose asciutta la giornalista. «Arriviamo tra dieci minuti dal retro.»

Capitolo I: La Diagnosi del Dolore
La clinica era un edificio sobrio in mattoni rossi, privo di insegne appariscenti, nascosto all’ombra di un viale alberato poco distante dal tribunale. Entrammo dall’uscita di sicurezza del seminterrato. L’odore asettico di disinfettante all’eucalipto sostituì l’aroma pungente di pino e pioggia che mi ero portata dietro dalla tenuta.

Il dottor Moretti, un uomo sulla cinquantina con i capelli grigi tagliati corti e occhiali cerchiati d’acciaio, mi fece accomodare sul lettino operatorio senza fare domande superflue. Con dita ferme e delicate, iniziò a tastare la struttura ossea del mio viso.

Ogni tocco era una scossa elettrica, ma non emisi un lamento. Fissavo il soffitto bianco a cassettoni, concentrandomi sul respiro regolare del diaframma.

«Nessuna frattura scomposta dell’arco zigomatico, per fortuna,» decretò infine, esaminando la lastra a sviluppo rapido appena comparsa sul monitor luminoso. «Ma il condilo mandibolare sinistro ha subito una sublussazione violenta con versamento ematico nell’articolazione temporo-mandibolare. La mucosa interna della guancia è lacerata contro i premolari. Ci vorranno quattro punti riassorbibili, ghiaccio continuo per settantadue ore e una dieta liquida per due settimane.»

Prese la siringa per l’anestetico locale. «Sentirai un piccolo pizzico.»

«Ho sentito di peggio stamattina,» dissi.

Il medico mi guardò negli occhi attraverso le lenti spesse. Non c’era la pietà sdolcinata a cui Lydia mi aveva abituata quando recitava la parte della madre martire davanti agli estranei; c’era solo il rispetto clinico per un corpo che era sopravvissuto a un assalto. «Immagino di sì. Ma da stanotte, signorina Thorne, ogni millimetro di questo danno ha un valore legale inestimabile. Questo referto porterà il timbro del collegio dei medici legali del tribunale. Tuo padre non potrà liquidarlo come una caduta accidentale.»

Mentre l’ago penetrava nella carne insensibile e il filo da sutura compiva il suo lavoro rapido e silenzioso, Elena sedeva su uno sgabello nell’angolo, battendo sui tasti del suo computer portatile. Il bagliore azzurro dello schermo le illuminava le rughe d’espressione attorno agli occhi.

«La redazione ha appena bloccato la prima pagina per l’edizione straordinaria,» mormorò senza distogliere lo sguardo dal testo. «Titolo provvisorio: ‘Il Castello di Carte dei Thorne: Rifiuti Tossici, Fondi Neri e Schiavitù Domestica’. Le agenzie stampa internazionali stanno rilanciando il video della sala da ballo. I filmati girati con gli smartphone dai parlamentari presenti sono già ovunque sui social network. Nessuno può fermare la valanga adesso, nemmeno se Arthur mettesse sul tavolo l’intero patrimonio liquido della famiglia.»

«Non ha più alcun patrimonio liquido,» sussurrai, sentendo la guancia addormentarsi gradualmente sotto l’effetto della novocaina.

Elena alzò la testa di scatto. «Cosa intendi dire?»

«La terza chiavetta USB che vi ho consegnato non conteneva solo copie dei contratti di smaltimento illegale. Conteneva anche il codice di revoca fiduciaria dei fondi lussemburghesi.»

Il dottor Moretti si fermò per un secondo con le pinzette a mezz’aria, poi scosse la testa con un mezzo sorriso amaro prima di riprendere a cucire. «Sei un demonio, ragazza.»

«No,» risposi con calma glaciale. «Sono solo sua figlia. Mi ha insegnato lui che in economia chi possiede le chiavi di accesso possiede il castello. Tre anni fa, quando mi costrinsero a firmare la rinuncia all’università per fare la cameriera a tempo pieno, Arthur mi fece firmare anche una serie di deleghe notarili in bianco. Credeva che fossi troppo terrorizzata per leggerle. Invece le ho memorizzate parola per parola. Una di quelle deleghe conferiva pieni poteri di audit interno alla segreteria societaria in caso di inadempienza penale dell’amministratore delegato.»

Guardai Elena. «A mezzanotte in punto, con l’apertura dei mercati asiatici, le banche depositarie di Francoforte e Ginevra riceveranno la notifica automatica dell’iscrizione di Arthur Thorne nel registro degli indagati per reati ambientali e associazione a delinquere. Tutti i conti correnti intestati a lui, a Lydia e alle holding collegate a Kyle sono già stati congelati in via cautelativa. Al momento, la gloriosa dinastia Thorne non ha abbastanza liquidità per pagare nemmeno la colazione al distributore automatico della questura.»