Era un locale estremamente elegante, pervaso fin dall’ingresso dal profumo pungente e inebriante dei pregiati chicchi appena tostati sul fuoco, molto appartato e accogliente.
Ci sedemmo comodamente a un piccolo, raffinato tavolo rotondo di solido legno scuro, opportunamente posizionato vicino a una grande e pulitissima finestra che dava direttamente sul viale alberato.
Ordinammo subito alla giovane cameriera due enormi caffè espressi doppi, neri come la pece più oscura e rigorosamente senza l’aggiunta di una sola briciola di zucchero o latte.
“Allora,” iniziò Linda con una voce intrisa di puro entusiasmo professionale.
Aprì con gesto teatrale il suo elegante taccuino di cuoio rilegato a mano e prese in mano una luccicante penna stilografica dal pennino dorato.
“Il nostro intero comitato esecutivo della Haworth Capital è pienamente e all’unanimità disposto a offrirti una lussuosa posizione permanente da Senior Operating Partner a partire da domattina.”
“La mia unica, singola e non negoziabile condizione,” dissi io interrompendola dolcemente, guardandola dritta nelle profondità degli occhi, “è che voglio e pretendo di avere la più totale e assoluta carta bianca su ogni singola decisione operativa che prenderò.”
“Voglio l’autorità formale, assoluta e indiscutibile sulle revisioni operative, legali e finanziarie di ogni singola startup che fa parte del vostro vasto e ramificato portfolio di investimenti globali.”
“E cosa accadrà se per puro caso dovessi sfortunatamente inciampare in un altro presuntuoso e inutile clone di Nick Branson lungo il mio nuovo cammino professionale?” chiesi sfidandola, incrociando le braccia sul tavolo con un sorriso sarcastico.
“In quel preciso e malaugurato caso,” rispose Linda senza concedersi un solo attimo di fatale e pericolosa esitazione, “hai la mia personale, incondizionata, assoluta e scritta autorizzazione a lasciarlo annegare da solo, senza alcun soccorso, nelle sue stesse patetiche e inutili scartoffie.”
Bevvi un lungo, profondo e rinvigorente sorso dalla tazzina di ceramica bianca contenente il mio caffè appena estratto.
Il sapore persistente era straordinariamente amaro, fortissimo, incredibilmente denso e assolutamente, innegabilmente, poeticamente perfetto.
A cinquant’anni suonati, la mia vera, straordinaria e gloriosa carriera nel mondo del business tecnologico non era affatto giunta al termine naturale come molti uomini in doppiopetto si sarebbero aspettati.
Al contrario, stava appena per iniziare e sbocciare un capitolo interamente nuovo, radioso e incredibilmente più potente e luminoso del precedente.
E questa volta, per la prima grandiosa volta in tutta la mia umile vita professionale trascorsa nell’ombra, le regole del gioco le avrei imposte e scritte interamente e orgogliosamente da sola.
Le tre ore immediatamente successive a quel memorabile sorso di caffè volarono via in un batter d’occhio, consumate mentre delineavamo con estrema e chirurgica precisione i dettagli tecnici e legali del mio nuovo, prestigioso e strapagato ruolo.
Linda si rivelò agli occhi miei non solo una brillante, aggressiva e astuta investitrice istituzionale di capitale di rischio a livello mondiale.
Si dimostrò anche e soprattutto una persona illuminata, rara e preziosa, che comprendeva intimamente e fin nel midollo spinale il vero, inestimabile valore del brutale lavoro svolto sempre dietro le quinte aziendali.
Quel tipo particolare di duro, sgradevole e stressante lavoro operativo che purtroppo non finisce mai magicamente stampato sulle copertine patinate delle famose riviste di settore o nei blog motivazionali.
Ma che, indubbiamente e segretamente, rappresenta l’unico e ultimo argine di cemento armato capace di impedire alle moderne aziende ipertrofiche di implodere miseramente sotto il peso colossale delle loro stesse, spesso insostenibili e ridicole ambizioni giovanili.
Verso la naturale e fisiologica fine del nostro proficuo e lungo incontro, intorno a metà di un caldo pomeriggio texano, il mio silenzioso telefono cellulare aveva silenziosamente registrato una montagna di ulteriori, patetiche notifiche disperate.
C’erano la bellezza imbarazzante di ben diciassette continue chiamate perse provenienti tutte dal numero personale del signor Nick.
Altre tre chiamate veloci e molto insistenti da parte del numero interno di Marta, la CFO.
E un’ultima, disperata, struggente e implorante chiamata registrata direttamente e personalmente dall’utenza privata dello stesso fondatore Alan.
Decisi freddamente, lucidamente e spietatamente di ascoltare solamente il singolo messaggio vocale registrato che mi aveva premurosamente lasciato la fidata Marta.
“Jessica, scusami infinitamente se mi permetto di disturbarti adesso, ma ti assicuro che la situazione qui dentro si è letteralmente trasformata in un vero e proprio, sanguinoso e catastrofico bagno di sangue su tutta la linea,” diceva la voce profondamente incrinata, esausta e spezzata della povera CFO di Caldera.
In sottofondo, attraverso l’audio sgranato della registrazione digitale, potevo chiaramente e nitidamente udire fastidiosi rumori di estrema concitazione, urla distanti e un caos confuso e generale che riecheggiava su tutto il piano direzionale.
“Alan, non appena si è ripreso ed è stato informato del disastro epocale, ha chiamato furiosamente e personalmente Nick al telefono aziendale.”
“Il nostro fondatore convalescente gli ha urlato addosso e gli ha revocato brutalmente ogni singola, microscopica delega esecutiva e operativa posseduta, con un effetto che è scattato in modo immediato, totalmente inderogabile e assolutamente irrevocabile.”
“Il caro Nick, per tutta risposta a questa sacrosanta decisione, ha immediatamente iniziato a gridare come un folle paranoico e ha ripetutamente minacciato di fare causa civile, penale e matrimoniale all’intera struttura societaria.”
“Poi, per chiudere il suo triste spettacolo in bellezza, ha lasciato clamorosamente l’edificio spaccando intenzionalmente in mille microscopici pezzi un grosso e inestimabile vaso ornamentale di antico cristallo che era esposto all’ingresso della hall principale per impressionare i clienti.”
“Alan, dal canto suo, adesso piange letteralmente al telefono e mi implora di dirti che vuole e deve assolutamente parlarti in modo disperato e urgente.”
“Mi ha detto e ripetuto tra i numerosi, imbarazzanti singhiozzi che è disposto a offrirti addirittura più della metà intera della sua colossale quota azionaria personale, pur di riuscire a convincerti a riaverti miracolosamente al tuo prezioso posto di comando da domani mattina all’alba.”
“Ti prego con tutto il mio cuore, chiamami non appena sarai riuscita ad ascoltare per intero questo delirante e incredibile messaggio vocale.”
Premetti lentamente e con estrema soddisfazione il minuscolo e iconico pulsante rosso sullo schermo touch per cancellare definitivamente e irreversibilmente il file del messaggio vocale dall’archivio del cloud.
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