Julian non esitò. Fece un passo fuori dall’ombra del soggiorno, puntò il fucile da caccia e premette il grilletto.

Il boato fu assordante, rimbalzando tra le pareti di pietra della casa. La rosa di pallini colpì lo stipite della porta e la spalla sinistra del sicario. L’uomo venne sbalzato all’indietro dal rinculo e cadde nel fango del giardino, perdendo la pistola.

“L’ho preso!” urlò Julian, pompando l’arma per ricaricare, pronto a finirlo.

Ma l’uomo era un professionista. Rotolò via con agilità innaturale, scomparendo nel buio della tempesta prima che Julian potesse sparare il secondo colpo.

“Stai indietro, Julian!” gridò Elena, affacciandosi dal corridoio. “Potrebbe rientrare da un’altra parte!”

Il silenzio tornò a regnare, rotto solo dal fragore del vento e dalla pioggia che batteva sui pavimenti allagati. Si ritirarono verso il centro della casa, mettendosi schiena contro schiena, coprendo l’ingresso principale e il corridoio.

Improvvisamente, un vetro si infranse al piano di sopra. La finestra della camera di Maya.

“Oh Dio, no,” sussurrò Julian. Il sicario si era arrampicato sul portico e stava entrando dal primo piano. “Elena, resta qui a fare la guardia alla porta della cantina.”

“Julian, no, non andare da solo!”

Ma lui stava già correndo su per le scale, il fucile spianato. Elena rimase nel soggiorno, il cuore che le martellava in gola, stringendo il manico del coltello con mani sudate.

Dal piano di sopra udì un tonfo terribile, seguito dal rumore di mobili fracassati. Un grugnito di dolore, chiaramente la voce di Julian.

Elena non ci pensò. L’istinto prese il sopravvento. Corse su per le scale di legno, saltando i gradini a due a due. Raggiunse il pianerottolo e vide la porta della stanza di Maya spalancata.

All’interno, la scena era caotica. Il sicario, il cui impermeabile era macchiato del suo stesso sangue, aveva disarmato Julian. Il fucile era gettato in un angolo, rotto a metà. L’assassino sovrastava Julian, tenendolo fermo a terra con un ginocchio sul petto, mentre sfilava un pugnale da combattimento dalla cintura con la mano buona.

“La famiglia Vance manda i suoi ringraziamenti, traditore,” sibilò l’uomo in un italiano spezzato, sollevando il pugnale per il colpo di grazia.

Elena urlò. Non un urlo di paura, ma il grido feroce di una creatura selvaggia. Si lanciò contro il sicario con una velocità folle. L’uomo, colto di sorpresa, si voltò appena in tempo per vedere Elena piombargli addosso.

Il peso di Elena lo sbilanciò, facendolo cadere all’indietro e allontanandolo da Julian. Il pugnale del sicario tagliò l’aria a vuoto, graffiando il braccio di Elena e lacerando la manica della camicia, ma lei non sentì alcun dolore. Con una furia cieca, affondò il coltello da cucina nella coscia dell’uomo, fino al manico.

L’assassino lanciò un urlo agghiacciante, lasciando cadere il suo pugnale per afferrarsi la gamba ferita. Sanguinava copiosamente. Julian, colto l’attimo, si sollevò da terra, afferrò una pesante lampada da comodino in ottone e la abbatté con tutta la sua forza sulla testa del sicario. L’uomo si accasciò sul pavimento, privo di sensi.

Poi, il silenzio.

Il vento continuava a ululare fuori, ma dentro la stanza si sentiva solo il respiro affannoso di Julian ed Elena. Julian lasciò cadere la lampada e si accasciò in ginocchio, tenendosi il petto dove l’uomo lo aveva colpito.

Elena si guardò le mani, tremanti e sporche di sangue. Poi guardò Julian.

“Stai bene?” chiese lui con un filo di voce, vedendo lo squarcio sul braccio di Elena.

“Non è niente. È solo un graffio,” rispose lei, avvicinandosi e abbracciandolo stretto. Le lacrime iniziarono a scendere veloci lungo le sue guance, non di dolore, ma per l’enorme liberazione della tensione accumulata. “È finito, Julian. È finito.”

Lui le baciò la testa, stringendola a sé. “Lo spero. Lo spero tanto.”

Scesero in cantina insieme. Quando Elena aprì la porta, Maya era rannicchiata in un angolo, con gli occhi sgranati, ma non appena vide i suoi genitori, scoppiò in un pianto dirotto e corse verso di loro. Si abbracciarono tutti e tre nell’oscurità della cantina, un groviglio di braccia, lacrime e sollievo.

Il giorno dopo, quando la tempesta si placò e il sole tornò a splendere timidamente sulle strade bagnate di Santa Marina, Julian si sbarazzò del problema. Non chiamarono la polizia. I pescatori del paese, che avevano capito che Julian non era un uomo comune, misero a disposizione una barca. Quello che successe al sicario – se fu consegnato alle autorità di un altro paese o lasciato in balia del mare aperto – Elena non lo chiese mai, e Julian non ne parlò più. L’unica cosa che sapevano era che, fallito quell’attentato, i cartelli, capendo la pericolosità e le protezioni di Julian, rinunciarono alla caccia. Il costo superava di gran lunga il beneficio.

Parte Quarta: Le Radici della Quercia

Passarono gli anni. Il tempo, come l’acqua del mare che leviga le pietre taglienti, smussò i ricordi dolorosi, trasformandoli in cicatrici silenziose che non facevano più male.

La piccola casa di pietra subì diverse modifiche. Julian costruì un’ampia terrazza in legno dove, d’estate, organizzavano cene con gli amici del villaggio. Elena aveva trasformato la sua passione per la panificazione in un vero lavoro, aprendo una piccola focacceria sulla piazza principale che attirava turisti da tutta la costa. Julian continuava a lavorare al cantiere nautico, ma ora ne era diventato socio.

Maya era diventata una splendida ragazza di quattordici anni. Aveva i lineamenti nobili del padre, ma lo spirito indomito e pratico di Elena. Era un’adolescente felice, ribelle quanto bastava, innamorata del mare e della biologia marina. Non ricordava quasi più la tenuta Vance, né l’odore del marmo, né le mani gelide nell’acqua saponata. I suoi ricordi erano fatti di sole, salsedine e dell’amore incrollabile dei suoi genitori.

Sì, genitori. Perché Julian ed Elena si erano sposati in una cerimonia semplice, sulla spiaggia, circondati solo dalla gente del paese. Non c’erano sfarzi, non c’erano anelli di diamanti, solo due fedi d’oro semplici e una promessa sussurrata con il rumore delle onde in sottofondo.