«Papà…» la parola mi uscì dalla gola come un sospiro doloroso, quasi fosse un fantasma che non osavo evocare.
Vittorio non rispose subito. Fece un altro passo avanti e si voltò verso Richard Sterling. L’aria attorno a loro si fece così pesante che il silenzio divenne soffocante.
«Sterling», disse Vittorio, pronunciando quel cognome con un disgusto così puro da far venire i brividi. «Hai toccato mia figlia. Le hai alzato le mani addosso nella casa di Dio. E le hai chiesto di strisciare.»
Richard fece un passo indietro, inciampando quasi sul primo gradino dell’altare. Mark, accanto a lui, era completamente paralizzato, lo sguardo fisso sugli uomini armati che ora circondavano la zona del coro.
«Vittorio… tu… tu dovresti essere morto!» balbettò Richard, cercando disperatamente di ritrovare quell’autorità che per decenni lo aveva reso l’uomo più temuto della finanza cittadina. «Ti abbiamo fatto eliminare! Il tuo corpo fu identificato… la polizia ha chiuso il caso vent’anni fa! Questo è un sacrilegio! Uscite subito dalla mia chiesa o chiamo—»
«Con quale telefono, Richard?» s’intromise una voce calma e cadenzata alle spalle di Vittorio.
Dall’ombra dell’uomo con il tatuaggio emerse una seconda figura. Indossava un abito grigio fumo, portava gli occhiali da vista con la montatura sottile ed aveva un’aria distinta, quasi da professore universitario. Era Matteo Rossi, il consigliere storico della famiglia Valenti, l’uomo che dopo la presunta morte di Vittorio aveva preso in mano le redini degli affari “puliti” della famiglia, trasformandosi in uno dei più rispettati consulenti finanziari di Wall Street.
Matteo mostrò un piccolo dispositivo nero nella palma della mano. «I disturbatori di frequenza sono attivi su tutta la struttura. Non c’è segnale nel raggio di un chilometro. Nessuno entrerà in questa cattedrale finché il signor Valenti non avrà finito il suo discorso.»
La folla nei banchi esplose in un pianto soffocato. Donne in abiti da sera coprivano i volti dei figli, uomini d’affari cercavano di nascondere i telefoni inutilizzabili nelle tasche.
Vittorio ignorò il panico generale. Il suo sguardo rimase piantato su Richard. «Ti sei arricchito con i miei soldi, Sterling. Hai costruito il tuo impero finanziario usando i fondi che Matteo ha riciclato per te dopo la mia “scomparsa”. Ti ho lasciato fare perché mi serviva che qualcuno tenesse al sicuro i beni di mia figlia finché lei non fosse stata abbastanza grande. E in cambio di tutto questo… tu l’hai colpita.»
Vittorio portò lentamente la mano destra all’interno della giacca.
Richard lanciò un urlo soffocato e cadde all’indietro sui gradini dell’altare, alzando le mani per proteggersi il viso. «No! Pietà! Ti ridò tutto! I fondi, le azioni, le proprietà! Prendi tutto, ma non sparare!»
Ma Vittorio non estrasse una pistola. Estrasse un paio di guanti di pelle nera sottilissima. Iniziò a indossarli lentamente, dito per dito, con una precisione chirurgica che faceva salire la tensione a livelli insopportabili.
«Io non sparo nelle chiese, Richard», disse Vittorio a bassa voce. «Ha un cattivo gusto che lascio ai barbari come te. Saranno i miei uomini a portarti fuori. E quando saremo lontani da qui… imparerai a strisciare anche tu.»
Due degli uomini armati si mossero immediatamente dal fondo della nave, avanzando con passo deciso per prelevare Richard Sterling dal suo rifugio sull’altare.
«Aspetta!»
La mia voce tagliò l’aria come una lama.
Mi alzai in piedi. Non strisciando. Mi levai dritta, incurante della seta sporca del mio vestito, incurante del sangue che mi bruciava ancora sulla guancia. Tutti gli sguardi — quelli dei terrorizzati invitati, degli uomini armati, di Richard e dello stesso Vittorio — si voltarono su di me.
Vittorio si bloccò. Il suo sguardo incrociò il mio. Per la prima volta vidi un’esitazione nei suoi occhi grigi. «Elena… resta indietro. Ci penso io ora. Nessuno ti farà più del male.»
«No», dissi, muovendo qualche passo verso di lui. Il velo strappato giaceva a terra vicino a me, ma io camminavo a testa alta. Guardai mio padre, l’uomo che mi era mancato per vent’anni, l’uomo che avevo pianto nelle notti in solitudine, l’uomo che ora si ergeva come un angelo della vendetta.
Poi, lentamente, il mio sguardo si spostò alla sua sinistra.
Fissai l’uomo con gli occhiali. Il consigliere. Matteo Rossi.
Matteo manteneva un sorriso composto, quasi paterno, lo stesso sorriso con cui mi aveva consegnato le chiavi del mio primo appartamento sei anni fa, lo stesso sorriso con cui mi aveva assicurato che i fondi per la mia istruzione provenivano da un “fondo fiduciario anonimo creato da mia madre prima di morire”.
Alzai il braccio destro. Il mio dito indice era teso, rigido, puntato non contro Richard Sterling, non contro il groom che mi aveva tradito, ma direttamente al petto di Matteo Rossi.
«Elena? Che fai?» chiese Vittorio, aggrottando le sopracciglia.
«Lui», dissi con voce ferma, senza che un singolo tremoliotradisse la mia rabbia. «È lui l’uomo che ti ha portato il suo corpo vent’anni fa, vero papà?»
Un silenzio diverso cascò sulla cattedrale. Più freddo. Più velenoso.
Vittorio corrugò il fronte, lo sguardo che oscillava tra me e il suo secondo in comando. «Di cosa stai parlando? Matteo è il mio braccio destro. È stato lui a portarmi in salvo quando i sicari di Sterling mi hanno sparato a Red Hook. È stato lui a trovare un corpo sfigurato da sostituire al mio per far credere al mondo che fossi morto, permettendomi di nascondermi all’estero e pianificare la mia vendetta!»
«È quello che ti ha raccontato lui?» risposi, muovendo un altro passo verso Matteo. Il mio sguardo non si staccava dagli occhi dietro quelle lenti sottili. «È questa la storia che ti ha venduto per vent’anni mentre tu ti nascondevi nell’ombra, convinto di proteggermi?»
Matteo fece un piccolo passo indietro, mantenendo l’espressione neutra, ma le sue dita si strinsero impercettibilmente attorno al dispositivo disturbatore. «Elena, cara… sei sotto shock. Quel vecchio porco di Sterling ti ha colpita. Non sai cosa stai dicendo. Permettici di sistemare questa situazione—»
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