Nacque così la Fondazione Luce Nuova. I mesi successivi furono spesi a selezionare psicologi, avvocati civilisti e reclutatori del personale. Acquistammo diversi immobili residenziali che il mio studio ristrutturò e trasformò in luoghi caldi, accoglienti e sicuri, non in sterili dormitori.

Il giorno in cui accogliemmo la prima ospite – una giovane donna con un occhio nero e una bambina di pochi mesi stretta al petto, fuggita da un marito che le aveva prosciugato il conto in banca – mi chiusi nel mio ufficio e piansi. Piansi perché mi rivedevo in lei, nella sua postura spaventata, nei suoi occhi pieni di vergogna.

Quando scesi ad accoglierla, non le offrii pietà. Le strinsi la mano con fermezza e le dissi l’unica cosa che aveva bisogno di sentire: «Sei al sicuro. Da oggi, le regole cambiano. Nessuno ti farà più del male.»

Vedere quella donna e molte altre rifiorire nel corso dell’anno successivo – vederle trovare un impiego, riacquistare la luce negli occhi, camminare di nuovo a testa alta – fu il successo più grande della mia vita, persino più grande della vittoria dell’appalto per il grattacielo della holding.

Capitolo 17: Oltre l’Orizzonte

Il quinto anniversario del nostro matrimonio lo festeggiammo in modo intimo. Eravamo di nuovo alle Maldive, su quella stessa isola privata dove avevamo trascorso la luna di miele, ma questa volta non eravamo soli.

Aurora correva felice sulla sabbia candida, inseguendo dei piccoli granchietti con la sua risata squillante che si mescolava al suono delle onde. Indossava un costumino rosso e un cappellino di paglia troppo grande per lei, che le scivolava continuamente sugli occhi.

Io ero seduta sotto l’ombra di una palma, le mani appoggiate su un grembo che stava di nuovo arrotondandosi. La nostra seconda figlia sarebbe nata in autunno. Questa volta avevamo scelto di scoprire il sesso in anticipo, e l’idea di avere due bambine rendeva Alessandro l’uomo più orgoglioso e protettivo dell’universo.

Alessandro emerse dall’acqua cristallina, l’oceano che gli scivolava sulla pelle abbronzata. Si avvicinò a noi, prese un asciugamano e si sedette accanto a me sulla sabbia. Tirò Aurora a sé, facendole il solletico finché la bambina non urlò di gioia, per poi lasciarla tornare ai suoi giochi.

Si voltò verso di me. I suoi occhi neri, che anni prima mi erano sembrati così freddi e indecifrabili, ora erano il mio porto sicuro.

«A cosa stai pensando?» mi chiese, sfiorandomi la guancia con il pollice.

«Pensavo al tempo,» risposi, appoggiando la testa sulla sua spalla. «A come sembri passato un secolo da quel giorno nella gioielleria. E allo stesso tempo, a come sembra che la mia vita sia iniziata veramente solo in quell’istante, quando la tua mano ha afferrato il polso di Marco.»

Alessandro si irrigidì leggermente, un riflesso involontario che provava ancora quando si nominava quell’uomo. Ma poi si rilassò, circondandomi le spalle con un braccio.

«Io non ho salvato te, Elena. Te l’ho già detto. Sei stata tu a salvare te stessa. Io ho solo allontanato l’ostacolo che ti impediva di spiccare il volo.» Si chinò per baciarmi la fronte. «E guardati ora. Gestisci un impero del design, gestisci una fondazione che cambia vite, stai per darmi una seconda figlia e hai reso questo vecchio cinico la persona più felice del mondo.»

«E tu porti ancora quell’orologio pacchiano che avevi quel giorno,» lo presi in giro, indicando il cronografo d’oro che si toglieva solo per fare il bagno in mare.

Lui rise, una risata profonda e baritonale. «Serve a ricordarmi che il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo. E che non intendo sprecarne nemmeno un secondo lontano da te.»

Restammo in silenzio, abbracciati, guardando Aurora che costruiva un castello di sabbia incerto ma bellissimo, aiutata dalle onde che si ritiravano.

Se avessi potuto viaggiare nel tempo, sarei tornata indietro in quel negozio di alta moda. Mi sarei avvicinata alla me stessa rannicchiata sul pavimento, tremante di terrore e di vergogna, e le avrei asciugato le lacrime. Le avrei detto di resistere ancora un attimo. Le avrei detto che il dolore non era la fine, ma solo il fuoco in cui si stava forgiando il suo vero spirito.

Le avrei promesso che, molto presto, avrebbe smesso di essere la vittima della storia di qualcun altro, per diventare l’indiscussa eroina della propria.

Ma, mentre la brezza dell’oceano mi accarezzava il viso e la voce di Alessandro sussurrava il mio nome, capii che non ne avevo bisogno. Quella donna fragile era morta per far nascere me. E io, con la mia famiglia, le mie figlie e l’amore incrollabile dell’uomo al mio fianco, stavo vivendo un presente così luminoso che nessuna ombra del passato avrebbe mai più potuto oscurarlo.