«Arrestatelo,» disse Alessandro con voce glaciale, senza nemmeno guardare Marco. Fissava me, valutando se fossi ferita.
«A-Arrestarmi? Per cosa?!» balbettò Marco mentre gli agenti lo ammanettavano senza troppe cerimonie.
«Violazione di domicilio, aggressione, stalking e tentata estorsione,» rispose Alessandro, avvicinandosi a me e avvolgendomi le spalle con il suo braccio forte. «I miei avvocati si assicureranno che tu non veda la luce del sole per un bel po’ di tempo, Marco. Ti avevo avvertito.»
Mentre portavano via Marco, che ora piangeva e implorava pietà, Alessandro mi strinse a sé. Stavo tremando in modo incontrollabile. Affondai il viso nel suo petto, sentendo il battito regolare e forte del suo cuore, e per la prima volta mi lasciai andare, scoppiando a piangere.
Lui mi accarezzò i capelli con una dolcezza infinita. «Shh… è finito tutto. Non ti toccherà mai più. Te lo giuro sulla mia vita.»
Da quel giorno, Alessandro non mi lasciò più sola. Quello che era iniziato come un finto matrimonio nel mezzo di una boutique per difendermi da un prepotente, si trasformò rapidamente in una protezione costante, e poi, inevitabilmente, in qualcosa di molto più profondo.
Alessandro mi aiutò a trovare un nuovo appartamento, più sicuro, e finanziò l’apertura di un mio studio di design personale, credendo nel mio talento più di quanto io stessa avessi mai fatto. Passavamo le serate a parlare, a ridere, a scoprire i lati più nascosti l’uno dell’altra. Scoprii che dietro l’uomo d’affari spietato c’era un uomo profondamente solo, che aveva costruito un impero ma non aveva nessuno con cui condividerlo.
Sei mesi dopo l’incidente nella boutique, Alessandro mi invitò a una cena di gala, uno degli eventi di beneficenza più importanti del paese. Era la nostra prima vera uscita pubblica.
Quando scesi le ampie scalinate della sua villa sul Lago di Como, indossavo un abito da sera color smeraldo. Intorno al collo, brillava la collana Lacrime di Stella.
Alessandro era ad aspettarmi in fondo alle scale. Indossava uno smoking impeccabile. Quando mi vide, perse letteralmente il respiro. I suoi occhi si riempirono di un’ammirazione così pura e intensa che mi sentii la donna più bella del mondo.
Mi prese la mano, portandosela alle labbra per un bacio delicato.
«Sei meravigliosa, Elena,» sussurrò. «Ma c’è un dettaglio che manca a questo quadro perfetto.»
Lo guardai, confusa. «Cosa?»
Alessandro si inginocchiò. L’uomo più potente della città, l’uomo che piegava imperi finanziari con uno schiocco di dita, si stava inginocchiando davanti a me. Infilò una mano nella tasca della giacca e tirò fuori una piccola scatola di velluto nero. Quando la aprì, un anello con un diamante dal taglio perfetto catturò la luce.
«In quella boutique ho detto che eri mia moglie per proteggerti,» disse, guardandomi dritto negli occhi con un’intensità che mi sciolse l’anima. «Ma dal giorno in cui sei entrata nella mia vita, ho capito che non voglio più che sia una bugia. Mi hai insegnato a fidarmi, mi hai insegnato a sorridere davvero. Elena, vuoi farmi l’onore di diventare mia moglie? Questa volta, per davvero.»
Le lacrime mi riempirono gli occhi, ma questa volta erano lacrime di pura e travolgente felicità. Tutto il dolore del passato, le umiliazioni, le paure… erano svanite, spazzate via dall’amore di quell’uomo straordinario.
«Sì,» sussurrai, la voce rotta dall’emozione. «Mille volte sì, Alessandro.»
Lui infilò l’anello al mio dito, si alzò e mi strinse tra le braccia, sollevandomi da terra mentre le sue labbra cercavano le mie in un bacio appassionato, pieno di promesse per il futuro.
E mentre entravamo al gala, mano nella mano, sotto i flash dei fotografi e gli sguardi ammirati di tutti, sapevo che il mostro del mio passato non avrebbe mai più avuto alcun potere su di me. Perché ora, non solo camminavo al fianco dell’uomo più potente della stanza.
Ero io la donna più forte della mia vita. E nessuno mi avrebbe mai più messa in ginocchio.
Capitolo 6: Il Debutto nell’Alta Società
L’ingresso al gala fu un turbine di luci accecanti e mormorii ammirati. Quando le porte della sala da ballo del Grand Hotel si aprirono, ogni sguardo si voltò verso di noi. Il rumore delle conversazioni si affievolì, sostituito dal clic frenetico dei fotografi accreditati. Sentii il respiro mozzarmisi in gola per un istante, l’ansia che minacciava di farmi tremare le ginocchia. Non ero abituata a questo livello di attenzione. Nella mia vita precedente, con Marco, ero sempre stata tenuta in disparte, considerata un accessorio sgradito da nascondere o da criticare.
Ma Alessandro mi strinse leggermente la mano, il pollice che accarezzava il dorso delle mie dita. Quel semplice gesto fu come un’ancora gettata in un mare in tempesta. Mi voltai a guardarlo, e i suoi occhi scuri mi trasmisero una calma assoluta.
«Testa alta, amore mio,» sussurrò, così piano che solo io potei sentirlo. «Sei la donna più bella e potente di questa stanza. Lascia che se ne accorgano tutti.»
Feci un respiro profondo e raddrizzai le spalle. Il mio abito color smeraldo frusciava dolcemente a ogni passo, e la collana Lacrime di Stella catturava la luce dei maestosi lampadari di cristallo, disperdendola in mille riflessi arcobaleno.
Mentre attraversavamo la sala, le persone si aprivano al nostro passaggio come il Mar Rosso. Uomini d’affari potenti si affrettavano a stringere la mano di Alessandro, cercando di ingraziarselo, mentre le loro mogli, avvolte in abiti di alta moda e gioielli vistosi, mi scrutavano con un misto di curiosità, invidia e stupore. Sapevano tutti che Alessandro Della Rovere era lo scapolo più inavvicinabile d’Europa, un uomo che aveva respinto le avances di ereditiere e top model. E ora, eccolo lì, con un anello di fidanzamento al dito di una donna che nessuno di loro conosceva.
«Alessandro, caro!» trillò una voce femminile, tagliente come il vetro rotto.
Una donna alta, bionda, avvolta in un abito a sirena rosso fuoco, si parò davanti a noi. Il suo sorriso era perfetto, freddo, calcolato. Riconobbi il suo volto dalle riviste di gossip: Beatrice Visconti, ereditiera di un impero tessile e, si mormorava, ex fiamma non corrisposta di Alessandro.
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