“Tu sei spazzatura,” la interruppe Salvatore, senza alzare la voce. “E la spazzatura non si siede sul trono. Ma c’è una cosa che mi incuriosisce.” Si rialzò in piedi, incrociando le mani dietro la schiena. “Tu sei troppo stupida per aver architettato tutto questo da sola. Dovevi sapere come falsificare l’autopsia. Dovevi avere qualcuno che ti coprisse le spalle. Chi ti ha fornito la digitale? Chi ha modificato i referti del medico legale?”

Vanessa serrò le labbra, gli occhi pieni di una disperata sfida, cercando di trattenere l’unica carta che pensava le rimanesse da giocare. “Se te lo dico… mi lascerai andare? Mi darai dei soldi e un biglietto per l’Europa?”

Salvatore abbozzò un mezzo sorriso, freddo e tagliente come una lama di rasoio. Si voltò verso Luca. “Spezzale le dita della mano destra. Una per una. Inizia dal mignolo.”

“No! Aspetta! No!” strillò Vanessa, dimenandosi violentemente mentre Luca, con un’espressione annoiata, si faceva avanti e le afferrava il polso con una mano e il mignolo con l’altra.

CRACK.

L’urlo di Vanessa fu lancinante, un suono primitivo che fece fuggire i topi negli angoli bui del magazzino. La donna ansimò, sputando saliva e lacrime, il viso contratto in una smorfia di agonia pura.

“L’anulare, Luca,” ordinò Salvatore in modo distaccato, controllando l’orologio da polso d’oro.

“Dottor Thorne! È stato il dottor Thorne!” urlò Vanessa prima che Luca potesse agire, la voce stridula dal dolore. “Julian Thorne! Era il medico privato di Elena. Gli ho dato trecentomila dollari dal mio conto personale! Lui ha certificato che l’incidente è stato causato da un malore cardiaco preesistente… lui ha ripulito i campioni di sangue!”

Salvatore non mostrò alcuna sorpresa. Julian Thorne. Un uomo che aveva mangiato alla sua tavola, che aveva curato le influenze di Nicholas quando era in fasce. Un altro pezzo del puzzle che andava al suo posto.

“Molto bene,” mormorò Salvatore. “Chi ha sabotato l’auto?”

Vanessa esitò. Guardò la mano di Luca, ferma a millimetri dal suo anulare, e chiuse gli occhi, rassegnata. “Carmine… Carmine Russo. Uno dei tuoi meccanici. Gli ho promesso che se mi avesse aiutata, quando sarei diventata tua moglie gli avrei fatto avere il controllo dei garage clandestini nel Queens.”

Carmine Russo. Un uomo che aveva giurato sangue e fedeltà alla famiglia. Un affiliato di basso livello che si era lasciato comprare dai sogni di gloria promessi da una vipera.

“Ci sono altri?” chiese Salvatore, la voce che era un sibilo mortale. “Pensa bene, Vanessa. Ti restano nove dita.”

“No! Nessun altro, lo giuro su Dio! Solo Thorne e Russo! Io… io ho fatto il resto. Ho comprato il veleno sul mercato nero con intermediari falsi. Nessuno della tua organizzazione era coinvolto oltre a Russo!” Piangeva disperatamente ora, implorando con lo sguardo. “Te l’ho detto… te l’ho detto… ora lasciami andare. Lasciami vivere, ti supplico.”

Salvatore la guardò per un lungo momento in silenzio. Il dolore che provava per Elena, sepolto sotto anni di inganni, minacciava di emergere, ma lo schiacciò con la disciplina implacabile che lo aveva reso il capo indiscusso del crimine organizzato.

“Andartene,” ripeté Salvatore, assaporando la parola con disgusto. Si avvicinò e si chinò di nuovo verso di lei. “Hai fatto soffrire la donna che amavo per mesi. Hai manomesso l’auto con cui ha trovato una morte violenta e solitaria. Hai cercato di uccidere un bambino innocente che ti chiamava madre. Nel mio mondo, le colpe di sangue si lavano solo con il sangue.”

“Salvatore, no…” gemette lei.

“Luca,” chiamò Salvatore, senza distogliere lo sguardo dagli occhi terrorizzati della donna.

“Sì, Capo.”

“Portala al centro del fiume. Lega dei pesi pesanti alle sedie. Assicurati che non venga mai più trovata. Lady Vanessa è morta di dolore dopo l’incidente di Nicholas, non ha retto alla vergogna di non averlo salvato e si è tolta la vita gettandosi nel fiume. Questo è quello che diranno i giornali domani mattina.”

Vanessa cominciò a urlare istericamente, dimenandosi con una forza sovrumana dettata dalla disperazione. “Non puoi farlo! Mostro! Sei un mostro!”

“Sì,” confermò Salvatore, girandole le spalle e incamminandosi verso l’uscita. “Ma sono il mostro che si è assicurato che tu non possa più fare del male alla mia famiglia.”

Le urla di Vanessa furono tagliate di netto quando Luca, con fredda efficienza, le riapplicò il nastro adesivo sulla bocca. Salvatore non si voltò indietro. L’aria fredda e inquinata del molo lo colpì in pieno viso mentre usciva. Prese un profondo respiro, lasciando che il senso di colpa e il rimorso lo lavassero, accettandoli come il giusto prezzo da pagare per la sua cecità.

Tornato in auto, l’autista lo guardò attraverso lo specchietto retrovisore, in attesa di ordini.

Salvatore prese il telefono satellitare dalla tasca e compose il numero di Silvio, il suo capo esecutore per le punizioni interne. Rispose al secondo squillo, la voce sveglia e vigile nonostante l’ora.

“Capo.”

“Silvio, attiva le squadre della notte,” ordinò Salvatore, il tono professionale, calmo. “Voglio due obiettivi eliminati entro l’alba. Julian Thorne. Abita nell’Upper East Side. Voglio che sembri un suicidio. Trovate qualcosa che provi i suoi sporchi traffici, fategli scrivere una lettera di confessione sui suoi crimini finanziari e impiccatelo nel suo studio. Deve sembrare una rovina personale.”

“Considerato fatto, signore. E il secondo?”

“Carmine Russo. Il meccanico. Prendetelo vivo. Portatelo alla discarica del New Jersey. Passatelo nel trita-metalli. Macchina e autista. Nessuno tradisce la famiglia per poche migliaia di dollari e vive per raccontarlo. Voglio la sua testa inviata al suo capo-regime entro le sei di questa sera, con un messaggio chiaro: chiunque tradisca il sangue Vance fa questa fine.”

“Ricevuto, Capo. Consideri pulita la spazzatura.”

Salvatore riattaccò. “Alla clinica,” disse all’autista. “Andiamo da mio figlio.”

L’alba stava lentamente sorgendo quando la berlina nera si fermò di nuovo davanti all’ospedale. I primi raggi del sole filtravano attraverso le nuvole pesanti, tingendo il cielo di New York di sfumature viola e grigio ardesia. I demoni della notte stavano svanendo, lasciando spazio a un nuovo giorno. E per la prima volta da anni, Salvatore sentì che la sua casa era finalmente libera dai fantasmi.