Tornò nella stanza 402. Matteo si alzò di scatto dalla sedia nel corridoio. “Tutto tranquillo, signore. Il ragazzo non si è mosso.”
“Bene,” mormorò Salvatore. Entrò nella stanza, chiudendosi la porta alle spalle. Il sole nascente illuminava dolcemente il viso di Nicholas. Il bambino stava iniziando a svegliarsi. I suoi occhi sbatterono, lottando contro il torpore dei sedativi.
Quando Nicholas mise a fuoco la figura del padre seduto accanto al letto, un debole sorriso gli increspò le labbra. “Papà…”
“Buongiorno, leone,” disse Salvatore, la voce addolcita da un amore che non aveva bisogno di corazze. Prese la mano sana del bambino. “Come ti senti oggi?”
“Mi fa male la testa… e il petto,” sussurrò Nicholas. Poi il suo sguardo si spostò sul comodino. La scatola blu era ancora lì, intoccata. “La mamma è felice ora?”
Le parole innocenti trafissero il cuore indurito di Salvatore. Le lacrime, che non aveva versato per anni, pizzicarono i suoi occhi. Inghiottì a fatica, stringendo dolcemente le dita del figlio.
“Sì,” sussurrò Salvatore con convinzione assoluta. “La mamma è molto felice, Nicholas. E fiera di te. Sei stato l’uomo di casa mentre papà era via.”
Nicholas sembrò rassicurato. “Vanessa non tornerà davvero?”
“Mai più,” promise Salvatore. “Da oggi in poi, saremo solo io e te. Riporterò indietro la vecchia servitù, quelli che ti volevano bene e che lei aveva mandato via. Quando torneremo a casa, sarà tutto diverso. Sarà di nuovo la nostra casa.”
Nicholas annuì, gli occhi che si facevano già pesanti per effetto dei farmaci. “Va bene, papà. Mi piacerebbe… mi piacerebbe aprire la scatola blu con te, quando mi sveglio.”
“Lo faremo, te lo prometto. Ora dormi,” rispose Salvatore.
Rimase a guardare suo figlio scivolare di nuovo in un sonno tranquillo e senza incubi. Fuori dalla finestra, la città di New York si stava risvegliando al rumore del traffico e delle sirene. L’impero di Salvatore Vance continuava a funzionare, oliato con il sangue dei traditori e sostenuto dalla paura dei suoi nemici.
Ma in quella piccola stanza di ospedale, il temuto signore del crimine non pensava agli affari, alle alleanze o ai territori. Pensava a Elena, al suo sorriso, e alla promessa silenziosa che le aveva appena fatto. Avrebbe cresciuto Nicholas per essere forte, intoccabile e saggio. Nessun mostro avrebbe mai più varcato le porte del loro castello. La pulizia era stata spietata, e il messaggio sarebbe risuonato attraverso ogni angolo oscuro del mondo della malavita.
Salvatore Vance era tornato, ed era più letale che mai. Ma il suo cuore, per la prima volta in quattro anni, aveva smesso di essere di pietra.
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