E secondo il documento, quell’obbligo era diventato rilevante nel momento in cui mio figlio aveva iniziato a cercare l’accesso ai miei soldi.
Eleanor mi guardò negli occhi.
“Margaret, penso che tuo marito sapesse qualcosa su Daniel che tu non hai mai scoperto.”
Capitolo 7: Il Richiamo della Foresta di Vetro
Pensavo davvero che la mia guerra fosse finita.
Cinque anni dopo quella cena nel piccolo appartamento sui Navigli, la mia vita aveva assunto i contorni morbidi e dorati di un dipinto impressionista. Avevo lasciato la frenesia grigia e metallica di Milano per rifugiarmi nella campagna toscana, in un casale del Seicento circondato da ulivi e cipressi che avevo fatto restaurare con maniacale rispetto per la storia. Le mie mattine non iniziavano più con il suono stridulo delle notifiche di borsa, ma con il canto delle cicale e l’odore del pane tostato. Dipingevo, curavo il mio roseto, e lasciavo che il consiglio di amministrazione, guidato dal mio fidato amministratore delegato Roberto, gestisse la Rossi Real Estate.
Lorenzo aveva continuato la sua ascesa. Con una testardaggine che non gli conoscevo, si era fatto strada nell’azienda concorrente fino a diventare Direttore dei Progetti Speciali. Non aveva mai accettato un centesimo da me, nemmeno a Natale, preferendo regali simbolici o libri. Era diventato un uomo.
Ma il destino, o forse semplicemente la natura cannibale del mondo degli affari, ha un modo tutto suo di venirti a cercare quando abbassi la guardia.
Era un martedì di fine settembre. Stavo potando una rosa Baccarat quando il mio telefono, che tenevo sempre in modalità silenziosa, iniziò a vibrare con un’insistenza innaturale. Sul display lampeggiava il nome di Clara, la mia storica assistente, ormai promossa a capo delle pubbliche relazioni dell’azienda.
“Eleonora,” esordì Clara. Non mi chiamava mai per nome a meno che non fossimo sull’orlo del baratro. Il suo tono era teso, quasi metallico. “Devi tornare a Milano. Subito.”
“Clara, calmati. Cosa succede? Roberto ha avuto un infarto?”
“Peggio. C’è un’OPA ostile in corso. La Valenti Group ha rastrellato silenziosamente il diciotto percento delle nostre azioni attraverso fondi esteri e stamattina ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto per il controllo della società. Ma non è solo questo. C’è una campagna mediatica feroce contro di noi. I giornali finanziari stanno pubblicando indiscrezioni su presunte irregolarità nei nostri cantieri di Roma e su una tua presunta ‘demenza senile’ che avrebbe lasciato l’azienda allo sbando.”
Sentii la cesoia scivolarmi dalle mani. Alessandro Valenti. Lo squalo di Roma. Un immobiliarista spregiudicato, noto per acquisire aziende storiche, smembrarle, licenziare i dipendenti e vendere gli asset al miglior offerente.
“Chi è la fonte di queste indiscrezioni, Clara? Le cartelle cliniche sono blindate e le mie dimissioni operative sono state limpide.”
Ci fu una pausa esitante dall’altra parte. “Eleonora… Valenti ha un nuovo capo delle comunicazioni strategiche. Una consulente d’immagine che, a quanto pare, ha accesso a dettagli molto intimi della tua vita privata e della famiglia. Si fa chiamare Isabella Marchi. Ha ripreso il suo cognome da nubile.”
Il sangue mi si gelò per un istante, per poi riprendere a scorrere nelle vene con la forza di un fiume in piena. Isabella. La ragazzina viziata che avevo rispedito nel nulla era tornata, aggrappata alla giacca di un uomo più potente, pronta a usare le sue mezze verità e le sue menzogne totali per distruggere ciò che avevo costruito. Non le era bastato aver cercato di distruggere mio figlio; ora voleva il mio impero.
“Prepara il mio ufficio, Clara,” dissi, la voce che ritrovava istantaneamente quel timbro glaciale che aveva terrorizzato generazioni di costruttori. “E convoca il consiglio per le otto di stasera. Nessuno torna a casa a cenare.”
Riagganciai. Guardai il mio giardino, la pace perfetta che mi ero guadagnata. Poi guardai le mie mani. Erano sporche di terra, ma le sentivo pronte a impugnare di nuovo la spada.
Capitolo 8: L’Incontro al Vertice
Il grattacielo della Rossi Real Estate si stagliava contro il cielo notturno di Milano come una lancia conficcata nel cuore della città. Quando le porte dell’ascensore si aprirono all’ultimo piano, l’aria era satura di panico. Roberto e i membri del consiglio stavano sudando freddo sui documenti.
Entrai senza bussare, il mio tailleur nero impeccabile, il passo misurato. Nella stanza scese il silenzio.
“Signori,” esordii, appoggiando la mia borsa Birkin sul tavolo di cristallo. “Sento puzza di paura fin dal piano terra. Vorrei ricordarvi che questa azienda è sopravvissuta alla crisi del 2008, a due recessioni e a tre sindaci ostili. Non ci faremo sbranare da un palazzinaro romano con complessi di onnipotenza.”
Roberto si schiarì la voce, passandosi un fazzoletto sulla fronte. “Eleonora, i numeri sono spaventosi. Valenti offre un premio del venti percento sulle azioni. Molti dei nostri azionisti di minoranza stanno vacillando. E le voci sulla tua salute mentale…”
“Le voci sulla mia salute mentale,” lo interruppi, “spariranno domani mattina, quando terrò una conferenza stampa in diretta nazionale, in cui dimostrerò di avere un quoziente intellettivo e una lucidità che Valenti non raggiungerà mai in tre vite. Voglio sapere come ha fatto a rastrellare il 18% senza che i nostri sistemi di allarme scattassero.”
Passammo la notte a sviscerare i bilanci. Valenti aveva usato una rete di società fiduciarie a Cipro e in Lussemburgo. Era stato un attacco chirurgico. E le informazioni interne sui nostri cantieri di Roma, quelle che stavano causando le indagini della magistratura (rivelatesi poi infondate, ma sufficienti a far crollare il titolo in borsa)? Erano dettagli che solo qualcuno che aveva avuto accesso alla mia casa e ai miei uffici personali poteva conoscere.
Isabella.
Durante i mesi in cui era stata fidanzata con Lorenzo e aveva libero accesso alla mia villa, doveva aver ascoltato le mie telefonate, magari sbirciato nei miei documenti mentre ero in salotto. Aveva conservato quelle informazioni per anni, un veleno custodito in un’ampolla, aspettando il momento giusto per venderle a chiunque potesse usarle contro di me.
La mattina seguente, ricevetti un messaggio sul mio telefono personale. Un numero sconosciuto.
Popular Posts
→- 1
- 2
- 3
- 4
Recently Viewed
Stories you read recently will appear here.



