“Signora Eleonora? Tutto bene? Perché se ne sta andando?” Si fermò, notando il rossore sulla mia guancia. “Mio Dio, cosa è successo?”
“Clara,” dissi, la voce atona. “Andiamo alla mia auto.”
Mi sedetti sul sedile posteriore della mia Mercedes. Il silenzio dell’abitacolo fu un balsamo. Mi guardai nello specchietto retrovisore. Il segno delle dita di Isabella era ancora lì, un marchio rosso sulla mia pelle curata.
Per trent’anni avevo firmato contratti, demolito avversari d’affari, costruito grattacieli. Avevo affrontato uomini spietati e ne ero uscita vincitrice. E ora, una ragazzina viziata di ventisei anni pensava di potermi umiliare, forte dell’appoggio di un figlio che io stessa avevo reso debole e viziato.
Pensavano di aver vinto. Isabella pensava di avermi esiliata dal “suo” matrimonio, pronta a godersi la festa, il lusso, lo champagne, convinta di aver ormai spodestato la regina e preso possesso del regno.
Ma c’era un piccolo, minuscolo dettaglio che nella sua arroganza aveva dimenticato. Un dettaglio che Lorenzo, nella sua beata ignoranza di uomo che non aveva mai dovuto guadagnarsi un centesimo, non aveva considerato.
“Clara,” dissi, rivolgendomi alla mia assistente sul sedile anteriore. “Prendi l’iPad e apri la cartella ‘Matrimonio Lorenzo’.”
Clara obbedì immediatamente. “Fatto, signora.”
“Dimmi un po’, a nome di chi è il contratto di affitto per questa villa?”
Clara scorse rapidamente il documento. “Eleonora Rossi. Pagato con la sua American Express Centurion, signora.”
“Bene. E il contratto con la società di catering? Quello per la cena di gala da duecento euro a piatto?”
“Intestato a lei. E c’è una clausola che dice che lei è l’unica autorizzata ad approvare o interrompere il servizio.”
“Ottimo. E il favoloso viaggio di nozze alle Maldive? Due settimane nel resort di lusso sull’acqua?”
“Prenotato tramite la sua agenzia di viaggi privata. A nome suo, con loro come beneficiari, ma lei ha la facoltà di cancellazione fino a 24 ore prima con rimborso parziale.”
“E, dulcis in fundo, Clara. L’attico in Brera. Quello che sto facendo ristrutturare per loro da sei mesi. Chi risulta come proprietario sull’atto notarile?”
“La sua holding immobiliare, signora. Ha firmato le carte la scorsa settimana. L’usufrutto non è mai stato registrato.”
Un sorriso freddo, quasi felino, mi increspò le labbra. Non avevo perso nulla. Avevo in mano ogni singolo filo delle loro vite perfette e lussuose. Avevano scambiato la mia generosità di madre per debolezza. Isabella aveva creduto che il suo anello di diamanti le desse potere su di me, dimenticando chi aveva comprato quel fottuto anello.
“Clara,” dissi, appoggiandomi allo schienale. “Ho bisogno che tu faccia alcune telefonate. Subito.”
Clara prese il telefono, pronta. “Mi dica tutto.”
“Prima chiamata: al direttore della Villa. Digli che l’evento principale è concluso. Io, la firmataria del contratto, ho lasciato la proprietà. Il bar aperto è sospeso con effetto immediato. Qualsiasi alcolico ordinato da questo momento in poi dovrà essere pagato in contanti dagli sposi o dagli ospiti. E comunica alla band che il loro turno finisce esattamente tra un’ora. Nessuno straordinario pagato da me.”
Clara sgranò gli occhi, ma annuì, le dita che già componevano il numero.
“Seconda chiamata: al catering. La cena può essere servita, non voglio far morire di fame gli ospiti. Ma la torta nuziale, lo spettacolo di fuochi d’artificio e il buffet dei dolci di mezzanotte sono annullati. Rimborsami quello che puoi, altrimenti consideralo un regalo per lo staff.”
“Terza chiamata,” continuai, la voce sempre più ferma. “All’agenzia di viaggi. Cancella le Maldive. Tutte le prenotazioni, i voli in prima classe, le escursioni. Tutto annullato.”
“Quarta e ultima chiamata, Clara. Chiama la ditta di sicurezza che gestisce il condominio in Brera. Voglio che tutti i codici di accesso dell’attico vengano ripristinati. Le vecchie chiavi magnetiche devono essere disattivate stasera stessa. Nessuno entra in quella casa senza la mia autorizzazione.”
Clara mi guardò attraverso lo specchietto, un misto di sgomento e profonda ammirazione negli occhi. “Signora, questo causerà un inferno.”
“L’inferno, mia cara Clara, è esattamente quello che meritano. Metti in moto l’auto. Torniamo a Milano. Voglio fare un bagno caldo e bere una bottiglia di Barolo.”
Capitolo 3: Il Crollo del Castello di Sabbia
Mentre l’auto si allontanava lungo le strade tortuose che costeggiano il lago, immaginai la scena. L’avrei ricostruita più tardi, grazie ai racconti di Clara che era rimasta in contatto con lo staff della villa.
La sposa e lo sposo fecero il loro grande ingresso trionfale nella sala dei ricevimenti circa un’ora dopo la mia partenza. Isabella, raggiante, convinta di aver finalmente eliminato il suo unico ostacolo, salutava la folla come una principessa. Lorenzo, accanto a lei, sorrideva, probabilmente autoconvincendosi di aver preso la decisione giusta da “uomo alfa”, proteggendo la sua donna dalla madre “cattiva”.
La cena iniziò normalmente. Ma i problemi si manifestarono presto.
Durante il secondo piatto, un risotto al tartufo bianco, il cameriere si avvicinò al tavolo degli sposi. Isabella chiese con la sua solita arroganza un’altra bottiglia di Dom Pérignon. Il cameriere, visibilmente in imbarazzo, si chinò verso di lei.
“Mi scusi, signora, ma il direttore mi ha informato che il servizio di open bar e le bottiglie premium sono stati sospesi.”
Isabella scoppiò a ridere. “Cosa stai dicendo? C’è un errore. Mia suocera ha pagato per tutto illimitato.”
“La signora Eleonora ha revocato l’autorizzazione alle spese extra circa un’ora fa. Qualsiasi bottiglia aggiuntiva dovrà essere saldata immediatamente. Fanno trecento euro, signora. Carta o contanti?”
Il viso di Isabella perse colore. Lorenzo intervenne, irritato. “Deve esserci un malinteso. Paghiamo noi, mettetelo sul conto finale.”
“Mi spiace, signore. L’ordine è rigoroso. Pagamento anticipato.”
Lorenzo, non avendo portato il portafoglio con sé (chi porta i soldi al proprio matrimonio, quando paga mamma?), dovette chiedere un prestito al suo testimone di nozze sotto gli sguardi incuriositi e sussurranti dei presenti.
Poi venne il momento dei balli. La band stava suonando, l’atmosfera si stava riscaldando. Ma proprio alle 22:30, esattamente un’ora dopo che Clara aveva chiamato, la musica si interruppe bruscamente. Il cantante prese il microfono.
“Signori e signore, vi ringraziamo per la splendida serata. Il nostro contratto scade ora. Auguri agli sposi!”
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