Aprì il primo link inviatole dalla sua damigella d’onore, Clara. Portava a un video su TikTok. L’inquadratura era un po’ mossa, chiaramente girata di nascosto da uno degli invitati, ma la qualità era sufficiente per cogliere ogni dettaglio. C’era Corisande che irrompeva nella sala come una furia, il momento esatto in cui la sua mano colpiva il viso di Isolde, e poi… la reazione. La mossa fluida, implacabile e perfetta con cui Isolde l’aveva mandata al tappeto in mezzo a una pioggia di champagne e cristalli.
Il titolo del video recitava: Quando l’ex tossica cerca di rovinare il matrimonio, ma la sposa è cintura nera di karma.
Le visualizzazioni erano già a quota tre milioni.
Alessandro si sollevò su un gomito, sbirciando lo schermo. Un sorriso lento, incredulo e profondamente divertito si fece strada sul suo viso. «Te l’avevo detto che saremmo diventati virali. Guardati. Sei letale.»
«È terribile!» esclamò Isolde, anche se non riuscì a trattenere una risata. «Sono un architetto, non una lottatrice di MMA! Cosa penseranno i miei clienti?»
«Penseranno che se sei in grado di gestire un’imboscata del genere senza sgualcire il vestito, sei sicuramente la persona giusta a cui affidare la progettazione delle loro case,» rispose lui, baciandole la spalla. «E poi, guarda i commenti.»
Isolde scorse la sezione commenti. C’era un’unanimità sorprendente.“La sposa è la mia nuova divinità.”“La calma con cui le ha detto ‘Hai rovinato il tuo vestito’… da brividi!”“Chiunque sia lo sposo, ha vinto alla lotteria della vita.”
«Beh, almeno l’opinione pubblica è dalla nostra parte,» sospirò lei, posando il telefono a faccia in giù. «Ma oggi non voglio pensare né a internet, né a Corisande. Oggi è il nostro primo giorno da sposati.»
Alessandro le accarezzò i capelli, il suo sguardo si fece improvvisamente serio e profondo. «Non ci sarà mai più spazio per lei nella nostra vita. Te lo prometto. Da oggi in poi, ci siamo solo noi.»
La partenza per la luna di miele fu organizzata con la massima discrezione per evitare i paparazzi improvvisati che si erano radunati fuori dall’hotel. Alessandro aveva noleggiato un jet privato che li portò direttamente verso la loro destinazione: un’isola privata ed esclusiva nell’arcipelago delle Maldive, un luogo dove non esistevano Wi-Fi obbligatori, drammi sociali o ex fidanzate rancorose.
Per due settimane, vissero in una bolla di perfezione. La loro villa era sospesa sull’acqua turchese, con un pavimento di vetro che permetteva di osservare i pesci tropicali nuotare sotto di loro. Le giornate trascorrevano tra lunghe nuotate nell’oceano, cene a lume di candela sulla spiaggia, e notti infinite passate a esplorarsi, a raccontarsi i sogni per il futuro e a ridere fino a far mancare il fiato.
Lontano dai riflettori, il loro legame si solidificò ulteriormente. Alessandro ammirava l’intelligenza vivida di Isolde, la sua capacità di vedere la bellezza e la struttura del mondo (deformazione professionale, diceva lei), mentre Isolde amava la vulnerabilità che lui mostrava solo con lei, celata dietro la facciata di spietato CEO di un’azienda tecnologica.
Una sera, mentre guardavano il sole tramontare tingendo il cielo di sfumature viola e arancioni, Alessandro le prese la mano.
«Ho pensato a una cosa,» disse lui, rigirando l’anello nuziale sul dito di Isolde. «Quando torneremo, voglio fondare una nuova divisione della mia azienda dedicata alle tecnologie per l’edilizia sostenibile. E voglio che sia il tuo studio a guidare il design dei primi prototipi.»
Isolde lo guardò sorpresa. «Alessandro, è un progetto enorme. Mischiare affari e matrimonio… sei sicuro?»
«Non mi fido di nessuno come mi fido di te. E poi,» aggiunse con un sorriso malizioso, «se le cose dovessero andare male in riunione, so già che saresti in grado di stendermi con una mossa di judo.»
Isolde rise, gettandogli le braccia al collo. «Affare fatto, signor CEO.»
Mentre i novelli sposi si godevano il paradiso, a chilometri di distanza, a Milano, il mondo di Corisande stava implodendo con la stessa grazia del suo tuffo tra i bicchieri di champagne.
La polizia l’aveva trattenuta per l’intera notte del matrimonio. Sebbene Alessandro non avesse sporto denuncia formale per lesioni — ritenendo che l’umiliazione pubblica fosse già una punizione adeguata — la denuncia per violazione di domicilio e disturbo della quiete pubblica era rimasta.
Ma il vero disastro per Corisande non fu legale; fu sociale.
Il video del suo patetico assalto era finito su tutti i giornali scandalistici e sui siti di gossip. Il mondo dell’alta società, un ambiente spietato che non perdona l’imbarazzo, le chiuse le porte in faccia. Il banchiere che l’aveva già scaricata anni prima rilasciò persino un’intervista affermando di essere “sollevato” per aver chiuso ogni rapporto con una persona “così instabile”.
I suoi finti amici, quelli che le facevano i complimenti alle feste esclusive, smisero di rispondere alle sue chiamate. I brand
Corisande pensava di poter schiaffeggiare la sposa, affermare che lo sposo le apparteneva ancora e andarsene vittoriosa—ma pochi secondi dopo, tutta la sala da ballo la vide atterrare a terra, e la vera domanda era perché pensasse di avere ancora una possibilità…
Capitolo 5 – Sotto il Velo dell’Inganno
Dietro le tende di velluto che conducevano alla suite privata nuziale, la musica vibrante svaniva in un ronzio ovattato. La suite era spaziosa, decorata in damasco crema e piena di imponenti composizioni di gigli bianchi.
Nel momento in cui la pesante porta si chiuse, Isolde si voltò verso lo specchio della toeletta. Posò il bouquet sul tavolo da toeletta e guardò il suo riflesso. Il segno rosso sulla guancia aveva iniziato a gonfiarsi leggermente, in contrasto con la sua pelle di porcellana pallida.
Alistair si mise dietro di lei, posando le mani saldamente sulle sue spalle. Allo specchio, i suoi lineamenti scuri erano disegnati da una furia smascherata. “Domani mattina metterò in blacklist la società di sicurezza. Non avrebbe mai dovuto irrompere nella hall, figuriamoci nella sala da ballo.”
“La sicurezza non era il problema, Alistair,” mormorò Isolde, afferrando un barattolo d’argento di panna lenitiva. “È entrata tramite l’ascensore privato VIP. Serve un pass biometrico o una tessera interna.”
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