«Qualcuno con un accesso di altissimo livello ha copiato i file e li ha venduti alla Nexus. E se la Nexus brevetta il design prima di noi, non solo perderemo centinaia di milioni di euro, ma la reputazione della DomusTech subirà un colpo fatale.»
Isolde si alzò in piedi e iniziò a camminare avanti e indietro per la stanza. La stessa lucidità fredda e calcolatrice che l’aveva salvata il giorno del suo matrimonio prese il sopravvento. Non era donna da lasciarsi sconfiggere, né nella vita privata né in quella professionale.
«Chi ha accesso a quei file, oltre a noi due?» chiese, la voce ferma.
«Solo tre persone: il mio CTO, Marco; il tuo ingegnere capo, Lorenzo; e il nostro responsabile finanziario, Valerio. Sono con noi dall’inizio, Isolde. Fatico a credere che uno di loro ci abbia traditi.»
«Eppure qualcuno lo ha fatto,» rispose lei, fermandosi e guardandolo negli occhi. Un sorriso sottile e pericoloso le spuntò sulle labbra. «Se qualcuno ha rubato i nostri disegni una volta, vorrà farlo di nuovo per l’aggiornamento finale del sistema. Prepariamo una trappola.»
Alessandro la guardò, affascinato. «Cosa hai in mente, signora architetto?»
«Creiamo tre versioni diverse del progetto di aggiornamento finale. Ognuna con un difetto ingegneristico fatale, ma sottile, impossibile da notare a una prima occhiata. Affideremo una versione a Marco, una a Lorenzo e una a Valerio, dicendo loro che è il master file da proteggere. Poi, aspetteremo di vedere quale delle tre versioni la Nexus annuncerà come propria.»
Gli occhi di Alessandro brillarono di orgoglio. Era la stessa mente strategica di cui si era innamorato. «È geniale. E una volta che scopriremo chi è la talpa?»
«Lo distruggeremo,» disse Isolde semplicemente. «Legalmente, s’intende.»
Le due settimane che seguirono furono un gioco di spie al cardiopalma. Isolde lavorò giorno e notte per creare i falsi progetti, rendendoli abbastanza credibili da ingannare la concorrenza, ma inutilizzabili all’atto pratico. Alessandro diede i file ai tre sospettati, con l’ordine tassativo di massima sicurezza.
L’esca era stata lanciata. Non restava che aspettare.
L’attesa finì un giovedì sera. Alessandro ricevette una telefonata da un investigatore privato che aveva assunto per monitorare i movimenti della dirigenza della Nexus Build.
«Signor CEO,» disse l’investigatore, «abbiamo intercettato una comunicazione dal consiglio di amministrazione della Nexus. Stanno per registrare il brevetto finale.»
«Quali sono le specifiche?» chiese Alessandro, mettendo il telefono in vivavoce sulla scrivania del loro attico. Isolde, seduta di fronte a lui, trattenne il respiro.
L’investigatore lesse i dettagli tecnici. Quando pronunciò le parole “sistema di aerazione a inversione di fase”, Isolde chiuse gli occhi e annuì lentamente.
Era il difetto che aveva inserito nel Progetto Beta. Il progetto affidato a Lorenzo, il suo ingegnere capo. L’uomo di cui si fidava ciecamente, che era stato al suo fianco fin dai primi passi del suo studio.
Il senso di tradimento fu acuto, ma la rabbia lo superò rapidamente.
Il giorno seguente, Lorenzo fu convocato nell’ufficio di Alessandro. Trovò ad attenderlo non solo il CEO, ma anche Isolde e due legali dell’azienda. Lorenzo impallidì all’istante capendo che il gioco era finito. Sotto la pressione delle prove inconfutabili — i falsi progetti, il tracciamento dei suoi movimenti bancari nei paradisi fiscali scoperti dagli avvocati — confessò tutto. Aveva debiti di gioco insormontabili e la Nexus gli aveva offerto una cifra che non poteva rifiutare.
«Ti ho insegnato io tutto quello che sai sull’ingegneria strutturale, Lorenzo,» gli disse Isolde, la voce carica di un disprezzo gelido. «Ti consideravo un amico. Hai cercato di vendere l’anima della nostra azienda per salvarti.»
«Isolde, ti prego…» implorò lui, sudando freddo.
«Non rivolgermi la parola,» lo interruppe lei. «Firmerai le tue dimissioni. Verrai denunciato per spionaggio industriale, furto di proprietà intellettuale e violazione di accordi di non divulgazione. La Nexus Build riceverà a sua volta una causa multimilionaria per ricettazione di segreti industriali. Siete finiti.»
E così fu. Lorenzo fu arrestato e il suo nome cancellato dall’albo. La causa legale contro la Nexus Build distrusse il valore delle loro azioni in borsa, portandoli sull’orlo del fallimento. La mossa spietata e calcolata di Isolde e Alessandro aveva non solo salvato la DomusTech, ma l’aveva resa ancora più temuta e rispettata sul mercato globale.
La sera del trionfo, la DomusTech organizzò un gala esclusivo per celebrare il lancio ufficiale e incontrastato del Progetto Eden. L’evento si tenne al Museo della Triennale di Milano, trasformato per l’occasione in una selva di schermi olografici e installazioni di architettura ecosostenibile.
L’intera élite economica e culturale europea era presente. Ma per Isolde, l’unica cosa che contava era l’uomo in smoking al suo fianco e la bambina di cinque anni, vestita con un abitino di velluto verde, che teneva la mano del padre.
Quando giunse il momento dei discorsi, Alessandro salì sul palco. L’ovazione fu assordante.
«Grazie a tutti,» iniziò lui, la sua voce profonda che risuonava nella sala zittita. «Oggi celebriamo il futuro dell’abitare. Ma io voglio celebrare qualcos’altro. Voglio celebrare le fondamenta. Un grattacielo può essere alto e brillante quanto volete, ma se non ha fondamenta solide, crollerà alla prima tempesta. La mia tempesta era arrivata molti anni fa. Ero pronto a crollare.»
Cercò lo sguardo di Isolde tra la folla. Lei gli sorrise, sentendo le lacrime pungere dietro gli occhi.
«Poi ho trovato la mia architetta,» continuò Alessandro, con voce incrinata dall’emozione. «Isolde non ha solo progettato la sede di questa azienda. Ha progettato la mia vita, ha disegnato il nostro futuro e ha costruito la famiglia più meravigliosa che un uomo possa desiderare. Quello che vedete oggi, il successo della DomusTech, non è solo tecnologia. È il risultato di un amore che non si arrende mai. A mia moglie. A Vittoria. A noi.»
Isolde fu invitata a salire sul palco tra applausi scroscianti. Alessandro le baciò la mano con reverenza. Vittoria, rompendo ogni protocollo, corse verso di loro, aggrappandosi alle gambe della madre. Isolde la prese in braccio, mentre i flash dei fotografi immortalavano la scena.
Isolde guardò l’immensa folla, i volti ammirati, le luci scintillanti. Poi guardò l’uomo che amava con tutta l’anima e la figlia che era il frutto di quell’amore.
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