Julian chiuse gli occhi per una frazione di secondo, assorbendo la gravità di quella confessione e calcolando le mosse imminenti sulla scacchiera criminale.
I Volkov non erano semplici criminali da strada, ma un’organizzazione paramilitare spietata e ben ramificata, guidata dall’implacabile oligarca Yuri Volkov.
Ora che il loro brillante colpo di stato interno era clamorosamente fallito, i russi avrebbero cercato di cancellare ogni singola traccia del loro coinvolgimento.
Questo significava che Marco era un uomo morto, ma significava anche che chiunque fosse sopravvissuto a quel veleno diventava un potenziale testimone oculare.
Il pensiero volò immediatamente alla stanza degli ospiti al piano di sopra, dove Allison e la sua bambina dormivano ignare della tempesta perfetta che si stava scatenando.
“Hai firmato la tua condanna a morte stringendo la mano ai russi, Marco,” sussurrò Julian, riponendo il coltello senza nemmeno sporcarlo di sangue.
“Non ho bisogno di ucciderti stanotte, perché ci penserà Yuri Volkov non appena saprà che mi hai spifferato tutto.”
Julian si voltò verso Rocco, che attendeva silenzioso e imponente nell’ombra vicino alla pesante porta di ferro.
“Caricali entrambi su un furgone anonimo, guidali fino al confine della palude e lasciali lì senza soldi, senza telefoni e senza protezioni.”
“Se riusciranno a sopravvivere ai russi che gli daranno la caccia, saranno comunque esiliati in eterno dalla nostra famiglia e da questa città.”
Ignorando le urla disperate di Marco e le suppliche pietose di Victoria, Julian risalì i gradini, lasciandosi alle spalle il tradimento e concentrandosi sulla sopravvivenza.
La mattina seguente, il sole sorse luminoso e caldo sulla costa di Tampa, illuminando le vetrate della lussuosa suite dove Allison riposava.
Quando Allison aprì gli occhi, la prima cosa che vide fu il sorriso dolce e rassicurante di sua figlia Lucy, seduta ai piedi del grande letto.
La bambina stava colorando felice un libro di favole che una delle governanti di Julian le aveva gentilmente portato all’alba.
“Mamma, ti sei svegliata finalmente!” esclamò Lucy, saltando sul materasso morbido per abbracciarla con tutta la sua energia infantile.
Allison strinse la figlia al petto, inalando il profumo dolce dei suoi capelli e rendendo grazie silenziosamente all’universo per essere ancora viva.
Il ricordo della sera precedente riaffiorò prepotentemente nella sua mente: il malore improvviso, il freddo pavimento di marmo, la voce possente del boss mafioso.
E poi ricordò quel sottile pezzo di carta appoggiato sul comodino di ciliegio, che ora riposava in modo surreale ma rassicurante vicino a un vaso di rose rosse fresche.
Dieci milioni di dollari.
La porta della suite si aprì con un leggero bussare, e Julian entrò nella stanza indossando un impeccabile abito grigio scuro fatto su misura.
Non sembrava l’uomo brutale e pericoloso di cui i giornali sussurravano con terrore; sembrava un principe oscuro, stanco ma padrone assoluto del suo dominio.
“Buongiorno, signorina Reed, spero vivamente che la sua prima notte di vero riposo sia stata confortevole,” esordì Julian, rimanendo educatamente a distanza.
“Signor Ricci, io… io non ho parole per ringraziarla di tutto questo, ma non posso vivere nella sua casa, è troppo per noi,” balbettò Allison, sentendosi fuori posto in tutto quel lusso sfarzoso.
Julian fece un leggero cenno con la mano, interrompendo immediatamente le sue proteste con un’autorità silenziosa e indiscutibile.
“Non vivrete qui, Allison, perché la mia residenza principale è purtroppo il centro nevralgico dei miei numerosi e pericolosi affari.”
“Ho fatto preparare per lei e per Lucy una tenuta sicura e isolata a Key Biscayne, intestata a una società di comodo non rintracciabile.”
“È circondata da mura alte, dotata di telecamere di massima sicurezza e sarà costantemente sorvegliata da quattro dei miei uomini migliori giorno e notte.”
Allison sgranò gli occhi, stringendo instintivamente la mano della bambina in una morsa protettiva e improvvisamente spaventata.
“Perché avremmo bisogno di uomini armati, signor Ricci? L’incubo non è finito ieri notte con la cattura dei traditori?” chiese lei, con la voce incrinata dal nervosismo.
Julian si avvicinò alla grande finestra panoramica, guardando il giardino curato con un’espressione grave, ponderata e imperscrutabile.
“Nel mio mondo, Allison, quando si sventa un complotto, se ne scopre inevitabilmente l’origine, e l’origine di questo veleno è un’organizzazione russa molto vendicativa.”
“Loro sanno perfettamente che il piano è fallito, sanno che la cameriera ha bevuto dal bicchiere sbagliato e sanno che lei è una testimone scomoda.”
“Non le sto dando dieci milioni di dollari e una villa fortificata solo come premio, glieli sto dando per garantirle la sopravvivenza.”
Il sangue gelò letteralmente nelle vene di Allison, cancellando in un istante la gioia infantile per l’assegno milionario e riportandola alla dura realtà.
Non aveva solo salvato la vita a un capo della mafia locale; si era inavvertitamente e pericolosamente intromessa in una guerra internazionale tra spietati cartelli criminali.
“Voi partirete tra esattamente un’ora, scortate da Rocco in persona su un elicottero privato per evitare le strade pubbliche,” continuò Julian, voltandosi a guardarla con un’intensità magnetica.
“Nessuno, nemmeno i miei luogotenenti più stretti, saprà l’indirizzo esatto della vostra nuova residenza oltre a me e a Rocco.”
“Signor Ricci, perché si preoccupa così tanto per una semplice estranea?” sussurrò Allison, trovando il coraggio di porre la domanda che le bruciava l’anima.
“Poteva semplicemente darmi i soldi e lasciarmi scomparire per conto mio, senza impiegare le sue preziose risorse per proteggerci.”
Julian incrociò il suo sguardo castano, limpido e innocente, vedendo in lei qualcosa di puro che il suo mondo di tenebra aveva dimenticato da tempo immemore.
“Perché nel momento in cui ha bevuto da quel bicchiere, Allison, lei è entrata sotto la mia assoluta e inviolabile giurisdizione personale.”
“E Julian Ricci non permette mai a nessuno, in nessuna parte di questo dannato mondo, di toccare ciò che è sotto la sua protezione.”
Quelle parole, pronunciate con una fermezza glaciale e solenne, furono una promessa di sangue, un voto sacro che legò indissolubilmente i loro due destini contrapposti.
Il trasferimento avvenne con una rapidità e un’efficienza militare, senza lasciare nulla al caso e senza alcuna esitazione.

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