Leo, che ora aveva dieci anni ed era forte e sano grazie ai nuovi farmaci e alle cure specialistiche pagate da Julian, irruppe nella stanza vestito con un piccolo abito scuro.
“Emma, sei pronta? Il signor Vance dice che la macchina è giù!” disse Leo entusiasta.
“Arrivo, piccolo,” sorrise Emma.
Uscì nel salone principale. Eleanor era lì, vestita in modo impeccabile con un tailleur chanel grigio, seduta sulla sua sedia, che sorrideva con un orgoglio materno che le faceva brillare gli occhi.
E accanto a lei c’era Julian.
Julian indossava un abito blu notte che lo rendeva ancora più affascinante. Quando vide Emma, il suo sguardo si accese di quella luce che riservava solo a lei. Fece un passo avanti, mettendole le mani sui fianchi e attirandola a sé. Non le importò di sgualcire la toga mentre lo baciava profondamente, assaporando il gusto del caffè e della promessa di un futuro che ormai avevano costruito insieme.
“Sei bellissima,” sussurrò Julian contro le sue labbra. “Il dottor Carter, finalmente.”
“Infermieristica clinica, non sono un dottore,” lo corresse lei ridendo.
“Per me sei la persona che mi ha salvato la vita, salvando quella di mia nonna,” rispose lui seriamente, accarezzandole il viso. “E ho una sorpresa per te. Ho appena acquistato l’ala est del nuovo ospedale infantile di Chicago. Verrà intitolata a te. L’Emma Carter Wing. E Leo sarà il nostro primo ospite d’onore per l’inaugurazione.”
Emma si portò le mani al viso, sopraffatta dall’emozione. Guardò Julian, poi Eleanor, poi il suo fratellino.
La ragazza che una volta serviva champagne tremando per le bollette, ora aveva il mondo tra le mani. Ma non lo aveva ottenuto vendendo la propria anima o scendendo a compromessi; lo aveva conquistato rimanendo se stessa, difendendo ciò che era giusto quando nessuno voleva farlo, e amando senza riserve.
Il viaggio verso l’università per la cerimonia fu trionfale. Victoria Langford era ormai solo una nota a piè di pagina nei giornali scandalistici, un monito su come i prepotenti finiscono sempre per cadere.
Mentre l’auto si fermava e Julian le offriva il braccio per scendere, Emma guardò il cielo di Chicago, limpido e infinito. Aveva fermato una mano che stava per colpire, e, così facendo, aveva afferrato il destino, trasformando non solo la sua vita, ma anche il cuore di un impero di ghiaccio. E sapeva che il bello doveva ancora cominciare.
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