“Signorina Carter, il signor Halloway ha allegato una testimonianza giurata della signora Victoria Langford. Un membro molto stimato della nostra comunità e, ironia della sorte, una delle principali donatrici di questa università. Secondo la signora Langford, lei era in uno stato di grave alterazione e ha cercato di derubarla.” La preside sospirò, ma il suo sguardo era privo di compassione. “L’università ha un codice etico rigoroso. Alla luce di queste accuse formali, sono costretta a sospenderla dal programma di tirocinio clinico, il che significa che perderà la sua borsa di studio, e a istruire una procedura di espulsione.”
Emma uscì dall’ufficio tremando di rabbia e disperazione. Era un complotto ridicolo, ma mortale. Victoria aveva usato il viscido Halloway per colpirla dove faceva più male: il suo futuro. La donna non poteva attaccare gli Sterling, erano troppo potenti, così aveva deciso di schiacciare Emma per pura vendetta.
Tornò all’attico pallida e silenziosa. Cercò di mascherare il suo stato d’animo, ma a Eleanor non sfuggiva nulla.
“Sembri un fantasma,” le disse l’anziana donna mentre Emma le misurava la pressione sanguigna. “Che ti è successo all’università?”
“Niente di irreparabile, Eleanor,” mentì Emma, sfoggiando un sorriso tirato. “Solo un problema burocratico con i crediti formativi.”
Non voleva coinvolgere gli Sterling. Le avevano già dato troppo. Avrebbe combattuto quella battaglia da sola, assumendo un avvocato pro-bono se necessario.
Ma aveva sottovalutato Julian.
Quella sera, mentre Emma stava sistemando la cucina dopo aver preparato una tisana, Julian entrò. Si era tolto la cravatta, il colletto della camicia sbottonato, i capelli scuri leggermente scompigliati. Appariva esausto, ma i suoi occhi erano accesi da una luce pericolosa.
Si appoggiò all’isola di marmo della cucina, incrociando le braccia. “Problemi con i crediti formativi, Emma?”
Lei si irrigidì. “Sì. Nulla di cui debba preoccuparsi.”
“Curioso,” mormorò Julian. “Perché Vance ha fatto una piccola indagine, notando il tuo umore. Ha scoperto che il rettore ha ricevuto un’ingente donazione anonima ieri sera, subito dopo che Victoria Langford ha depositato una falsa testimonianza contro di te tramite quel verme di Halloway.”
Emma abbassò lo sguardo, le mani strette attorno al bancone. “Io… mi dispiace. Non volevo portare i miei problemi in casa vostra.”
Julian annullò la distanza tra loro in due falcate. Si fermò a un palmo da lei, e quando Emma alzò lo sguardo, fu sorpresa dall’intensità che trovò negli occhi dell’uomo. Non c’era solo rabbia protettiva, c’era un rispetto feroce.
“Ascoltami bene, Emma,” disse Julian, la voce bassa, quasi un ringhio controllato. “Tu sei entrata nella mia casa. Fai parte di questa famiglia ora. Proteggi mia nonna in un modo in cui nessun altro, né medici né infermieri strapagati, ha mai fatto. Credi davvero che lascerò che una fallita come Victoria Langford ti rovini la vita perché ha troppa paura di affrontare me?”
“Posso difendermi da sola, Julian,” rispose Emma, ma la sua voce tremò.
“Lo so che puoi,” rispose lui dolcemente. “Ma non devi farlo. Non più.”
Julian non attese il giorno dopo. Quella stessa notte, mobilitò l’esercito legale della Sterling Enterprises.
Il mattino seguente, il mondo di Victoria Langford finì di bruciare.
I legali di Julian si presentarono nell’ufficio di Halloway con un dossier spesso due dita. Conteneva prove di frode fiscale dell’azienda di catering, che gli investigatori di Julian avevano scavato in poche ore. Halloway, di fronte alla minaccia di anni di prigione federale, crollò in cinque minuti. Firmò una confessione in cui ammetteva di essere stato pagato e ricattato da Victoria Langford per produrre finte accuse contro Emma.
Alle dieci del mattino, Julian si presentò di persona nell’ufficio della preside della facoltà di infermieristica, accompagnato da Emma. Non prese appuntamento. Semplicemente, entrò, facendo ammutolire la segretaria.
Quando la preside vide Julian Sterling varcare la soglia, sbiancò.
“Signor Sterling,” balbettò la donna, alzandosi in piedi a fatica. “Che onore… come posso…”
Julian non si sedette. Lasciò cadere sulla scrivania della preside una copia della confessione di Halloway e i tabulati bancari che dimostravano i pagamenti illeciti.
“Ho pochissimo tempo, quindi sarò breve,” esordì Julian, la voce fredda come l’acciaio. “La signorina Carter è stata vittima di una cospirazione ordita da una donna che ora è indagata per frode ed estorsione. Voglio che la sospensione di Emma sia annullata immediatamente. Voglio che la sua borsa di studio sia raddoppiata e intitolata a nome di mia nonna, Eleanor Sterling, con un fondo che io stesso provvederò a dotare di cinque milioni di dollari entro oggi.”
La preside boccheggiò, le mani che le tremavano. “Io… certamente, signor Sterling. Le accuse sembravano fondate, ma davanti a queste prove…”
“Le accuse erano ridicole e lei è stata negligente nel non indagare,” la interruppe Julian inesorabile. “Se scopro che la signorina Carter subirà anche solo un’ombra di discriminazione in questo istituto da oggi in poi, ritirerò i miei fondi, acquisirò il terreno su cui sorge questa università e lo trasformerò in un parcheggio. Sono stato chiaro?”
“Cristallino, signor Sterling.”
Quando uscirono dall’edificio, l’aria frizzante dell’autunno accarezzò il viso di Emma. Si fermò sul marciapiede, guardando l’uomo accanto a lei.
“Non dovevi farlo,” gli disse, ma c’era gratitudine, non rimprovero, nella sua voce. “O per lo meno, non dovevi minacciare di radere al suolo l’università.”
Julian abbozzò un sorriso sghembo, un’espressione rara che lo faceva sembrare meno un dio dell’Olimpo finanziario e più un uomo mortale. “Non stavo scherzando sul parcheggio. Nessuno tocca le persone sotto la mia protezione, Emma.”
Si guardarono per un momento di troppo, un lungo istante in cui il rumore del traffico di Chicago sembrò svanire. Emma avvertì un calore insolito salirle alle guance, e vide lo sguardo di Julian ammorbidirsi, indugiando sulle sue labbra prima di risalire ai suoi occhi. Fu lui a rompere l’incanto, schiarendosi la voce e aprendole la portiera dell’auto.
Con Victoria Langford distrutta e affrontando accuse penali, la vita tornò a un ritmo più tranquillo, ma qualcosa era cambiato nella dinamica dell’attico.
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