Nico guardò suo padre con gli occhi sgranati, totalmente incapace di credere che il suo amato e dolce nonno avesse potuto compiere un’azione tanto meschina e spietata.
“La nota trovata sotto il castagno dice chiaramente che metà di quello che mio fratello Javier ha ereditato non è mai stato realmente nostro”, lesse Álvaro ad alta voce, con la voce rotta dall’incredulità.
“E il messaggio di mio padre dice anche di cercare a tutti i costi la famiglia Varela e di aprire una misteriosa cantina sigillata.”
Roque annuì lentamente con la testa bianca, battendo un dito nodoso e tremante sulla fotografia appoggiata sul tavolo di legno.
“Quella porta massiccia che si vede proprio dietro di loro non appartiene affatto all’edificio del vostro pazo principale”, rivelò l’anziano con assoluta e incrollabile sicurezza.
“Si tratta in realtà dell’antico ingresso della vecchia cantina padronale dei Varela, che si trova sul lato nord della montagna, ormai completamente nascosta tra i rovi e l’edera rampicante.”
“Javier, fin da quando ha preso in mano gli affari di famiglia, ha sempre vietato categoricamente a chiunque di avvicinarsi a quella zona, mentendo sul fatto che la struttura fosse pericolante e a rischio di crollo.”
Álvaro capì all’istante che il tempo a loro disposizione stringeva inesorabilmente e che la spia incontrata all’alba aveva probabilmente già informato suo fratello del ritrovamento.
Dovevano assolutamente agire in fretta se volevano scoprire la verità nascosta prima che Javier potesse distruggere per sempre ogni prova incriminante.
“Dobbiamo rintracciare i discendenti di Ignacio Varela oggi stesso”, disse Álvaro, alzandosi in piedi con una determinazione feroce che non provava da moltissimi anni.
Lucía prese senza esitare il suo piccolo computer portatile e iniziò a fare delle ricerche incrociate sui registri pubblici della provincia gallega.
Dopo più di un’ora di estenuante e nervosa ricerca online, la donna trovò finalmente un indirizzo nella vicina città di Lugo associato al nome di Elena Varela, che risultava essere l’unica nipote in vita di Ignacio.
Álvaro decise di partire immediatamente per la città di Lugo, lasciando il piccolo Nico e il fedele Sombra al sicuro tra le mura protettive della casa di Roque.
Il viaggio in automobile durò quasi due lunghe ore, procedendo sotto un cielo plumbeo e grigio che minacciava di scaricare una pioggia torrenziale da un momento all’altro.
Quando finalmente arrivarono all’indirizzo indicato dallo schermo del navigatore, si trovarono di fronte a un piccolo e modesto negozio di vini artigianali situato nel cuore del centro storico cittadino.
I coniugi entrarono timidamente nel locale, venendo subito accolti dal profumo inebriante e familiare di legno di rovere e di mosto appena fermentato.
Dietro il vecchio bancone di castagno c’era una donna sulla quarantina, con i capelli scuri legati in una treccia disordinata e gli occhi velati da una perenne malinconia.
Álvaro si avvicinò al bancone e si presentò con il suo nome completo, notando con dolore come lo sguardo della donna si indurì e si raggelò non appena udì l’odiato cognome Roldán.
“Non ho assolutamente nulla da dire o da condividere con chi porta quel maledetto nome”, rispose Elena con voce fredda e tagliente come il ghiaccio, voltandogli immediatamente le spalle.
“Ti prego, ti supplico di ascoltarmi solo per un minuto”, implorò Álvaro con disperazione, tirando fuori dalla tasca la nota stropicciata scritta da suo padre.
“Mio padre Mateo è morto pochi giorni fa dopo una lunga malattia, e mi ha lasciato questo criptico messaggio chiedendomi esplicitamente di trovarti.”
Elena si voltò con estrema lentezza, con il suo sguardo fiero diviso a metà tra una giustificata diffidenza e una malcelata e irresistibile curiosità.
La donna prese esitante il piccolo foglietto di carta, riconoscendo in un lampo la grafia tremolante, spigolosa ma inconfondibile del vecchio Mateo Roldán.
Mentre leggeva mentalmente le parole vergate in fretta, una singola lacrima solitaria sfuggì al suo ferreo controllo, rigandole dolcemente il viso stanco e provato.
“Mio nonno Ignacio ha sempre sostenuto fino all’ultimo respiro che tuo padre non avesse agito da solo in quella terribile frode”, sussurrò Elena con la voce pericolosamente rotta dall’emozione.
“Diceva sempre che Mateo era stato minacciato, ricattato e manipolato da qualcun altro della vostra famiglia, ma purtroppo non aveva mai avuto le prove concrete per poterlo dimostrare in un tribunale.”
Álvaro sgranò gli occhi per lo stupore, ricordando improvvisamente e con orrore i discorsi crudeli, cinici e calcolatori che suo fratello Javier faceva fin da quando era solo un giovane ambizioso.
“Mio fratello maggiore”, disse Álvaro con un filo di voce tremante, “Javier ha sempre desiderato fin da ragazzo il controllo totale e assoluto dell’intera valle.”
“Se la misteriosa cantina sigillata di cui parla il biglietto contiene davvero le prove scritte di questo ignobile inganno, dobbiamo entrarci stasera stessa”, dichiarò Elena con una ritrovata e impetuosa energia.
“Ho passato letteralmente tutta la mia vita a sognare a occhi aperti di poter pulire il nome infangato della mia famiglia e di riprendere ciò che ci è stato ingiustamente rubato.”
I tre concordarono rapidamente di incontrarsi al calar della notte nei pressi del vecchio ponte romano in rovina, situato a poca distanza dai confini del pazo conteso.
La notte scese inesorabile e avvolse la valle del fiume Sil in un mantello di oscurità impenetrabile, gelida e profondamente umida.
Álvaro, Lucía ed Elena si mossero silenziosamente tra i fitti cespugli spinosi, illuminati a malapena solo dalla luce fioca e spettrale della luna piena.
Sombra, che si era riunito al gruppo, camminava orgogliosamente davanti a tutti loro, fiutando l’aria notturna con la sua solita e formidabile precisione infallibile.
Il grosso animale sembrava conoscere a memoria ogni singola pietra, ogni buca e ogni radice sporgente di quel sentiero impervio che portava al lato nord della montagna.
Arrivarono abbastanza in fretta al muro di cinta perimetrale della proprietà, dove i vecchi mattoni sbriciolati dal tempo offrivano un facile e non visto passaggio.
Proprio mentre attraversavano con cautela l’antico confine di pietra, udirono all’improvviso il rumore di passi pesanti e videro il fascio di luce accecante di una potente torcia elettrica.
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