ciecamente ai comandi ferrei imposti dai muscoli tesi di Laura. “Madrid Controllo, qui è il volo civile Iberia 6251, rispondete.” La voce del comandante Ortega alla radio era ora incredibilmente ferma, fredda, nonostante la tensione massacrante. “Dichiariamo emergenza medica gravissima a bordo e guasto totale, catastrofico ai sistemi informatici di navigazione.” “Richiediamo vettoramento radar continuo per un atterraggio strumentale di emergenza immediato, senza alcun preavviso.” La risposta concitata del controllo del traffico aereo spagnolo non si fece attendere più di cinque interminabili secondi. “Volo Iberia 6251, qui è Madrid Controllo, vi riceviamo forte e chiaro.” “Siete immediatamente autorizzati alla discesa diretta e senza restrizioni verso la lunga pista 32 Destra.” “Avete la priorità assoluta su tutto il traffico aereo commerciale e privato, i servizi medici di emergenza sono già allertati e posizionati.” La discesa fu una faticosa, brutale e continua battaglia fisica contro i sensori impazziti e corrotti dell’aereo. Le luci rosse di pericolo lampeggiavano ossessivamente ovunque, trasformando l’abitacolo semibuio in un inferno luminoso. Avvisi acustici assordanti, sintetici e meccanici urlavano ripetutamente frasi di allarme di collisione imminente. “PULL UP, TERRAIN, PULL UP, OBSTACLE AHEAD!” Il sofisticato sistema anti-collisione continuava a gridare disperato, anche se sapevano di volare a una perfetta quota di sicurezza sul livello del mare. Laura imparò rapidamente, come le avevano insegnato all’accademia, a escludere mentalmente tutto quel letale caos acustico e visivo. Divenne miracolosamente sorda agli allarmi robotici e cieca alle luci rosse accecanti. Tornò ad essere la pilota algida, spietata e calcolatrice che era stata in innumerevoli e segrete missioni sui pericolosi cieli del Medio Oriente. Isolò in un cassetto remoto della mente il bruciante, insopportabile dolore per la recente menzione del nome del povero Diego. Si concentrò unicamente e ossessivamente sui parametri analogici essenziali per non far precipitare quel tubo d’acciaio. Controllava con movimenti rapidi degli occhi la velocità dell’aria, l’altitudine barometrica, l’angolo di assetto verticale e la pericolosa direzione del vento. Le nubi notturne e temporalesche si aprirono improvvisamente, spazzate via dai venti d’alta quota, sotto la pancia dell’aereo. Si rivelò all’improvviso il vasto e bellissimo mare di luci arancioni e bianche della vivace città di Madrid. Era senza alcuna ombra di dubbio la vista più bella, commovente e rassicurante che i due piloti avessero mai potuto sperare di scorgere. “Estenda i flaps a venti gradi,” ordinò Laura, senza staccare per un attimo gli occhi dai finestrini sferzati dal vento. “Flaps in posizione a venti gradi,” confermò solerte Ortega, abbassando la pesante leva meccanica posizionata alla sua destra. I grandi motori aumentarono automaticamente il loro rumore di giri per compensare l’attrito aggiuntivo e massiccio generato sulle ali. L’aereo sussultò ancora violentemente, rallentando di colpo la sua vertiginosa corsa disperata nel cielo buio. Scesero ulteriormente di altitudine in modo controllato, allineandosi visivamente con le potenti luci stroboscopiche di avvicinamento della pista d’atterraggio. Il sentiero di discesa sembrava magicamente corretto e in asse. “Tiri giù il carrello d’atterraggio,” disse Laura, stringendo i denti per lo sforzo immane sulle braccia. Questa era in assoluto la vera e grande incognita che li separava dalla salvezza. Se l’uomo arrestato aveva effettivamente bloccato o manomesso il complesso sistema idraulico inferiore, avrebbero dovuto atterrare disastrosamente sulla pancia dell’aereo. Ortega azionò con decisione quasi disperata la massiccia leva del carrello d’atterraggio. Il rumore esterno del vento cambiò immediatamente intonazione, diventando un forte ruggito turbolento. Ci fu un tremore sordo e possente proveniente direttamente dalla fredda pancia metallica dell’aereo. Tre luci verdi si accesero contemporaneamente, rassicuranti e perfette come fari di salvezza, sul pannello analogico principale. Era miracolosamente uno dei pochissimi sistemi analogici isolati che non sembrava essere stato affatto compromesso dal misterioso sabotatore. “Tre spie verdi accese, carrello abbassato e saldamente bloccato in posizione,” sospirò Ortega con un enorme e liberatorio sospiro di sollievo. Il vento laterale stagionale soffiava insolitamente forte quella notte sulla grande capitale spagnola. Cercava prepotentemente e con invisibile forza di spingere l’enorme velivolo commerciale fuori dall’asse centrale della sicura pista di atterraggio. Laura usò i pedali del grande timone di coda con una forza e una maestria incredibili. Contrastò le pericolose e insidiose raffiche di vento incrociato con piccoli, precisi, continui e rapidi movimenti di correzione. Era esattamente come cercare di domare una bestia feroce e imbizzarrita che voleva ciecamente solo schiantarsi al suolo. A soli cinquanta metri di quota da terra, la fatica fisica e mentale iniziò a farsi sentire pesantemente su tutto il suo corpo stanco. I muscoli scolpiti delle braccia e delle spalle di Laura bruciavano intensamente per il prolungato e titanico sforzo di tenere dritta la pesante cloche non assistita. “Velocità di riferimento di avvicinamento perfettamente corretta,” disse il comandante Ortega, leggendo con voce monotona gli strumenti analogici di bordo. “Venti metri di altezza dalla pista… quindici metri… dieci metri… cinque metri…” “Deve chiudere le manette della spinta, ora!” Laura tirò brutalmente e sincronicamente indietro le due leve di spinta dei giganteschi propulsori alari. Il suono assordante dei motori si spense magicamente in un sibilo sordo e stridente. Le ruote gommate posteriori del massiccio carrello principale toccarono l’asfalto ruvido della pista madrileña. Ci fu un tonfo tremendo, spaventoso, ma incredibilmente solido e sicuro per i loro cuori. L’aereo vibrò in tutta la sua immensa lunghezza, ma rimase in qualche modo perfettamente dritto e in asse sulla linea di mezzaria dipinta di bianco. Poi, pochi istanti dopo, il carrello anteriore scese dolcemente sulla pista, completando il salvifico contatto col suolo. “Attivare gli inversori di spinta adesso, massimizzare il freno aerodinamico!” gridò Laura, cercando di sovrastare il rumore infernale. I motori ruggirono improvvisamente al contrario, aspirando aria e sputandola in avanti per frenare la corsa. Cominciarono a frenare in modo disperato l’enorme massa di metallo infuocato lanciata a centinaia di chilometri orari sulla pista scivolosa. Contemporaneamente, i grandi freni aerodinamici si alzarono verticalmente sulla superficie superiore delle ali, distruggendo istantaneamente l’inutile portanza rimasta. La velocità di crociera residua diminuì drasticamente e violentemente. La brutale e improvvisa decelerazione spinse con inaudita forza i due stremati piloti contro le rigide cinture di sicurezza incrociate. L’aereo rallentò dolorosamente
Popular Posts
→- 1
- 2
- 3
- 4
Recently Viewed
Stories you read recently will appear here.



