un punto di origine rintracciabile da colpire duramente. E quel mostro arrogante e troppo sicuro di sé, abituato a corrompere generali e spaventare giurati, aveva appena compiuto l’errore strategico più madornale, imperdonabile e stupido della sua ricca e misera vita criminale. Aveva stupidamente osato provocarla e punzecchiarla di persona, venendo fino a cercarla in cielo, convinto con insopportabile superbia di poterla spaventare, manipolare e costringere al silenzio eterno con minacce e terrorismo psicologico aereo da quattro soldi. “Diego pensava scioccamente di poter sistemare con l’eroismo cose e ingranaggi troppo grandi che non capiva,” le aveva sibilato l’uomo corrotto nell’oscurità opprimente della cabina di un aereo destinato originariamente a schiantarsi nell’oceano portandosi via ogni comodo segreto imbarazzante e letale della fornitura militare. Ma Laura adesso, stringendo la prova nel suo pugno, capiva benissimo, limpidamente e dolorosamente l’intero, mortale e gigantesco ingranaggio burocratico di corruzione, ogni singolo sporco e macabro dettaglio logistico orchestrato dai piani alti per insabbiare l’omicidio preterintenzionale dei piloti e incassare milioni di euro pubblici con forniture fallate, omicide e criminali. Non avrebbe sprecato nemmeno un minuto del suo tempo ad aspettare i lenti, compromessi, politicizzati e totalmente corrotti tribunali militari del ministero della difesa per cercare di ottenere un’illusoria e formale giustizia legale di facciata che si sarebbe risolta in un ridicolo e offensivo nulla di fatto per assoluta insufficienza di discutibili e insabbiate prove documentali compromettenti. Non avrebbe più permesso passivamente, piangendo sulla tomba e annegando la sua vita nei rimpianti, a scandalosi e criminali insabbiamenti governativi istituzionali di gettare di nuovo polvere, burocrazia e menzogne infamanti e vigliacche sulla vera e sanguinosa natura della morte atroce del suo eroico, onesto e innocente compagno di squadra. Avrebbe metodicamente e spietatamente usato la scottante intelligenza e i contatti racchiusi in quella fatidica e miracolosa valigetta di pelle nera, comparsa dal nulla, per localizzare, stanare, ricattare e infine distruggere irrevocabilmente l’intera, tentacolare e schifosa rete criminale occulta, smontandola implacabilmente e fisicamente, un fottuto e colpevole pezzo alla volta, fino alle sue fondamenta. E, in memoria del suo caduto e in nome dell’onore calpestato, avrebbe sistemato tutto da sola, fuori dai libri contabili e fuori dalla legge imposta dagli uomini, applicando spietatamente e senza alcun rimorso l’unico e definitivo codice di regole militari d’ingaggio in combattimento ostile che, nel profondo della sua anima di soldato, ancora intimamente e fanaticamente rispettava. La caccia spietata ai responsabili dell’omicidio colposo era appena, formalmente e silenziosamente iniziata nella fredda notte spagnola, e lei era incontestabilmente, per addestramento e dolore accumulato, il predatore più letale, inarrestabile e determinato che quel gruppo di uomini in giacca e cravatta avrebbe mai dovuto terrorizzantemente affrontare prima di morire.

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