Sorrisi genuinamente. Ero sinceramente ammirato. «Brillante. Assolutamente brillante.»
«Domani pubblicherò tutto,» minacciò Livia, facendo un passo verso di me, gli occhi fiammeggianti. «Tutti i collegamenti. Il nome di tua madre. Il tuo nome. L’architettura del Trust. Spezzerò la vostra invisibilità. Il mondo saprà chi siete. E i governi che manipulate dovranno rispondervi.»
Posai il bicchiere. L’aria divenne improvvisamente fredda, pesante, carica dell’autorità spietata che mia madre mi aveva trasmesso.
«No, Livia, non lo farai,» dissi con la voce bassa e letale che usavo nella sala del consiglio.
«Non puoi fermarmi! Il server islandese invierà gli articoli simultaneamente a duemila testate indipendenti a mezzogiorno.»
Feci due passi verso di lei, annullando la distanza tra noi. Lei non indietreggiò, ma vidi il battito del suo cuore accelerare freneticamente alla base del collo.
«Sei ore fa, i nostri tecnici hanno violato il tuo server islandese, nonostante la crittografia. Hanno installato un worm. Se premi il pulsante ‘Invia’, il tuo intero archivio digitale, le tue inchieste, le tue fonti, l’intero lavoro della tua vita si cancellerà irreversibilmente. Non pubblicherai una sola parola.»
Livia sbiancò. L’assoluta certezza nelle mie parole la colpì come uno schiaffo fisico. Aprì la bocca per ribattere, ma le mancò il respiro. Per la prima volta da quando la conoscevo, la fiamma nei suoi occhi vacillò, sostituita dalla cruda realizzazione dell’entità del potere contro cui si era schiantata.
«E anche se in qualche miracoloso modo riuscissi a far uscire la notizia,» continuai, con una morbidezza crudele, «domani mattina scopriresti che i tuoi conti bancari sono congelati per sospetto terrorismo internazionale. Troverebbero prove artefatte di tuoi contatti con cellule estremiste. Passeresti il resto della tua vita in un carcere di massima sicurezza o in esilio, in fuga come una criminale. Questo è il mondo reale, Livia. Noi non giochiamo secondo le regole. Noi scriviamo le regole.»
Si appoggiò allo schienale del divano, come se le gambe non la reggessero più. Sotto la sua armatura di indignazione giornalistica, era una donna che affrontava un leone in una gabbia chiusa a chiave.
«Perché allora…» sussurrò, la voce incrinata. «Perché non l’hai già fatto? Perché hai pagato il mio lavoro per sei mesi? Perché hai giocato con me come il gatto col topo, se potevi schiacciarmi il primo giorno a Milano?»
Mi fermai a pochi centimetri da lei. L’odore della pioggia sui suoi vestiti si mescolò a quello del mio dopobarba.
«Perché schiacciarti sarebbe stato uno spreco intollerabile,» risposi, e per una volta, ero totalmente sincero. «Sei una delle menti più affilate che io abbia mai incontrato. Hai smantellato imperi di corruzione con nient’altro che un portatile e la tua dedizione. E, a differenza della sciocca ragazzina che ha cercato di sposarmi per i soldi che non sapeva nemmeno di volere, tu non sei mossa dall’avidità. Sei mossa dalla ricerca della verità.»
Livia alzò gli occhi, umidi di rabbia trattenuta e confusione. «E tu sei l’uomo che nasconde la verità. Siamo opposti. Nemici naturali.»
«Oppure, siamo le due facce della stessa moneta,» ribattei dolcemente. «Tu odi la corruzione, gli oligarchi che si arricchiscono alle spalle delle nazioni, i burocrati marci. Ebbene, Livia… chi credi che il Vanguard Trust distrugga ogni giorno? Noi governiamo dall’ombra, sì, ma per mantenere un equilibrio. Abbattiamo i predatori peggiori. Facciamo il lavoro sporco che le leggi non possono o non vogliono fare.»
Allungai una mano e sfiorai il documento sgualcito sul tavolo di vetro.
«Ti offro una scelta, Livia Morosini. Una scelta che nessun estraneo ha mai ricevuto dal Blackwood Trust.» La guardai dritto negli occhi. «Esci da quella porta stanotte con l’intenzione di distruggerci, e io ti annienterò. Legalmente, finanziariamente e professionalmente. Non rimarrà nulla di te, se non il ricordo di una folle complottista.»
Feci una pausa, lasciando che il peso dell’annientamento si posasse sulle sue spalle.
«Oppure,» sussurrai, la mia voce un ronzio ipnotico, «rimani. Unisciti a me. Diventa l’Occhio di Falco del Trust. Ti darò risorse illimitate, accesso diretto alle banche dati dei governi, immunità diplomatica totale e i fondi necessari per scovare ogni singola rete di corruzione del pianeta. Tu trovi il marcio. E io ti darò il martello di un impero finanziario per schiacciarlo. Insieme, possiamo pulire il mondo in un modo che le tue inchieste solitarie non potrebbero fare in trecento anni.»
Il silenzio calò nella stanza del resort, denso e pesante. Livia mi fissò. Il suo petto si alzava e si abbassava. L’indignazione combatteva contro l’ambizione pura, la moralità lottava contro il pragmatismo assoluto. Capì, con l’intuito fulmineo che ammiravo in lei, che non stavo bluffando. Stavo le stavo porgendo le chiavi del regno.
«Tu… tu sei il diavolo,» sussurrò lei, ma non c’era odio nella sua voce. Solo una terribile fascinazione.
Sorrisi, il sorriso affilato e ineluttabile di mia madre. «No, Livia. Sono solo l’uomo che possiede le fiamme. Vuoi bruciare insieme ai peccatori… o vuoi aiutarmi a governare l’inferno?»
Livia Morosini guardò il computer portatile nella sua borsa, l’arma inutile con cui era entrata. Poi guardò me, il mostro onnipotente che le stava offrendo il potere di cambiare il mondo, a patto di vendere l’anima al segreto.
Lentamente, chiuse la cerniera della borsa. Alzò il mento, il suo sguardo penetrante ora privo di paura, sostituito da una determinazione glaciale che mi confermò di aver fatto la scelta giusta.
«Dovrai insegnarmi a usare quel martello, Julian,» disse.
L’accordo fu siglato nel silenzio delle montagne innevate. Quella notte, l’investigatrice morì, e nacque la più letale e formidabile alleata che il Blackwood Vanguard Trust avesse mai concepito.
Due giorni dopo, tornai in Svizzera, nella tenuta di famiglia. Entrai nel grande studio illuminato dal camino, dove mia madre sedeva, immutata nella sua compostezza regale. Sir Pendelton, Volkov e Lady Thorne erano con lei, attendendo il mio rapporto sulla situazione a Monaco.
Camminai fino al centro della stanza. Livia entrò dietro di me, avvolta in un elegante cappotto di cachemire grigio. Si mosse con sicurezza, senza arroganza, incrociando lo sguardo dei tre luogotenenti senza abbassare il proprio.
Volkov si irrigidì. Pendelton aggrottò le sopracciglia. Lady Thorne abbozzò un sorriso di gelida sorpresa.
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