«È un impero che lei ha distrutto in tre, al tavolo del baccarat,» lo corressi glaciale. «Ha trenta secondi per firmare, Lord Covington. Al trentesimo secondo, la cartellina va a Scotland Yard e a tutti i giornali concorrenti.»

L’uomo mi fissò. Cercò nei miei occhi un briciolo di esitazione, di pietà, la giovinezza che forse lo aveva illuso di potermi manipolare. Ma non trovò nulla. Solo lo stesso vuoto d’acciaio che avevo visto in mia madre la notte del mio finto fidanzamento.

Con le mani che tremavano in modo convulso, Covington estrasse una penna d’oro dal taschino, si chinò sul tavolo e firmò i documenti. La sua firma era uno scarabocchio illeggibile, il testamento della sua sconfitta.

«Eccellente,» mormorò Pendelton, recuperando i fogli. «La sicurezza la scorterà fuori dall’edificio, Lord Covington. Le suggerisco di iniziare a imballare le sue cose.»

Quando le doppie porte si chiusero dietro l’uomo ormai distrutto, la stanza sprofondò di nuovo in un silenzio tombale. Mi appoggiai allo schienale della sedia, slacciandomi il primo bottone della giacca.

«Un lavoro pulito, Julian,» commentò Lady Thorne. «Tua madre sarà compiaciuta. L’acquisizione di questi media ci permetterà di controllare gran parte della narrativa politica in vista delle prossime elezioni.»

«È stato troppo facile,» replicai, massaggiandomi le tempie. «Covington era disperato. Un uomo disperato è un libro aperto.»

In quel momento, la porta laterale della sala si aprì e Victor Volkov entrò a grandi passi. Il colosso russo non sembrava mai di fretta, ma la sua espressione era più cupa del solito. Si avvicinò al tavolo e lanciò davanti a me un tablet.

«Abbiamo un problema,» grugnì Volkov. «Piccolo, ma persistente come una zanzara in una notte d’estate. E le zanzare, se ignorate, possono trasmettere malattie mortali.»

Abbassai lo sguardo sullo schermo. C’era il profilo di una giovane donna, forse della mia età. Capelli scuri tagliati corti, quasi in uno stile militare, occhi penetranti, lineamenti affilati e un’espressione di perenne, fastidiosa sfida. Il nome sotto la foto recitava: Livia Morosini. Giornalista investigativa freelance. Base operativa: Milano, Italia.

«Chi è?» chiesi.

«È un cane da tartufo,» rispose Pendelton, esaminando il tablet da sopra la mia spalla. «Una giornalista indipendente. Non lavora per le grandi testate, che noi controlliamo, ma pubblica su network d’inchiesta decentralizzati, finanziati da donazioni anonime. È dannatamente brava. Ha fatto cadere due ministri in Italia e ha svelato un giro di riciclaggio di denaro nei Balcani l’anno scorso.»

«E perché ci interessa?» domandai.

Volkov si appoggiò con entrambe le mani al tavolo. «Perché sta curiosando nella spazzatura. Precisamente, nella spazzatura della famiglia Hayes.»

Il nome di Chloe, pronunciato a voce alta dopo diciotto mesi, mi provocò una fitta di fastidio puro. «Gli Hayes sono finiti. Sono stati spazzati via, come concordato. Chloe fa la commessa in una boutique di scarpe a Miami, se non erro. Cosa c’è da investigare?»

«Livia Morosini ha notato l’anomalia,» spiegò Volkov. «Ha notato la velocità inaudita con cui le banche hanno ritirato le linee di credito di Richard Hayes. Nessun comitato direttivo, nessuna riunione degli azionisti. È successo nell’arco di sei ore, nel cuore della notte. Per un occhio clinico, è un’operazione che puzza di ordine superiore, non di normale prassi bancaria. La Morosini sta seguendo i fili per capire chi ha dato l’ordine. Ha già collegato la Banca Nazionale ai nostri fondi ombra nel Liechtenstein.»

«È lontana dalla verità, ma si sta muovendo nella direzione giusta,» aggiunse Lady Thorne, aggrottando le sopracciglia perfette. «Se riesce a collegare i fondi ombra al Vanguard Trust, e successivamente a tua madre… la nostra invisibilità sarà compromessa. Il nostro potere risiede nel non avere un volto pubblico che i governi possano attaccare.»

«Eliminatela,» dissi senza esitazione, la mia voce fredda. «Comprate i server che ospitano le sue pubblicazioni e cancellate tutto. Screditatela. Fate in modo che non trovi più lavoro nemmeno come scrittrice di oroscopi.»

«L’abbiamo già considerato, Julian,» disse Sir Pendelton. «Ma la Morosini è paranoica. Usa server in Islanda, criptati a livello militare. Se la distruggiamo pubblicamente senza preavviso, diventerà una martire del giornalismo investigativo, e altri mille cani da tartufo si metteranno a fiutare la sua stessa pista per capire chi l’ha ridotta al silenzio. Non possiamo fare troppo rumore.»

«E allora cosa suggerite?»

«Suggerisco un approccio più… chirurgico,» disse Volkov. Sorrise, mostrando denti perfetti che contrastavano con la sua cicatrice. «Vuole una fonte. Sta cercando disperatamente un informatore dall’interno del sistema bancario per confermare i suoi sospetti. Diamo in pasto al cane ciò che vuole.»

Capii immediatamente. «Volete infiltrarla. Volete che qualcuno le dia informazioni falsificate per sviarla, portandola a chiudere l’inchiesta su una falsa pista, magari incastrando qualche nostro avversario minore.»

«Esattamente,» confermò Lady Thorne. «Ma la Morosini è brillante. Se mandiamo un nostro agente di basso livello, lo sbranerà in cinque minuti. Smaschererà la finzione. Serve qualcuno con una conoscenza assoluta del sistema finanziario, qualcuno che possa tenere testa al suo intelletto e manipolarla senza che lei se ne accorga.»

Tutti e tre i luogotenenti di mia madre mi fissarono contemporaneamente.

Incrociai le braccia al petto. «Volete che vada io a Milano a fare l’informatore sotto copertura per una giornalista italiana?»

«Nessuno conosce la complessa architettura del Trust meglio di te, a parte Eleanor,» rispose Sir Pendelton. «Non sei un volto noto. Non hai profili social pubblici, non ci sono tue foto online dopo l’annullamento della festa di fidanzamento. Per lei, sarai solo ‘Alexander’, un analista quantitativo pentito di alto livello che ha rubato dei dati scottanti.»

La prospettiva era insolita. Ero abituato a dare ordini dai grattacieli, non a giocare al gatto col topo nei vicoli bui. Ma l’idea di misurarmi con una mente che aveva spaventato i luogotenenti di mia madre accese in me una scintilla di pura competitività.

«Preparatemi un fascicolo completo su di lei,» ordinai, alzandomi in piedi. «Le sue abitudini, le sue fonti, i suoi punti deboli. E preparate la falsa pista finanziaria che le darò in pasto. Parto per Milano domani mattina.»