Tuttavia, nonostante tutta la loro arroganza smisurata e il loro enorme e illimitato potere economico e legale derivante dalle ricchezze di famiglia, lo spregevole e cinico avvocato Sterling e la sua subdola, arrivista complice Victoria Vance avevano commesso nel loro superbo piano criminale un errore di calcolo madornale, tragico e fatale per i loro destini penali.
I due cospiratori accecati dall’avidità avevano infatti drammaticamente, colpevolmente e profondamente sottovalutato il sacro, invincibile e purissimo legame di sangue paterno, l’indomabile istinto di protezione primordiale e animale che si era innescato e acceso violentemente nel profondo del cuore tenero di Nathan nell’esatto e magico momento in cui la dolcissima voce infantile della meravigliosa piccola Lily lo aveva chiamato teneramente, con fiducia e amore incondizionato, per la primissima volta nella sua vita “papà”, guardandolo dritto nei suoi occhi increduli.
Le lunghe e lente ore della cupa notte insonne passavano strazianti, lente e letteralmente agghiaccianti all’interno del clima asfissiante di quella desolante e nuda stanza grigia di detenzione.
Il forte e costante rumore sordo prodotto da ogni singolo e infinito minuto che ticchettava pesantemente sull’inquietante orologio a muro della centrale mi sembrava un vero e proprio secolo di tortura, di pura agonia dell’anima passata così atrocemente lontano dalla vicinanza vitale della mia amata e adorata bambina.
Mi chiesi disperatamente, con le lacrime silenziose che continuavano testardamente e irrimediabilmente a solcarmi senza sosta il viso stanco e pallido, se Nathan fosse effettivamente e meravigliosamente riuscito a calmare in qualche modo i probabili e inconsolabili pianti isterici di Lily dovuti alla traumatica separazione.
Mi domandai con il cuore gonfio di speranza mista a malinconia se lui, in preda alla novità e all’emozione della paternità, le avesse magari preparato amorevolmente la sua tazza confortante di latte caldo della buonanotte esattamente come facevo puntualmente io in cucina ogni santa sera prima di metterla a letto, cullandola con dolci ninne nanne.
Se l’avesse rimboccata teneramente, proteggendola dal buio, al caldo sotto le lussuose ma fredde coperte di seta posizionate nel grande, dispersivo e lussuosissimo letto a baldacchino della stanza padronale principale.
L’idea spaventosa, intollerabile e macabra che la perfida Victoria Vance potesse essere malauguratamente ancora presente e libera all’interno di quella grande casa, che potesse anche solo per caso respirare la stessa pura aria innocente, candida e profumata di borotalco di mia figlia, mi faceva letteralmente impazzire di una rabbia feroce, animalesca e di un’angoscia totale, devastante e profondamente impotente, tanto da farmi mordere le labbra fino a farle sanguinare abbondantemente.
Poi, inaspettatamente, rompendo all’improvviso quel doloroso e surreale isolamento meditativo e psicologico della prigionia, la pesante porta metallica scrostata della misera stanza degli interrogatori si aprì di scatto verso l’esterno, sbattendo in malo modo, con incredibile violenza e inaudito clamore acustico contro il solido muro di cemento armato scrostato del grigio corridoio esterno.
Il forte e inatteso rumore metallico rimbombante della porta mi fece trasalire impaurita e saltare dalla sorpresa sulla mia scomodissima e fredda sedia di metallo arrugginito alla quale ero stata incatenata come una pericolosa fuorilegge.
Sorprendentemente, ad apparire fiera sulla porta non era assolutamente lo spregevole detective dai modi rudi che doveva tornare per continuare incessantemente e senza pietà a tormentarmi e umiliarmi per farmi confessare i crimini non commessi a fare un gradito ingresso.
Era invece apparso un elegante signore dall’aspetto rassicurante, un uomo dal portamento fiero, molto alto, magro e in forma, vestito in modo impeccabile con un costoso ed elegante completo sartoriale di altissima alta moda maschile italiana tagliato su misura per lui, la cui presenza carismatica irradiava sicurezza in ogni poro.
Egli era insolitamente e strettamente accompagnato nella stanza, quasi scortato in modo ossequioso, dal massiccio e sudato capitano di polizia in persona, l’uomo a capo dell’intero grande distretto investigativo.
Il corpulento ufficiale delle forze dell’ordine sembrava apparire stranamente e insolitamente molto pallido, nervoso e grondante di sudore freddo, palesemente a profondo disagio, e si tormentava vistosamente le mani massicce con un nervosismo degno di nota per un uomo della sua enorme statura professionale.
“Signora, mi presento immediatamente, io mi chiamo Jonathan Hayes, sono un noto e rinomato avvocato penalista associato in prima linea all’importantissimo e potentissimo studio legale corporativo di fama nazionale noto come Cole & Partners, fondato e presieduto dal defunto patriarca della famiglia.”
“E sono molto lieto di comunicarle formalmente e ufficialmente in questa sede che, su esplicito mandato diretto da parte del legittimo erede unico, il qui presente signor Nathan Cole, da questo preciso, cronometrico momento legale in avanti lei risulta essere a tutti gli effetti legali ufficialmente e irrevocabilmente sotto la mia piena e assoluta tutela professionale e assume il ruolo inviolabile di mia intoccabile cliente personale,” annunciò in modo trionfale e inarrestabile l’affascinante uomo maturo con una voce ferma, stentorea, sicura e straordinariamente professionale che non ammetteva assolutamente repliche o contestazioni burocratiche di alcun genere, né dal capitano né da un qualsiasi altro giudice.
Subito dietro la possente e protettiva schiena dell’avvocato, stagliandosi alto, fiero e inarrestabile come una maestosa ombra benevola, imponente e miracolosa che stava eroicamente e inaspettatamente portando un raggio vitale di calda luce, speranza e redenzione totale in quell’oscuro, asfissiante e terrificante incubo carcerario di menzogne in cui mi avevano gettata per morire dentro, apparve magnificamente Nathan.
I suoi dolci, grandi e profondi occhi neri sembravano estremamente cerchiati e molto stanchi per lo stress emotivo formidabile, indescrivibile e indomabile vissuto duramente nel corso delle ultime tragiche e pazzesche ore della notte che avevano incredibilmente stravolto la sua intera e ricca esistenza per sempre.
Ma il suo sguardo intenso era contemporaneamente e potentemente animato e letteralmente acceso, vivo e pulsante da una ferrea, feroce e inarrestabile determinazione maschile paterna che bruciava ardentemente nel suo profondo come una fornace incandescente inestinguibile.
“Apritele quelle dannate e ridicole catene ai polsi e liberatela completamente e immediatamente da questo istante,” ordinò bruscamente e senza alcun preambolo formale Nathan rivolgendosi con severità estrema e sguardo di fuoco all’intimidito capitano di polizia che si trovava impotente di fianco al suo potente avvocato aziendale.

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