Mi sembrò stupefacente come persino il noioso, ronzante, fastidioso e incessante ticchettio elettrico proveniente dal guasto neon fatiscente affisso e incassato pesantemente sul soffitto consunto e spoglio della camera cieca sembrasse essersi miracolosamente, improvvisamente, magicamente zittito per il più totale sbigottimento logico di fronte alla portata monumentale e colossale della grandezza immensa di quella travolgente e salvifica, magnifica rivelazione probatoria, informatica e legale senza pari, portata dalla grandiosa difesa milionaria sfoderata dall’uomo che io amavo disperatamente e in modo viscerale da tutta una intera, seppur breve, tormentata giovinezza spezzata da altri uomini potenti ma malvagi.
Il robusto e intimidito capitano distrettuale non poté fare logicamente e umanamente altro se non chinare umilmente e sconfitto la grossa testa rasata e dura di fronte alla potenza economica ineluttabile di casa Cole e alla legge inattaccabile, e quindi semplicemente annuì nervosamente, copiosamente e con grandissima urgenza concitata ai suoi poliziotti esterrefatti e bloccati sulla porta blindata per eseguire immediatamente le perentorie richieste di immediato rilascio.
A seguito del suo cenno formale d’assenso indiscutibile per le procedure di chiusura immediata della detenzione fittizia illegale da noi brutalmente smascherata e rivoltata brillantemente e ferocemente a nostro netto e indiscutibile favore contro chi ci accusava e tramava nell’ombra di distruggerci la bella e sognante vita rubataci con l’inganno in tutti questi anni di puro vuoto.
Fece infatti e subito un chiaro, secco e inequivocabile cenno manuale diretto a una muscolosa guardia carceraria armata appostata vicino a noi affinché eseguisse immediatamente, in gran fretta e celermente l’azione tanto sperata senza discutere o porre la minima tempistica o esitazione in merito allo stralcio tempestivo e necessario delle mie fascette di contenimento e procedesse seduta stante alla pronta liberazione totale delle chiusure dei polsi infiammati del sospettato ormai ufficialmente prosciolto da ogni calunnia.
E così accadde in pochissimi e frenetici ma liberatori secondi in successione rapida, che sentii e provai l’indescrivibile sollievo fisico misto a puro stupore mentale nell’udire le dure maglie di ferro tagliente, serrature scattanti delle pesanti manette aprirsi lentamente facendole tintinnare allegre tra di loro fino a scivolare via come squame morte da terra, liberando finalmente e dolcemente la morsa crudele dei miei deboli, sottili polsi doloranti divenuti ormai vistosamente gonfi, martoriati da striature blu, violacee e dai dolorosi, spaventosi, evidenti e umilianti profondi lividi rossastri lasciati indelebilmente in modo temporaneo per sfregamento contro la pelle e dall’arresto improvviso per mano di spietati, ignobili tutori della pace da sempre ingannati nel buio complice della notte fonda da una megera ricca e gelosa dell’eredità altrui.
Nathan Cole, riavendo finalmente la certezza che non vi era più alcuna ostruzione fisica ed ostacolo di polizia posto ciecamente fra lui e la madre di sua figlia salvata per un pelo, non esitò e non volle attendere e perdere per nessuna ragione o etichetta mondana nemmeno una irrisoria, minuscola e preziosissima frazione infinitesimale di secondo di più del tempo necessario e dovuto.
Infatti si precipitò fulmineo e disperato fisicamente verso di me correndo quasi, saltando agilmente e spostando in modo ruvido ogni sedia od ostacolo che si trovava d’intralcio tra di noi ignorando categoricamente i moniti sanitari e non badando assolutamente allo sforzo pressante da porre sulla dolorante articolazione della mia ferita muscolare della mia lussata spalla destra sanguinante interiormente che fino a un’ora prima doleva in modo atroce per la bastonata brutale inflitta a casa da un cuore malvagio e geloso intento all’eccidio efferato non consumatosi per puro intervento miracoloso dal fato supremo di rincontrarci al bivio del destino.
Lo vidi, alto ed energico, spalancare incredibilmente le sue lunghissime e salde braccia accoglienti colme dell’antico ardore spento per poi riavvolgere saldamente il mio esile, fragile e tremante corpicino in preda alla stanchezza in un fantastico e soffocante abbraccio amorevole, tanto disperato e viscerale, forte e incredibilmente morbido che esprimeva e infondeva simultaneamente da ogni nervo amore, rassicurazione profonda e un infinito e assoluto istinto di protettivo possesso indissolubile congiunto a pace familiare ritrovata, sancendo un sigillo che in quel preciso attimo avrebbe difeso disperatamente le due cose essenziali senza le quali la vita per lui d’ora in avanti non avrebbe posseduto valore o alcuno scopo esistenziale né di fronte all’avvenire e neppure per il suo amato ed agognato glorioso nome immacolato del patrimonio d’amore di sua maestà paterna sbocciata.
Il calore avvolgente e sicuro che il suo grande e muscoloso corpo trasmetteva e diffondeva piacevolmente prestandosi contro il mio fisico perennemente stanco, intimorito, tremante ed ormai infreddolito a causa della lunga ed insostenibile esposizione allo shock derivante dal tentato assassinio domestico di cui io e sua figlia eravamo scampati, risultava il tocco e balsamo divino definitivo, capace di sciogliere ed azzerare d’incanto quell’ultima rigida ma fragilissima, innaturale, stoica, psicologica difesa e muraglia emozionale esistenziale che, solo ed esclusivamente per il disperato, atavico e naturale istinto alla personale, selvaggia preservazione di me stessa per il bene primario di mia figlia, avevo mantenuto incredibilmente forzata e pateticamente intatta, pura, celata, e incrollabile nel corso di questi terribili e solitari, cinque interminabili, grigi, silenziosi e straordinariamente dolorosi tristi anni di bugie celate ad hoc imposti dal signor Sterling senza diritto di appello o ricorso in tribunale minorile.
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