La sua dura esclamazione imperativa pronunciata con forza in quel bunker non era affatto formulata in forma di cortese e garbata richiesta di un favore personale o per intercessione basata su pietà umana e amicizia con i piani alti, ma si presentava piuttosto come un chiaro, forte e insindacabile comando perentorio e secco che non avrebbe mai, in alcun modo e in nessuna circostanza immaginabile, ammesso nemmeno la più piccola, remota o minima esitazione procedurale da parte delle tremanti autorità di pubblica sicurezza della città.
“Ma stimato signor Cole, con tutto il dovuto e massimo rispetto per lei e per l’autorevolezza indiscussa della sua immensa e ricca famiglia in questa città, noi abbiamo attualmente in archivio delle prove documentali a suo carico che configurano pesanti, gravissime e circostanziate accuse penali di livello federale e statale…” tentò goffamente, con poca convinzione, di balbettare sommessamente il povero capitano confuso, annaspando disperatamente in cerca di aria per giustificarsi con l’unica scusa legale possibile.
Era chiaramente molto e profondamente a disagio per l’ingrata situazione in cui si trovava, costretto a dover in qualche modo e imbarazzantemente contraddire frontalmente e far arrabbiare senza speranza uno degli uomini indiscutibilmente più ricchi, più influenti dal punto di vista politico e più vendicativi dello stato federale.
L’elegante e scaltro avvocato penalista di grido della famiglia, mister Jonathan Hayes, sorrise di rimando in un modo spaventosamente glaciale, crudele e sarcastico nei confronti del burocrate in divisa esitante che osava ancora frapporre ostacoli.
Estrasse abilmente con un gesto fluido e plateale e sicuro di sé dal suo elegantissimo, costoso e scuro portadocumenti in vera e morbidissima pelle martellata artigianalmente una semplicissima e modernissima chiavetta USB di colore nero opaco.
Poi, la fece posare e strisciare teatralmente proprio al centro del tavolo grigio e opaco in freddo alluminio della nostra angusta stanza interrogatori facendole emettere un sordo ma inequivocabile e trionfante tintinnio metallico contro il piano del tavolo che risuonò come una campana a morto per i miei accusatori.
“Le false e ingannevoli prove documentali incriminanti vigliaccamente e precipitosamente fornite ai vostri incauti agenti stasera in loco da parte della mia ex futura signora Victoria Vance,” esordì Hayes, “sono state inconfutabilmente e grossolanamente falsificate, contraffatte e manipolate artificialmente da complici professionisti del falso al momento al vaglio delle nostre e delle vostre nuove indagini, e di conseguenza noi stessi abbiamo appena e regolarmente provveduto a depositare le nuove, schiaccianti e del tutto incontrovertibili prove legali e digitali di tale complessa contraffazione fraudolenta direttamente e senza passare da intermediari presso gli uffici penali del Procuratore Distrettuale Generale competente a questo caso specifico,” spiegò e demolì pacatamente, metodicamente ma con assoluta e spietata ferocia verbale Hayes.
“E se questo non fosse già di per sé abbastanza risolutivo e devastante per chiudere immediatamente e stracciare a pezzi le ridicole accuse mosse contro la qui ingiustamente imprigionata mia cliente, sappia che questa precisa e preziosa chiavetta USB informatica che vedete davanti ai vostri occhi increduli contiene in modo non alterabile l’integrale versione dei veri e completi filmati digitali di sicurezza in alta definizione registrati dal segreto circuito interno audiovisivo installato a scomparsa totale in varie zone nevralgiche all’interno delle prestigiose mura e sale della favolosa villa e magione principale dei Cole, luogo del fittizio misfatto,” continuò instancabilmente l’abile e famoso avvocato, con voce spietata, calcolatrice e penetrante verso gli agenti attoniti.
“Tali filmati cruciali e definitivi, che la stolta, incauta, arrogante e superba signorina Victoria Vance, nel suo gretto tentativo di inscenare un falso reato con dolo, credeva scioccamente e erroneamente di essere clamorosamente e furbamente riuscita a eludere, corrompere e cancellare per sempre dai registri logici centrali informatici aziendali spegnendo brutalmente la rete madre disattivando la console principale del sistema di allarme principale palese situato all’ingresso, sono qui disponibili.”
“Costei agendo in questo modo maldestro e tecnologicamente superato, tuttavia non considerava, o meglio, ignorava colpevolmente e nel modo più assoluto la provvidenziale e preesistente esistenza di un moderno, iper-avanzato, ridondante e indipendente server di backup esterno aziendale criptato pesantemente in remoto, il quale ha continuato fedelmente a operare silenziosamente in cloud e a memorizzare i fotogrammi a sua totale e perenne insaputa fin dal momento preciso in cui ha oltrepassato la soglia di casa con il suo bastone impugnato per fare volutamente del male,” spiegò ancora in maniera tecnica, trionfante, implacabile e assolutamente letale.
“E come ben sapete ora, i filmati incontestabili digitali contenuti all’interno mostrano inequivocabilmente, in alta definizione visiva e con prove audio incontrovertibili, la violenta, deliberata, calcolata e totalmente non provocata aggressione improvvisa consumata con evidente efferatezza mediante un contundente e mortale bastone di solido legno sportivo inflitta con inaudita crudeltà per meri e ignobili futili motivi ereditari e gelosie morbose da parte della signorina Victoria Vance direttamente ai gravissimi danni permanenti, fisici, morali, esistenziali della qui innocente e spaventata mia cliente in lacrime e, fatto ancora più tragico, grave, infamante e legalmente riprovevole, ai danni oggettivi e diretti della piccola bimba indifesa di quattro anni, una figlia amata, e minore esposta crudelmente a tale orrore palese.”
“Configurando tutto questo insieme probatorio e in modo incontrovertibile per qualsiasi giudice l’imputazione istantanea, senza condizionale e con aggravanti di efferatezza e di tentato omicidio plurimo premeditato con l’uso aggravato di arma impropria nei confronti di Victoria Vance medesima, attualmente vostra detenuta, che ha architettato il falso reato e ha cercato di eludere il sistema per trarre un indebito profitto personale dall’omicidio delle vere e legittime eredi di casa Cole.”
Il meraviglioso, liberatorio e assoluto silenzio pieno di aspettative di giustizia che calò repentinamente come una benefica ed enorme coperta calda protettiva e caldissima nell’angusta e soffocante stanza asettica, illuminandola di senso logico vitale in un solo istante miracoloso di purezza cristallina, fu totale, magico e denso di significato emozionante e insperato per la mia disperata e lacerata psiche.
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